Le Cronache Lucane

PERCHÉ TUTTI VOGLIONO ANDARE VIA DALLA BASILICATA?

Lettere lucane

Secondo una proiezione Istat – ma la storia è piena di imprevisti – la popolazione lucana, nel 2066, conterà 399.164 abitanti – attualmente i residenti sono 570.157. A reggere demograficamente, secondo questa proiezione, saranno soltanto le aree urbane di Potenza e Matera e quelle del Vulture-Melfese e del Metapontino. Sarà un disastro, invece, per i piccoli comuni e per le cosiddette “aree interne”. È molto probabile che io nel 2066 non ci sarò più – perché avrei 90 anni; e, se anche dovessi arrivarci, è assai probabile che sarò indifferente a simili problematiche. Oggi, invece, il tema mi interessa molto, e mi fa interrogare sul perché dalla nostra Regione – nonostante tutti si dica che sia bellissima, e che sia abitata da gente straordinaria – si fugga così in massa senza ripensamenti e senza “ritorni”. Certo, nel mondo è in atto una crescente concentrazione della popolazione nei centri urbani, ed è sin dal Medioevo che si dice – mi pare che il detto nacque in Germania – che “l’aria della città rende liberi”. Ma è evidente che c’è qualcosa che non funziona. E quello che non funziona, a mio avviso, non è soltanto il problema lavorativo ed economico – pur centrale – bensì un profondo malessere che anno dopo anno spegne sempre di più la nostra terra. Parliamoci chiaro: in Basilicata è sempre più difficile condividere idee e progetti, fare le cose, confrontarsi con una opinione civile attiva e dinamica, avere occasioni di crescita umana e professionale, sentirsi motivati, avere stimoli, sentirsi vivi. Insomma, la Basilicata – che è casa mia, ed è la terra della mia vita – è obiettivamente un luogo dove ci si spegne facilmente, a meno che non si sia molto in equilibrio con se stessi e si abbia un’interiorità risolta e, in qualche modo, quieta e un po’ buddista. Cosa fare? Non lo so. Ma indagare il problema senza scorciatoie autoassolutorie è già un passo in avanti.

diconsoli@lecronache.info

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