Le Cronache Lucane

NON CE L’HA FATTA ERMINIO: 4 VITE RINASCERANNO CON I SUOI ORGANI

Il 44enne di Paterno generoso in vita e in morte


Non ce l’ha fatta Erminio Fortunato, il 44enne di Paterno finito in stato di coma a causa di un arresto cardiaco provocato da una malattia congenita. In seguito alla morte cerebrale la famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi che è stato eseguito presso l’ospedale San Carlo di Potenza. Fegato, reni e cornee di Erminio daranno una nuova vita ad altre persone, sono stati già individuati pazienti compatibili a Parma, Milano e Mestre. La disperazione, spesso, inaridisce e acceca, ma, a volte, può spalancare le porte dell’umanità.

È il caso di Erminio, dei suoi cari e della loro storia. «Un cuore che si ferma per quasi un’ora, fa un giro in Paradiso e ritorna per non fermarsi più, quasi beffardamente, quando tutto il resto invece resta materia inerme e silente per 20 lunghi giorni. Poi, l’ultima crociera. L’estremo viaggio dell’eterno peregrinare di Erminio, 44 anni, figlio di Paterno, figlio del mondo.Si dice spesso, quasi sempre, che fede e ragione non vadano a braccetto, che religione e scienza arrivino ad essere due rette parallele costrette a non incontrarsi e intersecarsi mai. Per Erminio non è stato così: hanno dato simile, categorico verdetto. Non sono bastate le alchimie mediche, non sono servite le veglie di preghiera di familiari, amici e di una comunità intera avvolta da grigia mestizia.

Già, una comunità intera. Perché questo era, è e sarà sempre Erminio: senso di comunità. Guascone, coinvolgente, frizzante, di una simpatia inebriante. Un sognatore visionario al servizio della collettività. In questi casi il silenzio potrebbe bastare. Anzi, il silenzio e le lacrime. Non per lui, non per Erminio, non per il suo essere intenso e generoso. Non avrebbe potuto non lasciar traccia nel ‘persempre’: generoso in vita, generoso in morte. La donazione degli organi, il miracolo della vita che si rinnova altrove, il senso della continuità, la liturgia dell’esistenza, la taumaturgia dell’essere.

Gesti che osano perforare il velo truce della morte. Chi sa colpire, scuotere, chi porta rumore, nella sua accezione positiva, nella vita degli altri, oltre che nella propria, non può andar via in silenzio. L’espianto dei suoi organi fa rumore, tanto rumore. Parla! Parla e ci consegna la narrazione di una vita vissuta all’insegna di un sorriso che sa di missione e di eredità. Tra gli esseri umani e il cielo c’è di mezzo la vita, la fragile vita fatta di un tempo spesso molesto. Struggente però è il tempo che fugge soltanto per chi non fa della vita una sacravocazione di bellezza.

Quanta bellezza nella vita di Erminio, nel suo ultimo atto e nel coraggio dei familiari, sua proiezione d’amore. Un atto che disegna orizzonti di rinascita e di umanità. Adesso il congedo: cala il sipario, il pubblico in piedi ad applaudire l’immaginario e simbolico inchino di un grande Uomo» È questo il ricordo emozionato delle persone che più hanno amato Erminio: la sua famiglia e i suoi amici..


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