Le Cronache Lucane

IL CAMBIAMENTO? «NON REPENTINO, MA CI SARÀ»

Pepe resta fiducioso: «Voglio continuare a credere che si porterà a compimento quanto promesso»


L’INTERVISTA AL LEGHISTA CHE STRIGLIA GLI ALLEATI: «LO SPORT IN VOGA? VOLTA BANDIERA»


POTENZA. Ponderato e riflessivo, probabilmente come non lo abbiamo mai visto prima, Pasquale Pepe il deus ex machina della Lega in Basilicata in modo lucido fornisce la sua analisi sull’andamento politico. A renderlo meno impulsivo certamente anche la situazione che l’intero Paese sta vivendo sotto l’ondata della pandemia. Il senatore e sindaco della Lega fa comprendere bene che per superare le difficoltà serve aprire ad un dialogo sincero ma che porti a soluzioni, non ad altri attriti.

Certo bisogna uscire subito dall’angolo e dare risposte ai lucani, ma il senatore della Lega evita attacchi frontali nonostante in Consiglio regionale le crepe tra alleati si siano allargate e ribadisce l’invito a rimanere compatti. Pepe dribbla la domanda sul toto- nomi in Giunta ma è sciuro che serve «un buon “tagliando” si possa porre rimedio ». Ma non solo politica. Il sindaco di Tolve torna sui temi caldi di nucleare e Dia, con un passaggio sulla lotta alla pandemia.

Senatore Pepe, tra pochi giorni si voterà per il Presidente della Repubblica. Quale è la posizione della Lega?

«In premessa credo sia giusto ricordare l’intenso lavoro che da diversi giorni ormai svolge Matteo Salvini, il quale, con elevato senso di responsabilità e con uno spirito istituzionale fuori dal comune, sta cercando di parlare con tutti i leader politici al fine di provare a raggiungere una convergenza ampia, la più vasta possibile, su un nome di altissimo livello. D’altronde, per la stabilità e per la serenità del Paese, tanto più in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, è doveroso seguire la strada del buonsenso ed abbandonare quella dei vecchi giochini di palazzo dettati da veti e controveti, peggio ancora se di natura ideologica.

Risulta evidente, poi, che, dati i numeri dei grandi elettori, sia in Parlamento sia tra i delegati delle Regioni, l’identikit del futuro Presidente della Repubblica non può che essere quello di una donna o di un uomo di centrodestra. In queste ore la coalizione sta dialogando per mettere giù la strategia giusta che porti a scegliere il profilo migliore possibile per l’Italia e vedremo, come proprio ieri il nostro Segretario Federale ha avuto modo di ipotizzare come il più idoneo, se si confermerà quello di Silvio Berlusconi».

Se il centrodestra a livello nazionale sembra aver trovato una sua giusta dimensione, in Basilicata la situazione sembra opposta. Abbiamo assistito in questo ultimo periodo ad una Lega un po’ più indebolita in Basilicata, diverse le fuoriuscite. Come mai?

«Nessuno schieramento è immune da difficoltà, lungo tutto l’arco costituzionale. Tante sono fisiologiche, diverse, invece, sono causate dalla pandemia che, a quanto pare, oltre ad avere incidenza in ambito sanitario, economico e sociale, non ha risparmiato le dinamiche politiche.

E questo sia a livello nazionale sia a livello regionale. C’è da dire, poi, che il centrodestra, al netto della diaspora temporanea sul versante governativo, ha un equilibrio, una omogeneità ed una dimensione che, tutto sommato, lasciano ben sperare; e non mi pare di trovare eguali situazioni altrove, anzi. Quanto alla Lega, il mio parere, corroborato dai fatti, è di taglio esattamente opposto al suo: se ci atteniamo ai dati concreti e alla performance elettorali, e non può non essere così, emerge che la Lega di Basilicata esce rafforzata sia guardando al radicamento sul territorio, che cresce di giorno in giorno, sia dalle elezioni amministrative dello scorso autunno e dalle elezioni provinciali celebrate prima di Natale.

Sindaci uscenti confermati, diversi i nuovi, straordinari risultati su Melfi – dove per la prima volta eleggiamo un Consigliere comunale ed otteniamo un Assessore – e alle provinciali potentine, all’esito delle quali siamo risultati i secondi in assoluto, solo per citare alcune delle tante soddisfazioni di questo periodo. Ciò a riprova del fatto che non sempre i numeri che si hanno nel palazzo corrispondono ai numeri sul territorio.

 

Con buona pace dello “sport” più in voga negli ultimi tempi, ovvero quello del “volta bandiera”: meglio restare umili, coerenti e tenaci». Mi lasci però sottolineare senatore Pepe che l’unità nella coalizione di centrodestra che appoggia il presidente della Regione Basilicata sembra una chimera…

«L’unità è un valore importante, e non mi pare sia a rischio. Altra cosa sono le schermaglie che, di tanto in tanto, possono emergere. Tuttavia,credo che, con un buon “tagliando”, si possa porre un rimedio definitivo anche a questo. La stella polare deve essere nessere della Comunità, e per raggiungerlo è chiaro che le diatribe non aiutano, ma servono fatica, cura dei particolari, strategia ed entusiasmo.

E, poi, mettere al centro dell’azione politica i temi più cari alle Lucane e ai Lucani, le idee migliori e la progettualità più incisiva. Insomma, spostare l’asse sulle questioni che contano è il miglior toccasana. Per ultimo, mi lasci aggiungere, non perché sia consolatoria per me, ma soltanto quale rilevante dato di cronaca, che non mi pare che il “campo largo” PD/M5S goda di ottima salute in Basilicata, basti considerare quel che è avvenuto in occasione dell’elezione dei grandi elettori di Basilicata e le dichiarazioni al vetriolo che ne sono seguite. Per non parlare delle guerre intestine al Pd, emerse solo in parte durante la celebrazione dell’ultimo congresso regionale».

Il cambiamento annunciato dal governatore lucano Bardi non sembra mai essere partito. Crede che questa classe dirigente fosse pronta a governante la Basilicata? Potrà un rimasto di Giunta sostenere un cambio di passo?

«Qualcuno, diversi anni fa, aveva promesso la rivoluzione, e poi sappiamo tutti come è andata a finire. Voglio continuare a credere – e ne ho tutti i motivi – che il cambiamento, meno repentino nella sua realizzazione, arriverà comunque a compimento, come promesso. Le condizioni per dare alla gente le risposte che attende ci sono tutte, e sarebbe un modo per rinsaldare il rapporto di fiducia con la classe politica.Il rimpasto può servire solo se non si riduce a un gioco a dama: le donne e gli uomini giusti ci sono, e con l’esperienza maturata, nei vari ambiti, in uno all’entusiasmo ed alla passione, si possono immaginare ambiziosi orizzonti.

La Basilicata come il resto del Paese dovrà presto affrontare la sfida del Pnrr. Siamo pronti?

«Dobbiamo esserlo, sul Pnrr non c’è appello: o si fa bene o si fa bene. Poi saranno i fatti e la storia a giudicare. È in ballo il futuro del nostro Paese, tra l’altro con risorse che, in gran parte, sono in prestito e che, quindi, dovranno essere restituite dai nostri figli. Bisogna schierare in campo le energie migliori e in Basilicata ne conosco parecchie. Insomma, le “sciabole” facciano le “sciabole” e i “foderi” facciano i “foderi”, una vecchia regola per ottime riuscite».

In questo ultimo anno è ritornata la paura del nucleare in Basilicata. La sua posizione ha fatto discutere. Ci spieghi meglio.

«Su questo tema siamo i più europeisti, a quanto pare. È di poche ore fa la conferma della Von der Leyen, secondo cui il nucleare e il gas sono necessari per la transizione energetica. È evidente che chi dice il contrario è fuori dal mondo. Sono dei ponti indispensabili fino a quando le energie rinnovabili (eolico, solare ed idroelettrico) non saranno autosufficienti (se lo saranno) e in grado di tutelarci dai blackout.

Non credo che la mia posizione abbia fatto discutere, ritengo piuttosto che qualcuno abbia preso fischi per fiaschi ed abbia provato a strumentalizzare, restando con il cerino in mano. Intanto ribadisco, anche qui, il mio “no” forte, chiaro ed irremovibile al deposito unico delle scorie nucleari in Basilicata. E questo è un aspetto: abbiamo dato e stiamo dando alla Nazione attraverso i pozzi petroliferi, e non solo, per cui è lecito pensare, quando questo sarà naturalmente finito, che la Basilicata possa mettere a valore le sue vocazioni naturali, a cominciare da quella agricola e turistica.

Ciò detto, noi siamo per la ricerca sul nucleare di ultima generazione, pulito e sicuro: andiamo avanti, senza preconcetti sterili e preclusioni ideologiche. Ma con la consapevolezza che la tutela dell’ambiente e della salute con lo sviluppo possono andare a braccetto. Gli obiettivi sono due: a breve termine, avviare nel modo giusto la transizione energetica, che va fatta con gradualità e razionalità, altrimenti rischiamo che il Paese si fermi, e l’altro a più lungo termine,vale a dire la decarbonizzazione al 2050 con emissioni zero. Intanto annotiamo che la Germania dei “verdi”con carbone e rinnovabili inquina molto, molto di più della “cattiva” Francia che utilizza il nucleare ».

Senatore Pepe lei è anche vicepresidente della Commissione antimafia. Il deputato del Pd De Filippo ha annunciato che presto verrà aperta la sezione Dia anche in Basilicata come più volte sollecitato…

«Vito De Filippo si è limitato a fare il “banditore”, altri hanno lavorato. La svolta, è sotto gli occhi di tutti, c’è stata dopo l’audizione del Procuratore Curcio in Commissione antimafia, audizione chiesta, voluta, sollecitata ed ottenuta da me in qualità di Vice Presidente: lì si è rotto l’incantesimo, allorquando siamo riusciti ad avere l’impegno unanime di tutte le forze politiche a favore dell’approdo della Dia in Basilicata. Per questo sono molto fiduciosi».

Lei oltre ad essere senatore è anche sindaco di Tolve. In queste settimane come tutti gli altri amministratori si è trovato a fronteggiare numerosi casi per via della quarta ondata. Come state procedendo in tal senso?

Dopo quasi due anni di pandemia, stiamo lavorando con più esperienza e maggiore serenità, anche grazie alla consapevolezza ed al senso di responsabilità dei Cittadini. Noi che stiamo sul territorio adesso abbiamo bisogno di due attenzioni in particolare: non cadere nelle pastoie del burocratese e avere assoluta chiarezza dal mondo sanitario. Si dica con chiarezza sempre ciò con cui abbiamo a che fare e lo si affronti per quello che realmente è. Altrimenti si rischia di “imballare” il Paese inutilmente, a cominciare dalle attività imprenditoriali.

Da senatore e poi da amministratore, crede che la pandemia sia stata gestita al meglio?

«Con l’archiviazione dell’epoca Arcuri e con l’avvento del Generale Figliuolo è cambiato il mondo, e se oggi, nonostante le difficoltà, l’Italia va avanti e l’emergenza sanitaria è contenuta lo dobbiamo solo e soltanto a questo cambio di passo. Che si è visto, a cascata, su tutti i territori».


Maria Fedota

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