Le Cronache Lucane

DORA LAGRECA SAREBBE CADUTA DI SPALLE POTREBBE COMPLICARSI L’IPOTESI SUICIDIO

Le indagini proseguono senza sosta. Ieri a Montesano sulla Marcellana l’ultimo addio della comunità in lacrime

Novità sulla morte di Dora Lagreca. Secondo indiscrezioni la donna è caduta e la posizione del ritrovamento potrebbe essere poco compatibile con quella di un suicidio
Nell’urto avrebbe perso gli auricolari che indossava sin da piccola per via della sua ipoacusia.
Il particolare della caduta da tergo sarebbe compatibile con la tipologia di lesioni riportate dalla vittima. Intanto ieri nel paese di origine della trentenne, la comunità si è stretta attorno alla famiglia per l’ultimo saluto a Dora.

I FUNERALI:UN’OMELIA STRAZIANTE
«Dio ha teso la mano a Dora che poteva e doveva stare ancora sulla terra per compiere la sua missione di pace e di amore. Il Signore l’ha voluta al suo fianco». Questo l’incipit delle parole pronunciate dal Parroco della Chiesa di Santa Maria di Loreto, Don Fernando Barra durante l’omelia per il funerale di Dora Lagreca, morta nella notte tra l’8 e il 9 ottobre in circostanze an-cora tutte da chiarire. «Dora era una Madonna » – dice nell’omelia il prete campano e rivolgendosi alla mamma la esorta a «non piangere perché lei oggi è nella grazia del Signore».
Una chiesa gremita è stata scossa dalla profonda omelia concelebrata assieme a Don Donato Varuzza ed in cui, quasi a lanciare un messaggio tra le righe che avvalora come a Montesano nessuno creda alla tesi del suicidio, Don Fernando ha ribadito come «Dora era amore e auto-determinazione. Ed è l’autodeterminazione che gli uomini non perdonano al-le donne».
Nella frazione Arenabianca di Montesano sulla Marcellana, lo sgomento è tanto, il silenzio incombe e lascia senza fiato: la comunità, incredula per quella tragica fine, chiede solo che alla verità si arrivi quanto prima. La bara bianca in cui riposa Dora, ricoperta di rose rosse è stata accolta nel più struggente silenzio mentre un applauso impetuoso ne ha accompagnato l’uscita dalla chiesa ed a cui ha fatto da cornice il lancio di palloncini bianchi volati in al-to come a raggiungere l’anima della giovane donna violata da un gesto estremamente drammatico.

LA TESTIMONIANZA: «ANTONIO CAPASSO NON HAAVUTO UNA VITA SEMPLICE MA NON HA GRILLI PER LA TESTA»

Mentre a Montesano sulla Marcellana si svolgevano i funerali di Dora, a Potenza è rimasto chiuso in casa Antonio Capasso, indagato per istigazione al suicidio.
Luci ed ombre su questo giovane potentino che sui social- come spesso fan tutti- appare egocentrico, scrive post che potrebbe-ro dare l’impressione di trovarci di fronte ad un ragazzo di provincia con qualche grillo per la testa, mette in mostra il suo fisico scolpito ed i suoi tatuaggi quasi fossero un simbolo di attrazione femminile. Ed invece, a sentire chi lo conosce sin da bambino, chi da sempre frequenta il suo ambito familiare, Antonio Capasso è un ragazzo come tanti, tranquillo, amante certo dei tatuaggi ma non per questo da definire nel peggiore dei modi. Un ragazzo che ha sofferto: un’evidente e grave sordità lo costringe, così come la sua compagna, ad utilizzare l’apparecchio acustico per sentire ciò che gli accade intorno. «Legge bene il labiale Antonio ed è ben integrato tra i suoi coetanei. Frequenta anche il centro Salesiani al Don Bosco e non farebbe mai del male a nessuno» – afferma con una punta di orgoglio, mista a rabbia per l’accaduto, una persona molto vicina ai Capasso. «Determinato, negli anni si è impegnato molto per superare il suo problema di udito ed ha per questo molto rispetto per chiunque. Se solo lo si potesse guardare negli occhi, si capirebbe subito che persona abbiamo difronte». Le frasi sono chiare, non lasciano dubbi e spazzano via ipotesi pretestuose che, anche sui social, lo condannano ancor prima di essere colpevole. «Antonio è un ragazzo di una dolcezza infinita ed in questo momento sta soffrendo davvero tanto. La vita con lui non è stata leggera» – ci dice un altro interlocutore – «ma fortunatamente la società non lo ha abbandonato: è nelle categorie protette quindi al momento in attesa di chiamata lavorativa. Ha avuto un’esperienza come Oss e se lavori in quel settore non puoi essere una persona malvagia, torbida, poco seria altrimenti vieni tagliato subito fuori». Un’esperienza quella di Oss nel periodo pieno dell’emergenza Covid-19, intrapresa sull’onda del lavoro della mamma Lina a cui Antonio è molto legato. Cosa può essere accaduto quella maledetta notte adesso lo può dire solo lui mentre il nostro confidente si abbandona ad un’ipotesi: «se stavano li-tigando può darsi che lui le abbia tolto per un attimo lo sguardo di dosso e forse non si è neanche accorto, o si è accorto tardi, di ciò che stava accadendo». Sulla sua pagina social alcuni messaggi sono triste ed inconsapevole presagio di ciò che sarebbe accaduto. Un post colpisce in particolare ed è una vignetta in cui è ritratto un personaggio cartoon che bacia la foto sulla tomba della moglie ed una frase sotto a spiegarne il significato: «Date valore a tutto, ogni persona, ogni cosa. Non pensate che per averle ora le avrete per tutta la vita. Ciò che arriva se ne va anche».

LE ANALOGIE CON IL CASO SESTINA ARCURI

La vicenda di Dora Lagreca e Antonio Capasso ricalca un copione pressapoco identico che è stato recitato nella tragica vicenda della morte di Maria Sestina Arcuri, morta a febbraio di due anni e mezzo fa dopo una caduta dalle scale nella villetta di Ronciglione a seguito di un litigio con il fidanzato Andrea Landolfi. Anche loro avevano trascorso la serata in un locale. Il susseguirsi degli eventi è molto simile: mentre di Dora e Antonio viene immortalato un bacio, di Sestina e Andrea viene invece ripreso da una telecamera della videosorveglianza un litigio avvenuto per strada poche ore prima della morte. Determinante è stata l’autopsia sul cadavere della donna calabrese che ha dato risposte a quello che era un interrogativo pesante: fatale incidente o omicidio? Anche tra di loro una serie interminabile di litigi e battibecchi dovuti a presunte gelosie ed in cui il fidanzato è stato fatto passare prima dalla gogna dell’opinione pubblica ed etichettato come il “mostro”. D’altronde, quando accadono queste vicende tragiche, il presunto colpevole è sempre “lui”: come nel caso potentino, in cui la piazza di Facebook ha già decretato che la colpa sia sua, complici i messaggi audio fatti ascoltare pubblicamente ed in cui Dora lamentava atteggiamenti violenti e parole pesanti nei suoi confronti da parte del compagno. Nel caso di Dora e Antonio, invece, ciò che non deve trovare spazio è proprio il processo “prius tempore”, quello fatto sui social o nella comunità. Come non deve trovare spazio la mistificazione della realtà, lasciando che le indagini proseguano il loro corso e che si arrivi presto alla verità quella vera, quella giuridica e soprattutto quella morale.

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