Le Cronache Lucane

UN’ORA E MEZZA DAL GIP, IL SINDACALISTA DELLA LUNA RISPONDE E NEGA I FAVORI AL CLAN DI STEFANUTTI E MARTORANO

Ascoltati altri quattro ai domiciliari. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Federico Saccone e Francesco Riviezzi. Lorys Calabrone ha invece dato la sua versione


Interrogatorio di garanzia davanti al Gip Lucio Setola per Rocco Della Luna (in foto), il sindacalista della Uil Tucs arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta ‘Lucania Felix’ che poco più di una settimana fa ha portato magistratura e forze dell’ordine a decapitare il clan potentino capeggiato da Renato Martorano e Dorino Stefanutti.

Nell’indagine il sindacalista rientra come elemento associativo esterno che- secondo gli inquirenti- avvalendosi del suo ruolo di segretario regionale del comparto commercio turismo e servizi, «avrebbe procurato ingiusti vantaggi agli affiliati al clan ed avrebbe assicurato la gestione delle maestranze e delle vertenze sindacali» della società “Kuadrasrl” di Napoli, titolare degli appalti per le pulizie e per la mensa dell’Ospedale “San Carlo” di Potenza.

Per gli inquirenti, Della Luna avrebbe offerto al duo Martorano-Stefanutti «un contributo decisivo nella realizzazione di un clima di vero e proprio assoggettamento dei dipendenti che si rivelava strettamente funzionale all’economia del sodalizio». Secondo quanto riportato nell’ordinanza, Della Luna avrebbe agito in raccordo con Giovanni Tancredi che era dipendente della Kuadra.

I due stando a quanto avrebbe dichiarato Natale Stefanutti, figlio pentito del boss- avrebbero in una circostanza portato del denaro al domicilio del mafioso per ringraziarlo di un’azione punitiva nei confronti di un dipendente della stessa ditta partenopea che avrebbe osato prendere a schiaffi il sindacalista.

Dalle indagini sarebbero emerse anche elargizioni periodiche di denaro in favore del clan da parte della Kuadra pari a circa sessantamila euro all’anno che per la Dda del Procuratore Curcio avrebbero rappresentato non una logica estorsiva ma uno schema di ordine sinallagmatico nell’ambito del quale il clan garantivaalla società una serie di benefit e di gestioni controllate delle maestranze attraverso un’efficace sponda sindacale offerta proprio da Della Luna e con il contributo determinante di Tancredi.

Il sindacalista ha risposto al Gip proprio in ordine a tali sequenziali accuse, ritenendosi completamente estraneo ai fatti contestati e fornendo la sua versione dei fatti non asseverando la ricostruzione degli inquirenti. In un’ora e mezza Della Luna ha ribadito che non c’era alcun sistema di apparentamento tra il suo ruolo sindacale e la malavita potentina ma che conosce da tempo Stefanutti con cui però non ha mai intessuto alcun rapporto economico o di altro genere e che il presunto boss potentino mai avrebbe fatto richiesta al sindacalista per favorire assunzioni presso la Kuadra. Della Luna avrebbe rifertio al Gip di una «Conoscenza datata ma mai fatto nessun favore alla mafia». Dunque nessun interesse comune tra i due a cui si potrebbe solo contestare l’aver preso qualche volta casualmente un caffè insieme.

Cosa che per una città piccola come Potenza non è inusuale anche se le persone prendono poi strade diverse. Sostanzialmente Della Luna ha contestato in toto, nel suo interrogatorio, l’ipotesi della Procura per cui sia lui che Tancredi, assieme allo stesso Stefanutti, avrebbero realizzato un vero e proprio “sistema criminoso” che garantiva alla Kuadra di essere esente da rimostranze e contestazioni dei dipendenti. Per di più, risulterebbe invece che proprio Della Luna avrebbe sostenuto in più occasioni, le vertenze che tramite il suo sindacato sarebbero state intentate proprio contro la società partenopea.

Questo sarebbe anche il motivo per cui lo stesso sindacalista sarebbe apparso sconcertato nel non aver avuto alcun sostegno dalla Uil Tucs che lo ha sospeso nella stessa data in cui è scattata l’operazione senza dare alcun segnale di fiducia nei suoi confronti oltre che nella magistratura. Nella giornata di ieri sono stati interrogati, ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, anche Federico Saccone e Francesco Michele Riviezzi. Ha invece risposto al Gip, dichiarando anche lui estraneo a tutti i fatti contestati Lorys Calabrone chestando alle sue dichiarazioni- nulla avrebbe a che fare con lo spaccio di droga in città.


 

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