Le Cronache Lucane

PAPA FRANCESCO RIENTRA IN VATICANO DOPO VIAGGIO APOSTOLICO

I governi hanno una situazione difficile da gestire, ma comunque non possiamo perdere la nostra umanità e chiudere gli occhi. Bisogna vedere come insieme possiamo gestire questa situazione e comunque vedremo anche quale sarà l’eco della presenza e della parola del Papa dopo questa visita a Lesbo

Il Papa si congeda dalla Grecia, in volo verso Roma

Alle 10.58 Francesco è decollato dall’aeroporto internazionale di Atene. Dopo un breve incontro con il Ministro degli Affari Esteri greco, il saluto alle Delegazioni e poi l’imbarco a bordo del volo con A320neo/Aegean con cui farà rientro a Roma per poi trasferirsi in Vaticano

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Il Pontefice lascia la terra ellenica dove ha fatto tappa per il suo 35° viaggio apostolico a Cipro e in Grecia. Il trasferimento da Atene all’aeroporto di Roma Ciampino durerà poco più di due ore a aprtire dalle 10.58 ora del decollo. Subito dopo la partenza Francesco ha fatto pervenire alla Presidente della Repubblica Ellenica, Katerina Sakellaropoulou, un messaggio di preghiera e di benedizione sulla nazione  ma anche di”profonda gratitudine” per la ospitalità ricevuta nel corso della sua permanenza. Durante il volo è prevista la consueta conferenza stampa con i giornalisti a bordo che hanno seguito la visita papale. Il tappeto rosso, l’entusiasmo del popolo greco, con il ricordo dei volti stupefatti e rallegrati degli immigrati che colorano una società composita di umanità ferita ma che ha ricevuto il conforto della comunità ecclesiale universale.

L’incontro con i giovani presso la Scuola San Dionigi delle Suore Orsoline di Atene ha suggellato un viaggio che ha voluto dare impulso alle nuove generazioni alle prese con un futuro segnato da incertezze e paure.

La speranza e lo slancio espressi nelle parole del Papa sono l’eredità umana e spirituale del Successore di Pietro che ha toccato le piaghe dei popoli cipriota e greco così come di tutti coloro che si imbarcano in quelle che ha definito le “moderne odissee”, le migrazioni alla ricerca di un futuro di felicità e di vita dignitosa negato in Paesi in guerra e dove l’esodo sembra essere l’unica via di salvezza.

Nel quadro di un viaggio contraddistinto dal dialogo ecumenico così cruciale in queste terre, si compone un ulteriore tassello di un magistero che vuole costruire ponti e abbracciare popoli in uno stile di evangelica fraternità.

Ultimo aggiornamento ore 11.52

La visita del Papa ad Atene, Kontidis: aprirà la Grecia al mondo
Un forte impulso al dialogo ecumenico; un appello ai cattolici a ritrovare la fede e a sentirsi parte della Chiesa universale; un richiamo ai governi a non perdere l’umanità di fronte alla tragedia delle migrazioni. È questo, secondo l’arcivescovo cattolico di Atene, un primo bilancio possibile della visita di Francesco in Grecia

Francesca Sabatinelli – Atene

Si chiude questa mattina con la partenza del Papa da Atene il 35.mo Viaggio apostolico. Dopo la visita del presidente del Parlamento presso la Nunziatura apostolica alle 8.15 ora locale , le 7.15 in Italia, Francesco si trasferisce alla Scuola di San Dionigi tenuta dalle suore Orsoline a Maroussi, per l’incontro con i giovani a cui rivolgerà un discorso. Al termine, il trasferimento in aeroporto per il congedo e la partenza per Roma dove il Pontefice arriverà , secondo il programma, alle 12.35.

Dunque a poche ore dalla fine di questo Viaggio si cercano già i semi che può aver lasciato nei fedeli cattolici greci, così come si cerca di delineare la portata della spinta che gli incontri e i dialoghi con gli ortodossi, primo fra tutti quelli tra Francesco e Ieronymos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, possono aver dato al dialogo ecumenico.Sin dall’annuncio di questo viaggio, la visita di Francesco in Grecia era stata vista come un passo importante verso il mondo ortodosso. Di questo è pienamente convinto l’arcivescovo di Atene e amministratore apostolico ad nutum Sanctae Sedis di Rodi, monsignor Theodoros Kontidis:

Ascolta l’intervista con monsignor Theodoros Kontidis


Monsignor Kontidis, che bilancio fa di questa visita di Francesco in Grecia?

Secondo me è importante l’interesse del mondo politico e del governo che ha aiutato e sostenuto tutto questo viaggio. È una apertura della società greca al di fuori del contesto greco. Tradizionalmente, la Grecia è un Paese molto omogeneo, la tendenza a rimanere chiusi è una tentazione molto forte e dunque la Chiesa cattolica, anche se piccola, qui costituisce una finestra sul mondo esteriore. Tutti i greci hanno una idea del Papa, ma non capiscono bene cosa significhi per un cattolico e cosa sia la realtà del Papa, perché la vedono tramite la storia greca e la storia dell’ortodossia. Questo significa che la presenza del Papa qui, tutto ciò che accade, le sue parole, e così via, aiutano a cambiare l’immagine del mondo al di fuori di noi greci. Quindi, la presenza del Papa in Grecia ha un significato sociale e culturale per questo Paese e anche religioso. E questo è ovvio per la Chiesa cattolica locale, perché è una ragione di unità, è un appello a rinnovare e a riprendere la nostra fede e a sentirci dunque parte della Chiesa cattolica universale. Allo stesso tempo è anche l’occasione per tutti questi cattolici che si sono allontanati dalla Chiesa di ripensare la questione della fede. Spero che possa essere un rinnovamento della fede, una cosa essenziale. Allo stesso tempo, è un passo verso la Chiesa ortodossa. Questo rapporto con gli ortodossi bisogna rinnovarlo, mai stancarsi delle difficoltà! È molto importante perché l’unità della Chiesa è un nostro dovere. Con gli ortodossi condividiamo la stessa fede, gli stessi sacramenti, la stessa tradizione, l’insegnamento dei santi, dei concili, è così importante che noi non possiamo restare indifferenti, è troppo importante per la presenza e la parola dei cristiani nel mondo e nella cultura contemporanee. Dunque, bisogna fare di tutto, riprendere la questione dell’unità e fare dei passi verso l’intesa, senza scoraggiarsi per le difficoltà che si incontrano.

Quando 20 anni fa Giovanni Paolo II venne ad Atene, i rapporti tra ortodossi e cattolici erano in un momento molto difficile. Papa Wojtyla, con la sua presenza e le sue parole, aiutò la distensione. Cosa si aspetta lei dopo questa visita di Francesco che, a sua volta, ha chiesto perdono agli ortodossi per le azioni dei cattolici?

Prima di tutto è importante vedere come cambia l’idea dei greci ortodossi sulla funzione del Papa. Quando 20 anni fa Papa Giovanni Paolo è arrivato in Grecia, c’era una tensione enorme nella società e le reazioni erano violente. Questo adesso non c’è, il clima è molto più calmo e più realista, dunque si può vedere che l’idea che i greci hanno del Papa e della sua funzione, così come della storia del papato, è cambiata. Ora è tutto più calmo e più positivo. Insomma, c’è una evoluzione e questo è il risultato di una migliore, e reciproca, conoscenza dell’altro.

Il Papa a Lesbo come 5 anni fa. Anche oggi, Francesco ha chiesto di fermare quello che ha definito il naufragio dell’umanità e ha mandato un chiaro messaggio all’Europa e al mondo a non girarsi dall’altra parte di fronte alle tragedie dei migranti… 

Il messaggio del Papa è di non pensare che possiamo lasciare questo problema agli uomini politici di domani, è oggi che dobbiamo occuparci di questo. È una realtà sulla quale non si possono chiudere gli occhi, perché sta lì davanti a noi e, anche se guardiamo dall’altra parte, gli eventi vanno avanti. Non possiamo far finta che niente succede, che le cose vanno sempre così, che noi possiamo continuare la nostra vita, come se niente fosse. Il Papa ha la sensibilità di riprendere questa situazione e richiamare di nuovo l’attenzione dell’opinione mondiale su questo problema.
I governi hanno una situazione difficile da gestire, ma comunque non possiamo perdere la nostra umanità e chiudere gli occhi. Bisogna vedere come insieme possiamo gestire questa situazione e comunque vedremo anche quale sarà l’eco della presenza e della parola del Papa dopo questa visita a Lesbo.

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