Le Cronache Lucane

QUANDO COLOBRARO ERA UN PAESE INNOMINABILE

Lettere lucane

Nei giorni scorsi un uomo di 35 anni di Colobraro è scomparso. Ma ho appena appreso che è stato ritrovato – in Puglia, in stato confusionale. Sono felice della buona notizia. Ma mentre penso a questo ragazzo, mi ricordo di un reportage che feci a Colobraro per “L’Unità” nel 2007. Erano anni, quelli, in cui dire Colobraro significava ancora pronunciare un nome indicibile – ora le cose sono finalmente cambiate, e certe stupide superstizioni hanno sempre meno presa. Ma ricordo che all’epoca, allorquando decisi di trascorrere un’intera giornata in questo paesino, furono in molti, anche tra gli amici, a dissuadermi dal farlo, adducendo motivazioni irrazionali. Ricordo un paese desolato, ferito a morte da dicerie e superstizioni che ne avevano fiaccato l’identità e la dignità. E ricordo che a farmi da Cicerone nel paese fu un maestro, – si chiamava Rocco Mango –, che mi raccontò tanti fatti di Colobraro. Era un maestro in pensione, e purtroppo non stava bene in salute – qualche tempo dopo qualcuno, ma non ricordo chi, mi fece sapere della sua scomparsa. Quel giorno Rocco Mango mi spiegò l’origine dell’oscura superstizione che aveva reso Colobraro un paese innominabile, e io rimasi davvero sconcertato, perché quella superstizione mi parve il segno di una pericolosa e per certi versi crudele fragilità culturale. Ricordo anche che quel giorno un altro uomo mi disse – un po’ per scherzo – che per saltare la fila negli uffici di Matera si metteva a gridare che era di Colobraro, e tanto bastava per terrorizzare tutti. In verità mi disse pure che durante i posti di blocco bastava dire di essere di Colobraro per non essere controllati. Non ci sono più tornato a Colobraro, ma mi piacerebbe tanto ritornare a fargli visita. Da ciò che leggo mi pare che le cose vadano molto meglio. E io sono felice che giorno dopo giorno si stia voltando questa pagina vergognosa della storia lucana.

diconsoli@lecronache.info

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