Le Cronache Lucane

CONOSCIAMO POCO E MALE I FIUMI DELLA BASILICATA

Lettere lucane

Apprendo dell’esondazione del fiume Sinni in seguito alle abbondanti precipitazioni dei giorni scorsi – ma non solo per questo motivo – in zona Torre, nel comune di Latronico. La notizia mi colpisce fino a un certo punto, perché i nostri fiumi sono spesso trascurati, e necessiterebbero di una manutenzione più puntuale e capillare. Ma non è di questo che voglio parlare. Bensì del fatto che la Basilicata – che è considerata terra di mare, di montagna e di collina – non viene quasi mai definita, dalle narrazioni dominanti, terra di fiumi. Io stesso, che penso di conoscere bene la mia terra, conosco assai poco la storia e la vita dei nostri fiumi, i più importanti dei quali sono il Basento, l’Ofanto, il Bradano, l’Agri, il Sinni e il Cavone. Oggi i fiumi non hanno la stessa importanza che avevano in passato, ma mi chiedo come pretendiamo di capire il passato, la geografia, l’economia e la storia infrastrutturale della Basilicata senza conoscere questi nostri fiumi, che scorrono nell’indifferenza generale (l’unico scrittore lucano che ha dimestichezza con queste cose è Raffaele Nigro, che ha scritto ben due libri con nomi di fiumi lucani nel titolo: “I fuochi del Basento” e “Ombre sull’Ofanto”). I nostri fiumi sono statati sbarrati, deviati, inquinati, prosciugati, e poca curiosità sortiscono in chi racconta la nostra Regione. Ma sono convinto che si tratti di un errore, non soltanto perché lo sviluppo interno della Basilicata – demografico ed economico – è stato determinato anche dai fiumi, ma perché sono convinto che intorno ai fiumi si potrebbe costruire molto, non soltanto narrazioni suggestive, ma anche progettualità moderne e originali. È un peccato conoscerli poco, occuparsene male, non inserirli nel circuito del nostro racconto quotidiano. Personalmente sarei felicissimo di saperne di più, e di capire meglio quanto siano importanti per la nostra Regione.

diconsoli@lecronache.info

 

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