Le Cronache Lucane

PRENDERE I VOTI UNA COSA, SAPER GOVERNARE UN’ALTRA

L’INTERVENTO DI NICOLA SAVINO*


Come spiegare quanto accade nei Comuni di Matera e Potenza e nella Regione, cioè la priorità assegnata alle “postazioni”, alla competizione furibonda per le “cariche”? Sia a Matera, dove c’è un sindaco del Movimento che raccolse la maggioranza sia in Regione ed a Potenza, dove la parola d’ordine del successo era stata il “rinnovamento”, c’è semplicemente un grande e permanente “casino”!

Non che prima le cose andassero molto meglio, ma forse la “forma” (che un tempo si attribuiva soltanto al Sud) sembra non solo essersi accentuata ma divenuta “impudica”: gli attori non se ne vergognano e la praticano come fosse la ragione stessa del far politica.

Sicché si sente di maggioranze sfrangiate in gruppi contrapposti (cosa non certo nuova), e sotto -la stessa etichetta -di duelli proclamati come prove di prestigio per una nomina minore collaterale, di rimpasti congelati ma ad un tempo ribollenti ( freddi e caldi ad un tempo). Intanto già si rischia di non utilizzare i fondi del Pnrr per incapacità operativa, secondo, la regola dimostrata da opere invecchiate prima d’essere completate; e per cui si ripetono ogni settimana le preoccupate sollecitazioni dei Sindacati.

Da dove scaturisce questo che potrebbe definirsi il“clima del sistema”? Per guarire il Mezzogiorno di quella che Gramsci definiva «grande disgregazione sociale» e Dorso un «coacervo di situazioni locali (spesso personali) tenute insieme dal trasformismo (aggiungerei opportunismo etc)», l’Avellinese sperava con la Rivoluzione meridionale (uscito quasi un secolo fa) in «una classe dirigente degna di talnome.. che conferisse allo Stato sostanza etica (di modo che) la resurrezione del Mezzogiorno fosse opera (anche) dei meridionali». Intendiamoci, l’etica di cui parlava non era quella presunta dagli Stati autoritari che tendono ad imporre un proprio credo, ma il primato dell’interesse pubblico come nei Paesi anglosassoni che si sono giovati della rivoluzione protestante.

Ed ecco il punto: alla base della personalità di chi si vuol occupare della Cosa Pubblica (come i Romani chiamavano le Istituzioni), necessita ci sia la convinzione di svolgere un compito di alto livello, e che dunque ella non consideri la politica «come roba da mestatori e che (invece) abbia un nucleo di principi attorno ai quali operare» (A.Mingardi-Corsera del 18/ 1 ).

Come si può infatti sacrificare se stessi per un “bene” non personale se non si è animati da una forte convinzione,se «non si ha un orizzonte, un’idea» direi una “ideologia”? Se la Politica è un processo essenzialmente etico, d’impegno per il bene pubblico, come si fa a praticarla se la si considera “roba da mestatori”? Eppure sono stati eletti molti che hanno chiesto ed ottenuto voti proprio sulla base di questa convinzione, sottolineata ossessivamente come uno slogan. E dunque il «problema non è il saper prendere i voti..ma quel che si fa un minuto dopo aver vinto le elezioni» (Ibidem).

Se non si ha una bussola, una stella polare che ci indichi il da farsi per il bene della Comunità, se non si ha un partito che aggreghi ed amalgami, preparando al compito non facile, forze sufficienti per attuare il progetto; se addirittura né si crede nello strumento partito né ci si oppone alla sua decadenza, come poi evitare che si degeneri nelle lotte cui si è costretti ad assistere?

Ovviamente, quest’interrogativo non riguarda soltanto la Destra e gli stessi del M5S (forse ancora non usciti dall’allucinazione anti-rappresentativa che li ha promossi!), ma tutti coloro che già prima hanno praticato l’imbroglio delle tessere false, e in più rifiutato il “metodo democratico” richiesto dalla Costituzione quale regola base della loro “libera associazione”; infine creato le condizioni dell’impopolarità dello strumento che assicurasse la partecipazione alla vita politica.

Di lì, l’operazione Mani pulite e lo tsunami populista che ha prosperato ribattezzandolo strumento partito o in Movimento o in Lega territoriale! Questa, ad esempio, «ha i suoi gruppi sociali di riferimento con i quali interagisce e cui presta ascolto (gl’imprenditori minori del Nord cui è riuscito a sottomettere le ambizioni personali di non pochi opportunisti del Sud); l’altro ha illuso con un giustizialismo ed un antiparlamentarismo che ora avvelenano la loro stessa esistenza!

Ma oltre questi interessi spiccioli,quale orizzonte» offrono entrambise non la tutela degl’ interessi categoriali e la virulenza illiberale del giustizialismo combinata con non lieve tendenza razzista ? Qual è la «idea del loro posto nel mondo ed in Italia» (ib)? Non è forse di questi giorni la dichiarazione di un Capitano che «per la sua gente promette sconti sulle bollette e non chiacchiere per il Capo dello Stato»?

Con una concezione utilitarista della Politica, correlata a quella ancora più deprimente sui partiti come “roba da mestatori”, come meravigliarsi che una vera classe dirigente non si sia formata, a tal punto forte, da realizzare la Rivoluzione meridionale? Certo che c’è stata una semina: da coloro che hannoridotto i partitia strumenti personali e dai settori che hanno sorretto Mani pulite! Di lì occorre partire per spiegare come le maggioranze attuali siano in « tutt’altre faccende affaccendate»!


*GIÀ SOTTOSEGRETARIO DI STATO

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