Le Cronache Lucane

SICHELGAITA, L’ULTIMA LONGOBARDA

La principessa di Salerno, moglie del Guiscardo, fu donna colta e guerriera

Donna colta e guerriera allo stesso tempo, imponente, simile a Pallade Atena nell’incitare i soldati a pugnare” così la descrisse la storica Anna Comnena, figlia dell’Imperatore bizantino Alessio I. Parliamo dell’ultima principessa longabarda, Sichelgaita nata nel 1036 e terza  figlia di Guaimario IV di Salerno e di Gemma da Teano, Sichelgaita , come ci racconta lo storico Vito Telesca di StoriaMeridiana, trascorse tutta la sua giovinezza nella propria città natale. Cresciuta tra le mura del Palatinum e con la rigida educazione della monache del monastero femminile di San Giorgio, ebbe la sfortuna di assistere inerme, all’età di sedici anni, dall’alto della torre del castello, all’uccisione di suo padre, vittima di una congiura ad opera dei nemici di corte e spalleggiati dagli amalfitani. Il tragico evento si rivelò decisivo per la formazione del carattere della giovane principessa che da quel momento, oltre alle cultura umanistica e scientifica (si affacciava con successo alla scienza medica) sentì la necessità di comprendere meglio il mondo delle armi e dell’autodifesa. Salerno e il futuro dei longobardi era fortemente in pericolo e da quel momento esclusivamente nelle mani di Sichelgaita e dei suoi fratelli. Ma non solo. I congiuranti vennero sconfitti solo grazie all’intervento dei normanni, gli unici in quel momento in grado di aiutare il principato di Salerno a non soccombere.

Cresciuta sotto l’influenza culturale di pezzi da novanta per l’epoca, come Desiderio di Montecassino, Alfano I e l’abate Pietro della Santissima Trinità di Cava dei Tirreni, Sichelgaita ebbe  modo di studiare anche il greco, i classici e soprattutto accrescere la passione per la medicina, suo vero interesse  che l’accompagnerà per sempre.

Al matrimonio invece ci pensò, eccome, quando i normanni minacciarono la città. A capo della delegazione c’era Roberto il Guiscardo, definito “terror mundi”, che sposò nel 1058, non sappiamo se per opportunità, per sopravvivenza, per amore o per politica costrizione. All’epoca il Guiscardo aveva vent’anni più della moglie e per l’occasione sciolse il suo matrimonio precedente con la normanna Alberada di Buonalbergo (madre del primo figlio Boemondo) accampando come alibi l’improvvisa sopraggiunta consanguineità dell’unione.

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