Le Cronache Lucane

MORTI BIANCHE, L’IRA DEI SINDACATI

Lavoro, la maglia nera sulla sicurezza alla Basilicata fa scattare Cgil e Uil: «Regione convochi l’Osservatorio»


POTENZA. Una strage senza fine, spesso per un salario da fame. continua la lunga scia di morti sul lavoro, unʼonda lunga che questʼanno ha raggiunto il culmine, dopo un periodo di relativa calma dovuto al Covid e allo smart working. Il contatore ufficiale dice che i morti sul lavoro sono un po’ diminuiti nel 2021, ma la realtà è che sono aumentati e di molto. Nel 2021 più di 3 persone sono morte ogni giorno nell’esercizio della propria attività lavorativa.

Ben 1.221 gli incidenti con esito mortale nell’intero arco del 2021. Gli incidenti mortali nelle fabbriche, nei cantieri e nei campi sono quasi tornati ai livelli del 2019, ultimo anno in cui le attività produttive non hanno subito fermate imposte dall’emergenza. Nella sola giornata di ieri tre le vittime sul posto di lavoro. Un bilancio che rende necessario, visto anche il triste primato della Basilicata, con una maglia nerissima per la sicurezza sul lavoro (come dimostra il report pubbllicato ieri da queste colonne), un cambio di passo.

A lanciare l’allarme è Angelo Summa, segretario generale della Cgil Basilicata:«In poche ore in Italia sono morti tre lavoratori a causa di incidenti nei luoghi di lavoro. Siamo di fronte a una strage infinita che richiede interventi precisi e improrogabili». «Ne 2021 i morti sul lavoro sono stati 1221 – continua Summa – più di tre al giorno. Vite spezzate dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’ordinarietà, ovvero la sicurezza sui luoghi di lavoro.

E invece assistiamo tutti i giorni a un vero e proprio bollettino di guerra. Da nord a sud del Paese, bisogna potenziare il sistema dei controlli e combattere la precarietà. La salute e la sicurezza non possono essere considerate un costo dalle aziende ma un investimento. Chiediamo che venga introdotto un sistema di patente a punti e una legge che affronti il tema dell’appalto e del subappalto anche nel privato e non solo nel pubblico.

La formazione non può essere un modo per mascherare lo sfruttamento sul lavoro ma un diritto permanente, non solo mentre si studia». Il segretario della Cgil lucana torna a sollecitare un impegno concreto delle istituzioni, a partire da quelle locali: «Sono mesi che chiediamo di riattivare l’osservatorio regionale sugli infortuni e le malattie professionali dando così immediata attuazione alle disposizioni della legge regionale 27 del 18 dicembre 2007 – prosegue Summa -.

Una legge allora condivisa e fortemente voluta per conferire effettività al principio della tutela e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro attraverso una serie di azioni positive che si muovono sostanzialmente su due filoni: osservazione permanente del fenomeno degli infortuni sul lavoro e formazione diffusa delle conoscenze dei rischi e delle misure atte a prevenire le conseguenze dannose, capace di coinvolgere.

Gli strumenti legislativi ci sono da anni e necessitano solo di essere attuati. Non c’è altro tempo da perdere», conclude il segretario generale della Cgil lucana.


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