Le Cronache Lucane

QUANTO È DIFFICILE EDUCARE E FORMARE I GIOVANI

Lettere lucane

Sto ascoltando in televisione i primi commenti sul rapporto annuale del Censis. Un dato che mi ha colpito – e spero di averlo sentito bene – è che l’81% dei giovani italiani non ritiene “utile” la formazione che riceve. Confesso un profondo disagio sul tema, perché davvero ho la sensazione di una frattura profonda tra i giovani e noi più adulti. Tutto ciò che sinora ha dato senso – se così si può dire – alle nostre vite, ora sembra inutile, obsoleto, ridicolo. Cosa, dunque, dobbiamo insegnare ai giovani? E cosa significa educarli? E come farlo, visto che ci guardano come reperti archeologici o, ancora peggio, come gli avvelenatori della loro vita? Ogni volta che parlo coi miei figli, coi loro amici o coi loro coetanei in qualche scuola, io sento di provenire da un mondo troppo distante. Però poi mi ricordo che i giovani vivono nel mondo che abbiano costruito e immaginato noi adulti, e allora mi chiedo dove abbiamo sbagliato, visto che un youtuber vale più di Platone e un tiktoker più di Tolstoj. Tutto cambia, certo. Ma essere un educatore, oggi, è un mestiere difficile. Perché se parliamo ai giovani di Dio ci dicono che siamo noi i primi a non crederci più, se gli parliamo di tradizione ci dicono che siamo noi i primi ad averla tradita, se gli parliamo di comunità ci ricordano il nostro individualismo e se gli parliamo di cultura, allora ci rispondono che la nostra cultura non serve più a niente, perché il mondo lì fuori è un’altra cosa. Ieri sera, nella piazza di Rotonda, il mio caro amico Raffaele – avevamo parlato dei nostri tanti affanni – a un certo punto mi ha detto: “E’ tutto troppo difficile. Sai certe volte come mi rilasso? Chiudo gli occhi e mi ricordo di quando da bambino andavo a pascolare le vacche”. La verità è che la strada l’abbiamo smarrita anzitutto noi adulti; e ora ci disperiamo perché la vediamo rispecchiata nel disordine abulico dei nostri figli.

diconsoli@lecronache.info

 

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