Le Cronache Lucane

CASO CESTE BUONINCONTI: VOCE ALLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

Infine, tengo a chiarire che è troppo debole e non è pertanto esatto sostenere che io sarei “ancora profondamente convinta dell’innocenza di Buoninconti”, così come è stato scritto di recente su La Provincia Pavese, la cosa è molto più netta: “Buoninconti è innocente de facto e la sua innocenza è agli atti”

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criminologa URSULA FRANCO

CASO CESTE BUONINCONTI: VOCE ALLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

Criminologa Ursula Franco: “Buoninconti è innocente de facto e la sua innocenza è agli atti”

È andata in onda sabato sera sulla Nove la replica di un documentario sul caso Ceste Buoninconti con interviste all’allora Procuratore della Repubblica di Asti Giorgio Vitari che affidò il caso alla pm Laura Deodato, agli avvocati di parte civile Carlo Tabbia e Deborah Abate Zaro, all’avvocato difensore di Michele Buoninconti, Giuseppe Marazzita, alla sua consulente, la criminologa Ursula Franco, ai medici legali consulenti della procura Romanazzi e Gugliozza e alla famosissima psicologa televisiva Bruzzone.

Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Dottoressa Franco, che può dirci sui depistaggi attribuiti a Buoninconti dall’ex procuratore?

La sera stessa della scomparsa della Ceste Michele Buoninconti ha organizzato un gruppo di ricerca proprio nella zona in cui furono ritrovati i resti di Elena ed è stato accusato di averlo fatto solo per evitare che vi tornassero i soccorritori.
Innanzitutto, se lui avesse ucciso ed occultato il cadavere della moglie dove sono stati ritrovati i suoi resti, non avrebbe certo scelto di invitare parenti ed amici a cercare Elena in quella zona per evitare di correre degli inutili rischi. E poi, le ricerche di quella sera non servirono ad evitare altre ricerche in quel luogo, pochi giorni dopo infatti, il 29 gennaio, i soccorritori tornarono in quella zona ed arrivati al grosso cespuglio al margine del Rio Mersa fecero retromarcia e di certo non per colpa del povero Buoninconti che non si trovava con loro durante quelle ricerche.

Stralcio della consulenza dello psichiatra della procura di Asti, dottor Pirfo
Dottoressa Franco, perché afferma che questo caso avrebbe dovuto chiudersi nel momento in cui vennero ritrovati i resti di Elena senza abiti?

Perché quel ritrovamento dava ragione allo psichiatra della procura che aveva diagnosticato alla Ceste un disturbo psicotico attraverso l’autopsia psicologica e a Michele Buoninconti che aveva raccontato di aver raccolto gli abiti di sua moglie in cortile.

Ma purtroppo i carabinieri della stazione di Costigliole, poiché ignoravano che il denudamento fosse una tra le anomalie del comportamento che possono manifestarsi nei soggetti psicotici (DSM- 5), una volta trovati i resti della Ceste privi di abiti, invece di attribuire il giusto valore a quel ritrovamento, hanno ritenuto che fosse la prova di un omicidio e così il marito della Ceste si è trovato a dover rispondere di un omicidio mai avvenuto.

Stralcio della consulenza dello psichiatra della procura di Asti, dottor Pirfo
Perché la procura avrebbe dovuto credere a Michele?

Perché sia dalle chat della Ceste che dai racconti dei suoi confidenti e familiari emerge senza ombra di dubbio che, già in autunno, la Ceste era tormentata da alcuni pensieri ossessivi persecutori che ricalcano tematicamente il delirio persecutorio manifestatosi alla fine di gennaio e poi perché Michele non poteva essersi inventato nel dettaglio la crisi psicotica di sua moglie. Buoninconti raccontò che la notte prima della scomparsa, la Ceste si era picchiata sulla testa tanto da farsi arrossare la fronte.
Il picchiarsi sulla testa è una reazione di comune osservazione nei soggetti affetti dalle allucinazioni uditive, ma, non essendo un esperto, Michele Buoninconti non poteva saperlo. Michele lo raccontò perché Elena mise in atto quel comportamento. Proprio questo dettaglio prova che Buoninconti disse la verità su quella notte.

Ci spiega meglio la telefonata di Elena alla sorella di cui ha parlato nel docufilm?

Il giorno dopo la scomparsa di Elena, il 25 gennaio 2014, la sorella di Elena Daniela Ceste ha riferito agli inquirenti di aver parlato con Elena la mattina del 23 e che la stessa le aveva detto “di avere problemi alla testa, tant’è che io chiedevo se si trattasse di mal di testa od altro e lei non riusciva a spiegarsi. Sembrava volesse dire qualcosa ma non riusciva ad esprimersi bene”

Quei “problemi alla testa”, di cui si lamentò Elena e che non sapeva spiegarsi, erano i prodromi della crisi psicotica che la colpì la notte tra il 23 e il 24 gennaio. Nel momento in cui un delirio nasce o riprende, se svanito, lo psicotico sperimenta uno stato pre-delirante detto “wahnstimmung” durante il quale capisce che sta accadendo qualcosa ma non riesce a metterne a fuoco i dettagli.

Perché la procura non ha tenuto in considerazione il contenuto di questa telefonata?

Perché non era funzionale alla ricostruzione omicidiaria. Il fatto che la procura abbia ignorato le testimonianze iniziali gli ha impedito di chiudere il caso secondo la verità dei fatti. Non ci vuole infatti un esperto di psicologia della testimonianza per capire che le uniche dichiarazioni di cui la procura avrebbe dovuto servirsi sono quelle rilasciate nelle fasi iniziali delle indagini perché con il passare dei mesi il pensiero dei familiari, degli amici e dei testimoni è stato forgiato dal processo mediatico.

Dottoressa, perché gli psicotici si nascondono?

I comportamenti dei soggetti psicotici sono una conseguenza delle loro idee deliranti, si nascondono per sfuggire ai loro immaginari persecutori.

Dottoressa ci commenti questo stralcio della richiesta di misura cautelare in carcere: “l’interesse era stato quello di sviare le ricerche dal luogo ove aveva occultato (…) basta osservare che dalla privata abitazione di Buoninconti dal piano rialzato si vede distintamente il sito in questione”

Una roba da mani nei capelli. Che cosa avrebbe potuto fare Michele per impedire che qualcuno ritrovasse i resti della Ceste?
Nulla, tanto che sono stati ritrovati senza che Buoninconti lo impedisse.
Resta una delle illogiche ipotesi della procura che mai ha trovato conferme nei fatti.

È vero che una crisi matrimoniale avrebbe preceduto la scomparsa della Ceste e che Buoninconti, ben prima della notte del 23/24 gennaio 2014, fosse a conoscenza dei tradimenti di sua moglie?

L’idea della crisi matrimoniale che avrebbe preceduto la scomparsa di Elena non è agli atti, è un’infondata inferenza della procura di Asti nata da alcune intercettazioni tra due soggetti che speculavano ed è infondato anche sostenere che Michele fosse venuto a conoscenza dei tradimenti della moglie prima della notte del 23/24 gennaio 2014, tra l’altro, quella notte Michele non credette al racconto di Elena perché riconobbe che la stessa non era in sé.

Criminologa Dott.ssa URSULA FRANCO
Qual è il vero tallone d’Achille di questo caso?

Incrociando i tabulati telefonici e le testimonianze dei vicini si può facilmente escludere che Michele potesse trovarsi al Rio Mersa intorno alle 9.00. Il vicino di Buoninconti, Aldo Rava, il 6 febbraio 2014, un’epoca in cui non erano ancora noti agli inquirenti i tabulati telefonici relativi al caso, riferì agli inquirenti: “verso le 9.05 circa sentivo suonare il campanello di casa con insistenza e sentivo anche suonare il mio telefono di casa”.
È chiaro che Rava riferì un orario approssimativo “verso le 9.05 circa”, un orario che però venne in seguito smentito dai tabulati che indicano che la telefonata alla quale si riferì il teste giunse a casa sua alle 8.57.28, un dato scientifico, confermato anche dalla teste Marilena Ceste che disse di aver visto Buoninconti davanti a casa sua intorno alle 9.00.
È evidente quindi che, se Buoninconti alle 9.00 si trovava davanti a casa Rava, non poteva essere dove l’ha collocato l’accusa attraverso la consulenza del geometra Giuseppe Dezzani, ovvero prossimo al luogo del ritrovamento dei resti della Ceste. Va da sé che se Michele non ha occultato il corpo di Elena, nessun omicidio è stato commesso.

URSULA FRANCO
Un’ultima domanda: delle tracce di terra presenti sugli abiti di Elena Ceste che può dirci?

La consulenza della procura sulle particelle di terra è priva di valore scientifico, il dottor Pavan ha analizzato non 2000 particelle, come vuole la regola, ma solo 6/7, e le sue conclusioni sono sganciate dalle mere risultanze. Lo zolfo ed il fosforo, a detta del dottor Pavan, erano presenti sulle tracce di terreno dei pantaloni e dei collant e su tutti i campioni dei terreni del Rio Mersa, compreso quello del ritrovamento, in piccole ma significative percentuali, e tale dato, a suo avviso, permetteva di concludere per una compatibilità con questi terreni e di escluderla per l’unico terreno in cui non erano presenti contemporaneamente gli elementi fosforo e zolfo, ovvero il terreno dell’abitazione di Michele Buoninconti eppure dalle sue tabelle si evince che il fosforo su quel campione del Rio Mersa era assente, come fattogli notare dalla geologa consulente della difesa che durante l’udienza ha contestato al chimico una disparità percentuale per quanto riguardava il contenuto di zolfo tra il terreno degli abiti e quello del Rio Mersa, il campione sul collant aveva un contenuto medio di zolfo di 20 volte maggiore al campione di terreno del Rio Mersa mentre nel fango prelevato nella zona del rinvenimento del cadavere il fosforo, come abbiamo già visto, era uguale a zero. Il terreno presente sui pantaloni e sui collant aveva inoltre percentuali diverse per quanto riguarda il carbonio, il sodio, il silicio, il calcio, il titanio ed il ferro, dal fango prelevato nella zona di rinvenimento del cadavere.

Percentuali diverse degli stessi componenti caratterizzano terreni diversi, quindi non si può parlare di compatibilità tra il terreno del Rio Mersa e quello ritrovato sugli abiti della Ceste.

In ogni caso, quand’anche Pavan avesse potuto affermare con certezza scientifica che la terra sugli abiti della Ceste è compatibile con quella del Rio Mersa, le tracce di terra non sono databili e, proprio perché micro tracce, avrebbero potuto trovarsi sugli abiti della Ceste da giorni. Sui pantaloni della Ceste sono state rilevate tracce di varia natura, una prova del fatto che erano stati indossati nei giorni precedenti.

Dottoressa URSULA FRANCO

Vuole aggiungere qualcosa?

L’errore commesso ad Asti non solo ha condotto alla condanna di un innocente per un omicidio mai avvenuto e alla distruzione di una famiglia già colpita da un grave lutto ma ha lasciato passare il messaggio che, nel terzo millennio, una malattia psichiatrica sia uno stigma di cui vergognarsi.
Il denudamento e la morte accidentale durante una crisi psicotica è l’unica ipotesi che si possa prendere in considerazione quando ad un soggetto è stata diagnosticata la psicosi, sul suo cadavere non vengono rinvenuti segni di una morte violenta e quando i RIS escludono che un cadavere sia stato trasportato sulle auto di famiglia.
Elena Ceste si denudò e raggiunse il Rio Mersa volontariamente e morì a causa delle basse temperature. Solo questa ricostruzione dei fatti spiega l’assenza di segni di una morte violenta sui suoi resti, l’assenza di segni di una colluttazione sul corpo Michele Buoninconti, l’assenza di segni del trasporto di un cadavere sulle auto di famiglia, l’incapacità da parte della procura di ricostruire i fatti in modo logico.
Piaccia o no al sistema e ai miei detrattori: Elena non è stata uccisa. Il suo denudamento è la riprova della crisi psicotica che la condusse a nascondersi ai suoi fantomatici persecutori in un tunnel del Rio Mersa dove trovò la morte dopo essersi addormentata perché stremata dal delirio.

Stralcio della consulenza dello psichiatra della procura di Asti, dottor Pirfo


Infine, tengo a chiarire che è troppo debole e non è pertanto esatto sostenere che io sarei “ancora profondamente convinta dell’innocenza di Buoninconti”, così come è stato scritto di recente su La Provincia Pavese, la cosa è molto più netta: “Buoninconti è innocente de facto e la sua innocenza è agli atti”

Stralcio della consulenza dello psichiatra della procura di Asti, dottor Pirfo

Aggiungo che, per arrivare alle mie conclusioni, posto che l’errore commesso dalla procura e dai giudici dei 3 gradi di giudizio è grossolano, basta il buon senso.

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