AttualitàBasilicata

A.A.A. NUOVI PARERI CERCASI

L’ira di Cicala sulla scadenza di Commissioni e Ufficio di Presidenza sollevata dai legali della Regione


Il presidente in proroga pur di prendere tempo, in attesa che la crisi politica si risolva, chiede ai dirigenti maggiori chiarimenti


POTENZA. Si apre la partita di ping pong sulle responsabilità dopo il clamoroso caso dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e delle Commissioni scadute. Dopo la bomba innescata dal consigliere di Fratelli d’Italia Vincenzo Baldassarre, sulla comunicazione tanto al presidente in proroga del Consiglio Cicala e ai colleghi nelle Commissioni, fatta esplodere successivamente dal consigliere di Italia Viva Braia, che ha proceduto come presidente della Seconda Commissione a richiedere parare formale all’ufficio legislativo, il presidente “scaduto” del Consiglio prova a correre ai ripari.

Abbandonare ora il suo ruolo con il rischio di una bocciatura sulla riconferma considerato il clima politico che si respira in Regione (con la crisi di maggioranza in atto) sarebbe una sconfitta assicurata. Così Cicala, secondo voci di corridoio, dopo essersi infuriato con i dirigenti dell’Ufficio Legislativo della Regione che senza consultarlo avevano sollecitato di ripristinare quanto prima i nuovi organismi in quanto anche il termine di proroga dei 45 giorni era scaduto informando della cosa prima Braia ha provato in tutti i modi a rendere “nulle” quelle dichiarazioni.

Dopo che il presidente della Seconda Commissione Braia ha reso noto nella seduta di giovedì il parere dell’Ufficio legislativo nel provvedere a ricostituire gli organismi in tempi brevi «essendo l’Ufficio di Presidenza delle Commissioni scaduto il 6 dicembre 2021, termine che è stato abbondantemente superato » decidendo di conseguenza di procedere alle sole audizioni, non potendo espletare la funzione di approvazione, dallo stesso Ufficio Legislativo è giunta una nuova nota.

Il dirigente Viggiano ha infatti richiesto in forma ufficiale a Braia di procedere «facendo seguito al parere reso in via informale da questo Ufficio, a seguito di richiesta verbale della S.V. in data 3 febbraio, a formulare la richiesta di parere per iscritto specificando nel dettaglio l’oggetto del quesito al fine di consentire allo scrivente Ufficio di poter riformulare in maniera esaustiva il parere, anche in considerazione della rilevanza che lo stesso assume nell’ottica del corretto funzionamento dell’amministrazione». Un passo indietro degli Uffici? Allo studio un parere diverso?

La necessità di prendere ulteriormente tempo? Impossibile a dirsi per ora. Perchè nonostante il consigliere Braia, prendendo carta e penna, abbia richiesto in modo ufficiale: «il dettato statutario e del regolamento interno del Consiglio Regionale in merito alla durata in carica; se le Commissioni sono ancora abilitate ad istruire ed approvare atti senza alcun rischio circa la nullità degli stessi; se i Componenti dell’ufficio di Presidenza delle Commissioni e del Consiglio, rientrano nella fattispecie di cui all’art.3, comma 1, della Legge 15 giugno 1994, n.444» dall’Ufficio Legislativo non è giunta ancora risposta. Risulta strano immaginare come il parere di tale Ufficio possa discostarsi o variare del tutto, sia nei metodi che nelle indicazioni giuridiche, da quello già fornito giovedì considerato che la situazione non è mutata. Anzi. Quello che per ora resta certo è il precedente che si è venuto a creare con questa situazione.

Nella storia della Regione Basilicata non ci sarebbe nessuno in grado di ricordare uno stallo delle Commissioni e anche del Consiglio (considerato che la seduta di martedì è stata rinviata a data da destinarsi) legato ad una vicenda tecnica-regolamentare di questa portata. Eppure la soluzione sarebbe dietro l’angolo: uscire dell’impasse politico creato dal centrodestra con un rimpasto di Giunta e procedere all’elezione del nuovo Presidente del Consiglio. Ma purtroppo anche in questo caso il “valore di una poltrona” sembra superare quello del bene per i lucani.


 

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