Le Cronache Lucane

IL CANTO DEL CUCULO, SI SENTE E NON SI VEDE

Lisandro: “Senza la fatica di allevare la prole, i Cuculi adulti verso giugno/luglio migrano in Africa”


Ogni anno, dopo il gelido inverno, con i loro gorgheggi all’arrivo della primavera il mondo dei volatili canta l’inno alla vita.

Dei tanti canti che ascoltiamo, quello più facilmente identificabile è il verso udibile anche da molto lontano, che tutti riconoscono essere il Cuculo ma che pochi sono riusciti a vedere dal vivo, infatti è un uccello che, per il suo essere timoroso e diffidente vive in solitaria per cui nell’udire il suo verso, sappiamo che c’è ma non vede.

Ecco che a mostrarcelo ci pensa il documentarista e naturalista lucano Carmine Lisandro:

“Il Cuculo è un passeriforme più piccolo di un colombo, compresa la coda arriva a circa 33 centimetri di lunghezza, l’apertura alare è sui 60 cm mentre il peso è di circa 125 gr.

Il dimorfismo sessuale tra il maschio e la femmina non è molto evidente in quanto il maschio ha una colorazione grigia sulla parte dorsale, su capo e collo, mentre le parti inferiori sono bianco crema con barre brunastre.

La femmina può avere due colorazioni una simile a quella del maschio e l’altra chiamata “forma rossa” tendente al rossiccio.

È il Cuculo maschio che, all’inizio della primavera, tornato dall’Africa, dal mattino fino a notte, canta nel periodo della riproduzione sia per richiamare l’attenzione della femmina che per allertare eventuali contendenti di stare alla larga.

In questo periodo il maschio del Cuculo è solito frequentare ogni tipo di habitat: dai boschi non troppo chiusi ai prati collinari, comunque sempre su alti posatoi da cui poter scrutare meglio la presenza di femmine a cui fa una corte insistente o mira i rivali che scaccia prontamente.

La sua alimentazione è composta di insetti quali ragni, molluschi, cavallette, mantidi e bruchi ed in modo quasi esclusivo dei bruchi della Processionaria del pino, cosi chiamati perché nei loro spostamenti si muovono uno dietro l’altro. Bruchi che, oltre a causare nei casi più gravi la morte della pianta di pino, è anche pericoloso per l’uomo: con il contatto dei peli urticanti può causare gravi irritazioni agli occhi o alla pelle.

Il Cuculo, dopo l’accoppiamento, essendo una specie parassita e non facendo un nido, depone circa 20 uova dal colore quasi identico in nidi di altre specie tra i quali: l’Averla capirossa, il Merlo, il Codirosso spazzacamino, il Pettirosso, il Saltimpalo, lo Scricciolo, Lo Stiaccino, la Tordela e altri… con la particolarità che il suo uovo si schiuderà prima degli altri che il nato butterà fuori, restando così il solo ad essere nutrito dai genitori adottivi.

Senza la fatica di dover allevare la prole i Cuculi adulti, verso giugno/luglio, tornano in Africa mentre i giovani, quando verso settembre saranno diventati autosufficienti, migreranno da soli riuscendo a fare il percorso giusto per i luoghi più caldi”.

Le Cronache Lucane
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