Le Cronache Lucane

QUELL’EPOPEA (DIMENTICATA) DEI LAURIOTI NEL CUORE DEL BRASILE

L’approfondimento: “Il filo rosso che intrecci a la storia della città brasiliana Santos Du mont al cognome lucano dei Pittella”


DI CARMINE CASSINO


LAURIA. Nel corso della tornata elettorale dello scorso ottobre, Gianni Pittella è stato eletto nuovo sindaco di Lauria. Non è il primo a ricoprire la carica di primo cittadino con questo cognome, essendo stato preceduto venti anni fa dal fratello Marcello.

Negli stessi giorni in cui il nuovo sindaco si insediava, a migliaia di chilometri di distanza, in Brasile, un’autrice di chiare origini italiane, guarda caso con lo stesso cognome dei summenzionati, Fernanda Pittella, dava alle stampe un volume dal titolo Contos da Cidade de Santos Dumont (Scortecci Editora, São Paulo). Scorrendo le pagine di questa antologia a più voci dedicata alla città natale della curatrice, Santos Dumont, nello stato di Minas Gerais, ci si rende conto di come quel noto cognome compaia ripetutamente nella storia seppur recente di questo luogo ameno.

È il neppur tanto sottile filo rosso su cui far correre il primo di tutta una serie di intrecci che legano la località brasiliana che ha dato i natali a Fernanda con quella lucana in cui sono nati Gianni e Marcello. Santos Dumont è una cittadina di cinquantamila abitanti che sorge nella cosiddetta “zona da Mata”, a metà strada tra Belo Horizonte e Rio de Janeiro. Deve il suo nome all’essere patria di uno dei pionieri dell’aviazione mondiale, Alberto Santos-Dumont, che lì vi nacque nel 1873, quando ancora si chiamava Palmira. La trama a cui si faceva riferimento poc’anzi porterà l’aviatore brasiliano a incrociare nel corso della sua esistenza un ingegnere lauriota, Nicola Santo, che con lui collaborò proficuamente. È proprio in quella zona del Brasile che, tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, si concentrano molte famiglie provenienti da Lauria.

Non solo a Santos Dumont, ma anche nelle realtà urbane più prossime. Sono realtà di provincia, dove i laurioti riescono a mantenere legami più stretti di quanto sarebbe stato possibile nelle grandi metropoli sudamericane. È un’emigrazione realizzata in più tappe: la forte presenza che si può registrare a metà degli anni Cinquanta è frutto di più flussi, determinatisi a partire dal terzo quarto del XIX secolo, fino a giungere a ridosso della Seconda Guerra mondiale, quando ha luogo quello più consistente, di matrice interna (cioè emigrati laurioti giunti in Brasile precedentemente).

Le prime testimonianze della presenza di nostri concittadini risalgono agli anni Ottanta dell’800, quando questo insediamento era ancora un villaggio (arraial de João Gomes), anche se in grande crescita, tanto che da lì a poco avrebbe ottenuto lo statuto di municipio, passando così a chiamarsi Palmira (dal 1890). La sviluppo del nucleo abitativo era dovuto a due ragioni: la costruzione della ferrovia che avrebbe collegato Rio a Belo Horizonte, e l’installazione della prima industria casearia di tutta l’America latina. Queste due imprese cominciarono ad attirare immigrati, soprattutto europei, molto numerosi a quei tempi grazie agli accordi migratori tra il Brasile e i paesi di origine.

Tra essi numerosi laurioti, come attestano i cognomi individuabili in quel periodo. L’ascesa sociale di costoro fu così rapida che, ci ricorda lo storico Oswaldo Castello Branco, tra quella «excelente e fecunda corrente de imigração », si distinsero particolarmente «os Albanese, os Pittella, os Pansardi, os Scaldaferri… e outros mais que se prolongaram no tempo e se projetaram em diversas atividades com uma tenacidade admirável» (Uma cidade à beira do caminho novo, Ed. Vozes, Petrópolis, 1988, p. 292).

Ma avrebbe potuto citare anche i Palmieri, i Cosentino, i Polcaro. Gruppi familiari che furono determinanti nello sviluppo della città, a tal punto che nel 1919, in occasione della visita dell’ambasciatore italiano in Brasile (perché si reca a Santos Dumont? Evidentemente perché è ivi residente un’attiva comunità di connazionali), il conte Alessandro de Bosdari, sono in prima linea nel riceverlo con tutti gli onori. Scrive Castello Branco: «A comisão organizadora do evento era composta dos italianos Carlo Pittella, Nicola Cosentino, Raffaele Molinari e Domenico Gerardo Sarubbi». È fin troppo facile ipotizzare che l’affidamento ai laurioti dell’organizzazione dell’evento e della stessa ricezione della più importante istituzione italiana in terra brasiliana fosse dovuto al fatto che, a quei tempi,costituivano il gruppo di immigrati più influente e numeroso, «os súditos italianos que aqui residiam e que tanto ajudaram a construir a cidade».


 

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