Le Cronache Lucane

MAI PIÙ FASCISMI

SOLIDARIETÀ UNANIME DELLE SIGLE SINDACALI E DELLA SOCIETÀ CIVILE ALLA CGIL

lo OFFESA ALLA COSTITUZIONE 

🟥 #SIAMOTUTTICGIL. ORE 10 PRESIDIO DAVANTI LA SEDE

Dopo gli attacchi di ieri alla democrazia e a tutto il mondo del lavoro, oggi alle ore 10 presidio antifascista davanti la Cgil, la casa delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutte le nostre sedi rimarranno aperte.

Nessuno pensi di far tornare il nostro Paese al ventennio fascista

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“L’assalto alla sede della Cgil nazionale è un atto di squadrismo fascista. Un attacco alla democrazia e a tutto il mondo del lavoro che intendiamo respingere. Nessuno pensi di far tornare il nostro Paese al ventennio fascista”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

I FATTI

Dagli assalti del Ventennio alle bombe: tutte le volte in cui i fascisti hanno attaccato la Cgil senza piegarla mai
ILARIA ROMEO    10/10/2021 – 07:37

Gli incendi, i saccheggi, le violenze delle camicie nere e i sindacalisti che sacrificarono la vita per la libertà di tutti, poi gli anni del dopoguerra e le bombe, nere pure quelle, contro la casa dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, baluardo della democrazia nei tempi bui della nostra storia

Al “biennio rosso” (1919-20) segue in Italia il “biennio nero” (1921-22), segnato dall’attacco violento che i fascisti scatenano contro il movimento operaio e le fragili istituzioni dello Stato liberale.

Dopo l’assalto alla sede del Comune di Bologna nel novembre 1920, si moltiplicheranno i casi di incendio e saccheggio operati dalle squadracce nere contro le Camere del lavoro, le Case del popolo, le cooperative, le leghe; molti dirigenti della sinistra rimarranno vittime della violenza fascista. Nella sola pianura padana, nei primi sei mesi del 1921, gli attacchi operati dalle squadre fasciste sono 726: 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 141 sezioni socialiste, 100 circoli culturali, 28 sindacati operai, 53 circoli ricreativi operai saranno vittima delle violenze fasciste.

“Erano i figli di un’Italia che li mandava avanti, a spaventare la gente, a portare confusione (…) erano gli ‘Arditi’ plagiati, usati (…) Quella giovane teppaglia mi faceva orrore e pena”, commenterà anni dopo Pietro Nenni.

Il 28 ottobre 1922, con la marcia su Roma, Mussolini prende il potere. Dietro le manovre di normalizzazione politica operate dal regime (tra le quali anche il tentativo, poi fallito, di coinvolgere esponenti di spicco della CGdL nel governo del paese), l’azione repressiva proseguirà, per culminare nell’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti nel giugno 1924.

La crisi vissuta dal regime nei mesi successivi verrà superata da Mussolini all’inizio del 1925 – pochi giorni dopo il VI Congresso della CGdL, tenuto a Milano nel dicembre 1924 – quando il duce deciderà una svolta in senso totalitario attraverso una serie di provvedimenti liberticidi (le “leggi fascistissime”), che di fatto annulleranno qualsiasi forma di opposizione al fascismo. Comincia per l’Italia il ventennio più nero della sua storia che terminerà solo il 25 aprile 1945 quando le popolazioni delle principali città del nord insorgeranno rendendola, finalmente, nuovamente libera.

Il fascismo è sconfitto, ma purtroppo non definitivamente eliminato dal nostro bel paese. Anche nel secondo dopoguerra la sede della Cgil – la casa dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, baluardo della democrazia nei tempi bui della nostra storia – sarà vittima di attentati di matrice fascista.

La prima bomba a Corso Italia scoppia nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1955. Così il giorno seguente Giuseppe Di Vittorio riferiva alla Camera: “Signor Presidente, onorevoli colleghi, come avrete potuto apprendere dalla stampa, questa notte alle 2.25 un attentato dinamitardo è stato compiuto contro la sede della Confederazione italiana generale del lavoro all’ingresso di via Pinciana, ingresso secondario posteriore a quello principale”.

“L’antifascismo unito – concludeva Di Vittorio – ha fatto la nuova Italia, l’antifascismo unito deve consolidare l’ordinamento democratico dello Stato, sviluppare le libertà democratiche del nostro paese, aprire un avvenire migliore, più sicuro e tranquillo, ai nostri lavoratori ed al nostro popolo tutto. Perciò è bene che tutti i democratici si associno alla nostra protesta contro gli attentatori e chiedano con noi che siano perseguiti, e si prendano le misure adeguate per rendere impossibile il ritorno a quell’atmosfera a cui l’attentato di questa notte fa pensare e di cui costituisce un episodio”.

“Se poi si vuole – chiosava – con attentati del genere, terrorizzare la Confederazione del lavoro e i lavoratori italiani, per impedir loro di continuare a lottare nella difesa dei loro diritti ed interessi vitali, dobbiamo dire, non tanto agli esecutori quanto ai mandanti di questi crimini, che si sbagliano fortemente”.

La Cgil resiste e vince e questo ai fascisti non piace. Tornano così ad attaccare la sua sede l’8 gennaio del 1964. “Questa notte alle 22 e 45 – denunciava la Confederazione in un comunicato rilasciato poco dopo l’attentato – una bomba ad alto potenziale è scoppiata davanti alla Cgil recando danni rilevanti alla sede della Confederazione. L’inqualificabile attentato non può che provenire dalla destra fascista che in questo modo esprime il suo odio contro una grande organizzazione democratica che dirige i lavoratori nella loro lotta. La Cgil chiede che l’autorità intervenga senza indugio per colpire i responsabili che appartengono ad ambienti che a Roma hanno dato ripetute prove anche recenti della loro attività criminosa contro sedi politiche e sindacali”.

“Si è voluto cioè colpire la sede di una grande organizzazione dei lavoratori – diràFernando Santi alla Camera dei deputati il 28 gennaio successivo – Ho vissuto l’esperienza dolorosa del dopoguerra 1919-20; so che cosa ha significato il fascismo per l’Italia e che cosa ha fatto per poter prevalere con la violenza e con il sangue, e il fascismo noi lo riconosciamo lontano un miglio perché il suo biglietto da visita è in queste manifestazioni. (…) Per colpire gli autori di questi attentati bisogna marciare in questa direzione, e bisogna farlo con la necessaria energia e rapidità. Ma non bisogna soltanto reprimere; bisogna anche prevenire e mettere una buona volta questi movimenti in condizione di non nuocere alla causa dei lavoratori che noi rappresentiamo, né alla causa della democrazia e dell’ordine pubblico alla quale siamo tutti attaccati”.

Bisogna mettere questi movimenti in condizione di non nuocere, bisogna sciogliere Forza Nuova e le organizzazioni fasciste.

Le mezze coscienze odiano i forti, non solo per avversione di idee, ma anche per il solo fatto che sono forti, e mettono in maggior rilievo l’altrui incapacità. Del resto, non bisogna turbarsi per l’odio, come non bisogna esaltarsi per l’ammirazione. L’odio e l’ammirazione non producono. La vita solo produce: la vita che è azione disciplinata, che è fermo proposito, che è volontà sicura e indomabile, che è servizio oscuro dell’individuo per la collettività. La vita di ogni giorno è ricominciata. All’eroismo succede il trito susseguirsi delle piccole cose quotidiane. È nella forza, nella tenacia con cui entro sé stessi e nei rapporti con gli altri si vincono gli scoramenti, si ricrea l’organizzazione, si ritessono i fili innumerevoli che uniscono insieme gli individui di una classe. Osiamo dire che questo eroismo è più produttivo dell’altro. Ha bisogno per essere attuato della continuità indefessa (Antonio Gramsci, da Carattere, Il Grido del Popolo, 8 settembre 1917).


ANCHE POTENZA HA RISPOSTO ALL’INVITO CON UN PRESIDIO DAVANTI LA SEDE CGIL BASILICATA 

Il segretario regionale Vincenzo Tortorelli a Potenza e il componente della segreteria regionale Bruno Di Cuia a Matera hanno partecipato oggi alle manifestazioni della CGIL davanti le sedi dei due capoluoghi portando la solidarietà della UIL e ribadendo l’impegno a respingere l’attacco alla CGIL e a tutto il sindacato.

“Abbiamo deciso di recarci presso le Camere sindacali della CGIL – ha detto Tortorelli – per reagire con forza a quanto accaduto e trasmettere un chiaro messaggio di unità e coesione, indispensabili in questo difficile momento. La democrazia è la condizione essenziale per difendere i lavoratori e i loro diritti, il sindacato, da sempre, è pronto a difenderla. Nessuno pensi di intimorire il sindacato che reagirà unito con la manifestazione nazionale indetta per il 16 ottobre. Abbiamo sempre considerato la sicurezza sui posti di lavoro e quindi la vaccinazione di tutti i lavoratori una priorità e per questo abbiamo svolto e continuiamo a svolgere una campagna di sensibilizzazione al vaccino. L’attacco alla sede nazionale della Cgil è un fatto gravissimo ad opera di neofascisti che sfruttano la situazione della pandemia per colpire i luoghi di rappresentanza dei lavoratori. Noi non lo consentiremo.
Piena solidarietà e vicinanza ad Angelo Summa, ai gruppi dirigenti regionali e locali e a tutti gli iscritti alla Cgil lucana”

#Resistenza #stopfascismo

BUONA VISIONE E BUON ASCOLTO 
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LAURA BOLDRINI :

Chi aggredisce la Cgil, aggredisce la democrazia, le lavoratrici e i lavoratori, i diritti, la libertà, la Costituzione, la Repubblica.

Un mare di solidarietà davanti alla sede nazionale, ieri assalita e vandalizzata.

Ora sciogliamo subito i gruppi neofascisti

GALLERIA FOTOGRAFICA 

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EMANUELE FIANO :

Molto bene gli arresti di questa mattina a Roma dei capi di Forza Nuova.

Ringraziamo le Forze dell’Ordine impegnate ieri in una giornata difficilissima.

Domani presenteremo in Parlamento una mozione che chiede al governo di sciogliere quel movimento fascista per decreto come consente la Legge Scelba. Saranno con noi sicuramente i colleghi di LEU, vediamo chi altro vorrà firmare e chi no. Adesso basta!

P.S. il tentativo di Giorgia Meloni e Matteo Salvini oggi, di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla Ministra Lamorgese, chiedendone nuovamente le dimissioni, invece che sulle violenze fasciste di una frangia dei NoVax e NoPass è la solita minestra.
Ieri Roma è stata messa a ferro e fuoco da estremisti neofascisti, i leader dei partiti della destra sono sempre in difficoltà a chiamare i neofascisti con i loro nome questo è il loro problema.

Non sono mai categorici nei loro confronti e allora cambiano argomento.
Gli italiani vedono bene però.


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