Le Cronache Lucane

CLAN RIVIEZZI, ANCORA ARRESTI

Ancora un duro colpo al clan pignolese caprggiato da Saverio Riviezzi. Un’operazione della Dda e della Squadra Mobile del capoluogo ha portato in carcere otto persone e ai domiciliari altre sette. Le quindici ordinanze sono state emesse dal Gip Reggio.
La Procura diretta da Francesco Curcio ha ritenuto il clan Riviezzi responsabile di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato a estorsione tentata e consumata con l’aggravate dall’agevolazione e del metodo mafioso, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale, false informazioni al P.M.
A finire in carcere Francesco Michele Riviezzi , Vito Riviezzi, Domenico Lamaina, Maurizio Pesce, Massimo Aldo Cassotta, Felice Balsamo, Franco Mancino e Francesco Faraone. Arresti domiciliari per Rocco Nolè , Triumbari Marco, Piegaiu Pierangelo, Romano Nicola, Moscarelli Giovambattista, Pasoiu Adrian e Fusco Pompilio.
Agli arresti odierni ha portato un’indagine scaturita da quella precedente che ad aprile scorso è sfociata nell’operazione Iceberg e che ha riguardato lo stesso sodalizio colpito in quel caso con diciassette arresti e il sequestro preventivo del bar del Tribunale
Le indagini hanno avuto una svolta anche grazie alla collaborazione di un pentito. Il clan non aveva bisogno di ricorrere a fatti eclatanti come esplosioni e estorsioni ma bastava solo garantire che ci si muoveva per conto del sodalizio. Le indagini svolte hanno permesso di accettare i fatti svolti in due anni, tra il 2020 e il 2021. Ancora una volta emerge la capacità del clan Riviezzi di collegarsi alla criminalità non solo regionale ma anche a quella delle regioni limitrofe, come dimostra la presenza di Felice
Balsamo operante nel Vallo di Diano.
Tra le vittime delle estorsioni, una concessionaria di auto operante a Tito e a Sala Consilina, un bar di Potenza, un marmista di Matera, un agriturismo a Tito e un imprenditore lucano della macellazione. Anche lui è stato posto ai domiciliari per aver reso false dichiarazioni ai magistrati.

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