Le Cronache Lucane

LAVORO NERO E SFRUTTAMENTO, L’IDEA DI PIPPONZI: APRIRE IL CENTRO DI ASCOLTO ALLE BADANTI STRANIERE

L’INTERVISTA Dopo l’inchiesta Potentina sulle donne Moldave ridotte in «stato di servitù» la Consigliera regionale di Parità lancia la proposta

POTENZA. False cooperative,  partite Iva aperte all’insaputa delle stesse lavoratrici, fino a stranieri che si improvvisano “ufficio di collocamento” per i connazionali, al di fuori di ogni regola. Le forme dello sfruttamento e del lavoro irregolare nel settore domestico si stanno diversificando ed evolvendo rispetto alla classica “attività in nero” che pure resiste. L’ultimo caso di cronaca, di quelli inquietanti, giunge proprio dalla Basilicata.

Dalla Moldavia alla Basilicata, decine di donne arrivavano per lavorare 24 ore su 24, in media 30 giorni su 30, e senza un giorno di riposo. Venivano scelte donne in estrema condizione di vulnerabilità e povertà, per essere mandate in Italia, a lavorare- sfruttate- nelle famiglie che avevano bisogno di assistenza per gli anziani. Reclutate in Moldavia attraverso il passaparola o i social, una volta giunte in Italia non potevano più sottrarsi allo sfruttamento del sodalizio criminale, finendo così in un buco nero fatto di minacce, botte, sfruttamento e degrado. Chi si azzardava a prendersi anche solo un’ora di pausa veniva picchiata o minacciata di essere mandata in strada a fare la prostituta. Alle donne veniva sottratto il passaporto in modo da renderle prigioniere. Un mondo sommerso di donne rese schiave in casa nostra a cui nessuno per anni ha mai, probabilmente, fatto caso. Oggi, grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine, ci si interroga come sarebbe potuta essere diversa la vita di queste donne se ci fosse stato un centro di ascolto, un luogo dove poter denunciare lo sfruttamento. A cogliere il grido d’allarme è stata la Consigliera regionale di Parità Ivana Pipponzi che in esclusiva dalle nostre colonne racconta un progetto a cui vorrebbe dare vita.

Negli scorsi giorni una importante attività investigativa ha sgominato, a Potenza, una banda che sfruttava badanti moldave. Nel suo ruolo di Consigliera regionale di Parità lei ha più volte parlato di sfruttamento lavorativo delle donne. Cosa pensa di questa vicenda?

«È una vicenda molto triste ed al tempo stesso molto grave perché evidenzia che esiste, anche in Basilicata, un sottobosco fatto di sfruttamento del lavoro, prevaricazione e violenza ai danni di donne straniere, ai limiti dello schiavismo. Il loro essere extracomunitarie e donne ha reso quelle  povere lavoratrici ancora più vulnerabili e perciò ricattabili: la mancata conoscenza della lingua, piuttosto che delle norme o delle Istituzioni cui rivolgersi per denunciare ha certamente aggravato la loro condizione. Purtroppo registro che, spesso, le stesse lavoratrici italiane (e segnatamente quelle lucane) non sanno a chi rivolgersi per denunciare le discriminazioni di genere e/o le molestie e/o le violenze che subiscono al lavoro.  Sono ancora poche le lavoratrici lucane che si rivolgono al mio Ufficio di Consigliera regionale di parità che, in quanto Autorità garante per la parità e le pari opportunità e pubblico ufficiale, sono deputata a contrastare ogni discriminazione di genere subita sul posto di lavoro. Ecco perché ritengo che sia fondamentale proseguire con una corposa attività di comunicazione che faccia conoscere sempre di più le azioni assegnate all’Ufficio dal Codice sulle pari opportunità. All’uopo ho implementato il sito internet istituzionale(www.consiglieradiparita.regione.basilicata.it) realizzando una pagina dedicata alle denunce c.d. “IO TI ASCOLTO”, con lo scopo di facilitarle, anche in forma anonima. Ho redatto un Vademecum (reperibile in formato pdf sul detto sito internet) per far meglio comprendere quali sono le condotte discriminatorie, come riconoscerle e come difendersi». In Basilicata il lavoro sommerso, effettuato dalle donne ha più volte registrato numeri inquietanti. Il vostro ufficio si è occupato spesso di situazioni lavorative al limi- te che anche da queste colonne abbiamo raccontato. Non vi occupate solo delle cosiddette “impiegate”, ma recentemente avete firmato anche un protocollo per sostenere le donne in agricoltura.

«Purtroppo il caporalato di genere in agricoltura è un’altra piaga della Basilicata, specie della zona ionica, della quale come Consigliera regionale di parità mi sono dovuta occupare. È un fenomeno che nel Sud Italia riguarda soprattutto le regioni che, insieme alla Lucania, si affacciano sul Mar Ionio e che sono maggiormente interessate dal triste fenomeno. All’uopo, nel mese di maggio 2021 con la Consigliera Nazionale di parità e le mie colleghe di Puglia e Calabria abbiamo sottoscritto un importante Protocollo di Intesa con lo scopo di prevenire e contrastare le discriminazioni di genere, la violenza e le molestie sessuali sul lavoro, attraverso azioni di sensibilizzazione e azioni di protezione e assistenza, così come prevede il Piano triennale di con-trasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura a al caporalato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ed anche grazie ai Protocolli di Intesa sottoscritti con l’Inl. e con gli Ispettorati territoriali».

Pensando a questo ultimo protocollo, non certo scontato, mi viene da chiederle cosa si può immaginare per aiutare le donne anche straniere, come quelle moldave finite nella rete di sfruttatori, a denunciare situazioni lavorative al limite?

«Grazie all’attività sinergica con l’Ispettorato territoriale del lavoro di Potenza e Matera, nel 2017 è stato istituito presso i locali potentini dell’Ispettorato il “Centro di ascolto delle vittime di discriminazione di genere sul lavoro”, deputato a rece-pire le relative denunce e ad inoltrarle per competenza al mio Ufficio. Il Centro in parola sta dando ottimi frutti sia quanto all’utenza (via via crescente negli anni) che si rivolge allo stesso, che in termini di risultati conseguiti (oltre il 70% delle controversie viene definita con accordo). Il Centro è diventato un esempio per altre Regioni che hanno mutuato il servizio: questo ovviamente ci riempie di orgoglio…e sono certa che detto sentire sia con-diviso dallo stesso Direttore regionale dell’ITL, dott. Michele Lorusso. Per questo ritengo che sarebbe utile potere estendere il servizio offerto dal Centro di ascolto anche alle lavoratrici extracomunitarie, a quelle che si affrancano dalla tratta ovvero dal caporalato…ma sul punto mi riservo di illustrare meglio questo mio progetto che è anco-ra in via di definizione».

Spesso ci si dimentica di alcune categorie lavorative. Tra badanti, addette alle pulizie e nel campo agricolo ci sono più lavoratori in nero e sfruttati che in altri campi. La Basilicata, probabilmente, è una delle regioni che registra più questo tipo di lavoratrici che altre. Eppure solo ora cominciano a nascere protocolli anche per lo-ro. Le Istituzioni hanno finalmente compreso che è necessario fare rete su tutti i campi per ar-rivare alla agognata parità di genere? «Purtroppo in Basilicata lavorano oltre 20.000 badanti straniere, prevalentemente senza un con-tratto; a questa schiera si affiancano le tante badanti lucane, anch’esse prive di tutela ed affidate all’intermediazione privata; senz’altro un comparto dove prolifera violenza e sfruttamento, ancor più che nel settore agricolo. Sul punto concordo con il sollecito pervenuto da Pietro Simonetti (Coordinatore regionale del Tavolo Nazionale Anticapolarato) di utilizzare le piatta-forme informatiche per gestire le liste di prenotazione, come accade per l’agricoltura nei centri per l’impiego. È ormai chiaro come la sinergia tra Istituzioni sia fondamentale: lo dimostra proprio ciò che il mio Ufficio ha realizzato unitamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro; come avvenuto anche a livello nazionale  tra la Consigliera nazionale di parità e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Ciascuno deve operare secondo le proprie specifiche competenze, collegando e connettendo le precipue azioni. Va in questo senso la riunione del Tavolo provinciale di Coordinamento contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, indetta dal Prefetto di Potenza per lunedì 13 settembre ed estesa, oltre che al mio Ufficio, a quel-le Istituzioni, Enti ed Associazioni che si occupano della tematica, anche in ottica di genere. È evidente che la parità di genere sia un obiettivo irrinunciabile per realizzare una effettiva inclusione della donna nella società, ma anche obiettivo necessario – come ci ricorda spesso il Presidente Draghi – per la crescita economica del nostro Paese. È un im-pegno, dunque, che va assunto da tutte e tutti».

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