Giustizia italiana: se il ministro competente Cartabia con la riforma del processo penale auspica di indirizzare l’Italia verso i parametri europei circa la «ragionevole durata», c’è chi, la magistratura contabile, fornisce allo stesso Ministero, importanti input per cercare di dare un taglio, o quantomeno meglio per un più efficace monitoraggio ai fini di una maggiormente agevole gestione, a determinate voci di costo. Nello specifico, il riferimento è a quelle della spesa pubblica relative all’equa riparazione per i casi di errori giudiziari i o di ingiusta detenzione. La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, ha rilevato come nel triennio 2017-2019, a livello generale, si è verificato un progressivo aumento degli inerenti costi anche se nel 2020 è stata invece registrata una diminuzione. In particolare, mentre nell’anno 2019 (48.799.858,00 euro) la spesa era risultata aumentata più del 27% rispetto al 2017 (38.287.339,83 euro), nel 2020 l’importo complessivo (43.920.318,91 euro) è risultato superiore a quello del 2017 ma inferiore a quelli del 2018 e 2019. Vagliati anche dati e sentenze del distretto della Corte d’Appello di Potenza.
Lo Stato, da ricordare in merito al profilo disciplinare, a sua volta, può rivalersi sulle persone che hanno agito in qualità di suoi organi e hanno causato il danno volontariamente o per negligenza grave.
Ad ogni modo, la Basilicata, come risulta dal report della Corte dei Conti, non è tra le Corti d’Appello ulteriormente attenzionate in collegamento del peso specifico dei costi sul totale. Il miglioramento sembra esserci stato.
Nel 2017, anno di partenza dell’indagine investigativa della magistratura contabile, dall’Organo giurisdizionale del distretto della Corte d’Appello di Potenza, risultano fornite 19 ordinanze, per ingiuste detenzioni, pari a netti 547mila e 866 euro. Relativamente agli indennizzi, sulla base dei dati comunicati dal ministero dell’Economia e delle Finanze riguardo alle somme versate e al numero delle ordinanze emesse, nel report evidenziata anche la media della spesa determinata da ciascuna Autorità giudiziaria nonché la media nazionale. Per il 2017, la Corte d’Appello di Potenza, sull’oltre mezzo milione di euro citato, con media pari 28mila e 895 euro, è risultata in linea con la me-dia nazionale di 40mila euro.
Nel 2018, 2 ordinanze per «errore giudiziario» dall’importo di 74mila e 952 euro, e 11 ordinanze per ingiuste detenzioni dall’importo, come risulta alla voce pagamenti, 281mila e 231 euro.
Nel 2019, il taglio decisivo: stabile il numero delle ordinanze per ingiuste detenzioni, 11, ma di molto diminuito il costo complessivo, 60mila e 219 euro. Per il 2019, nell’ambito delle ingiuste detenzioni, gli importi di media oscillano dai 5mila e 474 euro di Potenza, per 11 casi, a 82mila e 400 euro di Palermo, per 39 casi, «sebbene – viene precisato nel report – la spesa complessiva più alta si riscontri a Reggio Calabria con quasi 82mila euro per 120 ordinanze, pari a circa 9,9 milioni di euro». A livello generale, nel 2019 l’ammontare degli indennizzi per ingiusta detenzione era aumentato, mentre quelli corrisposti per errore giudiziario mostravano una netta riduzione. In Italia, in riferimento al 2019, l’esborso causato da ingiusta detenzione era risultato l’89%. L’indagine investigativa e conoscitiva della Corte dei Conti, che riguarda anche il distretto della Corte d’Appello di Potenza, già indica gli ulteriori spunti, che necessitano di più profonde analisi dei dati, che se sviluppati per competenza territoriale da ciascun Organo giurisdizionale condurrebbero gli stessi ad una gestione mirata della problematica soprattutto in riferimento agli errori giudiziari.
L’indagine è stata volta all’acquisizione di dati completi e dettagliati che consentissero di stabilire «con certezza» l’entità degli esborsi effettuati dallo Sta-to, principalmente per l’individuazione dei casi «nei quali possano ravvisarsi i presupposti per l’esercizio parte dello Stato di un’azione di rivalsa nei confronti del soggetto al quale risulti imputabile l’errore giudiziario», ma non soltanto per questo scopo.
Tra le altre cose, per esempio, dall’indagine nell’indagine, questa sviluppata con un esame a campione di ordinanze irrevocabili e depositate nel 2018, è emersa «una difforme applicazione dei criteri di liquidazione di tali ristori da parte delle Corti d’appello e pertanto, si rende necessario un maggiore coordinamento ed attento monitoraggio del Ministero della giustizia per l’acquisizione di ogni provvedimento giudiziario foriero degli indennizzi de quibus».
