Le Cronache Lucane

LE LIBERTÀ DIMENTICATE IN REGIONE

Piano strategico, sulla questione demografica idee medievali: donne fattrici, non madri


DI LUCIA SERINO


È scritto non una sola volta. Segno che le parole restituiscono una convinzione, una posizione culturale. La questione demografica della Basilicata è il problema dei problemi e il quadro strategico regionale bene fa a dare ad essa, nella visione programmatica, la necessaria priorità. E’ però sconvolgente il riferimento che viene fatto alle classe giovanili in età feconda come categoria privilegiata da aiutare ai fini della riduzione del tasso di denatalità.In un solo colpo vengono bruciati anni di faticoso avanzamento sul piano della parità, delle libertà, della costruzione di una società integrata e plurale con la presenza ormai ineludibiledi famiglie di immigrati che potrebbero aiutare ad allargare la base sociale delle nostre comunità.

La Regione Basilicata cerca neonati, e li vuole possibilmente figli naturali di coppie lucane. C’è già da essere grati agli autori del piano strategico per non aver scritto “le donne” in età feconda e aver allargato la platea della questione alle coppie. C’è in realtà un’ipocrisia nascosta in questa audace assimilazione tra il corpo sociale e il corpo fisico. Non giriamoci attorno, è un concetto medico e sociale tristemente pieno di sensopassato, ricorda il discorso dell’Ascensione di Mussolini, quando il Duce lanciò la sua battaglia demografica per incoraggiare matrimoni, nascite, famiglie numerose con la tassa sul celibato e il matrimonio tardivo.

Cos’è la fecondità se non il contrario della sterilità? Cos’è l’aiuto alle coppie in età fertile se non il dissolvimento tra sfera pubblica e privata per via programmatica con una corsia preferenziale di misure incentivanti (quanto legittima da un punto di vista Costituzionale?) a chi si sbriga a fare figli dimenticando che si può decidere altro o può capitarti altro, di non poterne avere di figli, per esempio, o di volerli adottare per scelta o necessità, e di arrivarci quasi sempre dopo un cammino che è lungo, afflittivo, dispendioso da un punto di vista economico e psicologico.

Qual è poi esattamente l’età fertile per una coppia? Perché c’è differenza, no?, tra la fertilità di un uomo e quella di una donna. Quindi, stringendo il ragionamento, l’ipocrisia di fondo viene a galla nascosta dal pudore lessicale. Si parla di coppia ma è alle donne che si pensa. E poiché poi alla programmazione devono seguire scelte legislative, per essere coerenti con gli annunci, ci aspettiamo che l’attuazione di questa parte del piano strategico dovrà andare fino in fondo e stabilire parentesi anagrafiche di fertilità, distinguendo i generi, magari con qualche consulente medico.

Inaccettabile. Inaccettabile che un tema così complesso come la questione demografica e le misure per l’occupazione femminile passinoattraverso il riconoscimento di una priorità alla donna-fattrice, non la donna madre, la donna fattrice che deve dare il contributo al ripopolamento dei borghi. Era il 2008, per combattere lo spopolamento di cinque paesi della Basilicata Vincenzo Mancusi, segretario regionale del Msi, propose un’operazione ancora più ignobile, ma espressione della stessa cultura. Mi auguro che questo passaggio del documento strategico regionale sia chiarito al più presto. E’umiliante, invasivo, culturalmente inaccettabile. La Basilicata merita altro


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