Le Cronache Lucane

34º VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO: 2ª GIORNATA A BRATISLAVA

Domani pomeriggio, a Košice, Francesco incontrerà la comunità Rom, consistente nella Slovacchia orientale

Al via la seconda giornata del Papa a Bratislava

Prosegue oggi in Slovacchia il 34.mo Viaggio Apostolico di Papa Francesco. Un programma ricco di incontri quello odierno, in un Paese dove si respira la gioiosa attesa della popolazione per la visita del successore di Pietro

Gabriella Ceraso e Michele Raviart – Città del Vaticano

Secondo giorno di Francesco in Slovacchia. Le principali testate giornalistiche  – come riferisce da Bratislava il responsabile di Radio Vaticana – Vatican News Massimiliano Menichetti – mettono praticamente tutte in risalto il 34mo Viaggio apostolico del Papa che, dopo la tappa a Budapest, è giunto nella serata di ieri nella capitale slovacca.

La giornata del Papa
L’accoglienza e il programma della giornata

L’accoglienza ufficiale ieri si è svolta all’aeroporto, alla presenza della presidente Zuzana Čaputová con la quale Francesco ha avuto un breve colloquio prima di congedarsi per raggiungere la Nunziatura apostolica che in Slovacchia esiste dal 1993 per volere di Giovanni Paolo II. Qui Francesco, all’incontro ecumenico, il primo nel Paese, ha guardato agli anni bui della persecuzione ateista ed alla forza della Chiesa di Cristo, chiamata oggi all’unità, alla testimonianza, alla fraternità e vicinanza a chi è bisognoso. Poi l’incontro con la comunità gesuita slovacca.

Questa mattina il trasferimento del Papa al Palazzo presidenziale per la cerimonia di benvenuto, dopo la visita alla presidente Čaputová, quindi l’incontro con le Autorità politiche e religiose, la Società civile ed il Corpo diplomatico. L’attesa è per un messaggio capace di scuotere il cuore dell’Europa. La mattinata si chiuderà nella Cattedrale di San Martino dove il Papa incontrerà i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e i catechisti. Nel pomeriggio ci sarà la carezza agli ospiti del Centro Betlemme dove le suore della carità assistono i senzatetto che qui trovano ascolto e conforto. Poi l’atteso incontro con la comunità ebraica slovacca che durante la seconda guerra mondiale subì atrocità e violenze. La giornata si chiuderàin nunziatura dove riceverà il presidente del Parlamento e il primo ministro.

L’attesa del popolo per un viaggio insperato

Riemersa dopo la caduta del comunismo come entità statuale nel 1993 – quando si separò dalla Repubblica Ceca con la quale dal 1918 costituiva la Cecoslovacchia – la Slovacchia fa parte dal 2004 dell’Unione Europea e dal 2009 dell’Eurozona. Ha una popolazione di 5 milioni e mezzo di abitanti, il 73% è di religione cattolica e il 4% greco-cattolica, mentre il 13,5% si dichiara ateo. Francesco è il secondo pontefice a recarsi nel Paese dopo San Giovanni Paolo II che lo aveva visitato nel 1990, nel 1995 e nel 2003.

“Il Papa trova una Slovacchia che ha bisogno di forza e speranza – racconta a Vatican News Maria Fabyrova Frisova, giornalista dell’Agenzia nazionale slovacca, già redattrice del programma slovacco di Radio Vaticana – una nazione piuttosto divisa sotto il profilo politico e sociale”. Spiega che per molti questo viaggio è una sorta di sorpresa. “È noto che il Santo Padre sceglie, in un certo senso, le periferie, ma secondo me pochi speravano che Papa Francesco visitasse la Slovacchia così presto. Purtroppo, l’intero Viaggio apostolico avviene in un momento in cui il numero di casi di Covid in Slovacchia sta aumentando”.

Ascolta l’intervista integrale a Maria Fabyrova Frisova

L’aiuto della Chiesa durante la pandemia

Dalla fine di agosto, infatti, sta rapidamente crescendo il numero dei contagiati – circa 400 al giorno – anche se siamo lontani dai picchi registrati nello scorso gennaio. Quasi 400mila coloro che sono risultati positivi al coronavirus dall’inizio della pandemia e oltre 13mila i morti. Un impatto molto duro per la popolazione alla quale la Caritas locale, il più grande fornitore non governativo di servizi assistenziali e sociali, ha dato sollievo materiale e spirituale. “Oltre ai servizi per anziani e giovani con disabilità, la carità della Chiesa è stata estremamente utile alle persone bisognose”, sottolinea ancora Frisova. “La Chiesa e i collaboratori negli organismi caritativi hanno aiutato, con l’acquisto e la consegna di cibo, soprattutto gli anziani per proteggerli dalla malattia. Certamente sono stati anche un rinforzo spirituale per loro, soprattutto per quelli che sono stati abbandonati e chiusi nelle case, senza i propri cari e i propri figli, molti dei quali magari vivevano all’estero e quindi non potevano viaggiare per andare a fare una visita, a causa della pandemia”.

La vicinanza al popolo ebraico

Dopo l’incontro con le autorità e con i vescovi e la Chiesa locale a Bratislava, il Papa rivolgerà un discorso alla Comunità ebraica del Paese, nella piazza simbolo delle sofferenze degli ebrei slovacchi nel Novecento – 105mila quelli che persero la vita durante l’Olocausto. “L’incontro con le Comunità ebraiche – spiega Frisova – avviene a pochi giorni dal 9 settembre, quando in Slovacchia si è commemorato l’anniversario degli 80 anni dall’adozione del cosiddetto Codice Ebraico, il provvedimento con cui gli ebrei persero ogni diritto alla libertà. La commemorazione della giornata è stata organizzata in diverse città. “Io personalmente ero a quella che si è svolta in una piccola città a Est dove c’era un sacerdote che simbolicamente ha chiesto perdono per tutti i torti subiti durante l’Olocausto. Così, l’incontro del Santo Padre con i rappresentanti della Comunità ebraica sarà un altro passo verso un cammino comune”.

Contro il razzismo verso i Rom

Domani pomeriggio, a Košice, Francesco incontrerà la comunità Rom, consistente nella Slovacchia orientale.

“L’incontro con i Rom penso che potrebbe essere una grande spinta per queste persone”, osserva la giornalista, la quale spiega che molti sono i sacerdoti coinvolti nella loro cura pastorale. “L’incontro è un momento molto positivo soprattutto ora che anche in Slovacchia crescono manifestazioni di razzismo contro i Rom”, precisa.

L’attesa dei giovani

Il programma della giornata prevede poi l’incontro con i giovani allo Stadio Lokomotiv di Košice. “Molti giovani che conosco aspettano il Papa con grande entusiasmo”, ribadisce Frisova. “In molte comunità cristiane la presenza giovanile è molto vivace qui in Slovacchia, anche se il numeri dei credenti è molto diminuito negli ultimi anni. Molti di loro parteciperanno agli eventi come volontari – conclude – la Chiesa qui è molto viva. Ci sono tanti giovani che hanno pregato per questa visita e che non vedono l’ora di partecipare all’incontro con il Papa”

Il Papa agli slovacchi: siate messaggio di pace e fraternità nel cuore dell’Europa

https://youtu.be/eTRQqgVMvyE

Forte richiamo all’integrazione, alla coesione e all’ospitalità nelle parole del Papa durante l’incontro, a Bratislava, con le Autorità, la Società Civile e il Corpo diplomatico al Palazzo presidenziale. Francesco: “La Slovacchia sia traino per un’Europa solidale”

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Sulle tracce dei Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, la Slovacchia è chiamata ad essere dalla storia un messaggio di pace nel cuore dell’Europa. Francesco, al suo secondo discorso ufficiale a Bratislava, dopo un incontro privato con la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová, si rivolge alle Autorità, alla Società Civile e al Corpo diplomatico attraverso messaggi che gli stanno profondamente a cuore: quello dell’accoglienza, dell’apertura e della fraternità, quest’ultimo fortemente interpretato dalla storia di questo Paese “giovane ma dalla storia antica”, luogo, spiega, “d’interazione tra cristianesimo occidentale e orientale” e che ventotto anni fa, vide “la nascita senza conflitti di due Paesi indipendenti”.

Questa storia chiama la Slovacchia a essere un messaggio di pace nel cuore dell’Europa. È quanto suggerisce la grande striscia blu della vostra bandiera, che simboleggia la fratellanza con i popoli slavi. È di fraternità che abbiamo bisogno per promuovere un’integrazione sempre più necessaria. Essa urge ora, in un momento nel quale, dopo durissimi mesi di pandemia, si prospetta, insieme a molte difficoltà, una sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell’Unione Europea.  

Il pane, invito alla cura e alla giustizia

Al popolo slovacco Francesco assegna il compito di essere traino per un’Europa solidale che torni al centro della storia, evitando il rischio di cadere nelle lotte per la supremazia e nella “seduzione del guadagno, generando un’euforia passeggera che, anziché unire, divide”. La Slovacchia ” segnata indelebilmente dalla fede”, potrà rappresentare “anche in questo tempo un segno di unità”, raccogliendo in questo momento l’eredità dalla “spontanea apertura” dei Santi Cirillo e Metodio che “cercavano la comunione con tutti”. Fraternità, genuinità, ospitalità, sono le grandi qualità di questo Paese rappresentate, indica ancora il Papa, dal “pane e dal sale”, doni “impregnati di Vangelo” e tipici “dell’accoglienza slava”:

Il pane, che spezzandosi evoca la fragilità, invita in particolare a prendersi cura dei più deboli. Nessuno venga stigmatizzato o discriminato. Lo sguardo cristiano non vede nei più fragili un peso o un problema, ma fratelli e sorelle da accompagnare e custodire.


Il discorso della presidente della Slovacchia, Zuzana Čaputová
Il sale, sapore della solidarietà

Dal “pane spezzato e equamente condiviso” Francesco richiama ad una giustizia che non sia “un’idea astratta, ma sia concreta come il pane” appunto, che dia a tutti “l’opportunità di realizzarsi”, che non sia mai in vendita e che garantisca leggi uguali per tutti. Per questo, ammonisce, va intrapresa “una seria lotta alla corruzione e va anzitutto promossa e diffusa la legalità”. Il pane, inoltre, legato all’aggettivo quotidiano indica che è nutrimento e lavoro che per diritto spetta a ciascuno “perché nessuno si senta emarginato e si veda costretto a lasciare la famiglia e la terra di origine in cerca di maggiori fortune”. E c’è poi il sale, “il primo simbolo che Gesù impiega insegnando ai suoi discepoli” e che “prima di tutto, dà gusto ai cibi, e fa pensare a quel sapore senza il quale la vita rimane insipida”:

Non bastano infatti strutture organizzate ed efficienti per rendere buona la convivenza umana, occorre sapore, occorre il sapore della solidarietà. E come il sale dà sapore solo sciogliendosi, così la società ritrova gusto attraverso la generosità gratuita di chi si spende per gli altri.

L’Europa afflitta da stanchezza e frustrazione

Da qui la motivazione che va data ai giovani, perché , sottolinea Francesco, prendano a cuore il futuro del Paese, perché “non c’è rinnovamento senza i giovani, spesso illusi da uno spirito consumistico che sbiadisce l’esistenza”:

Tanti, troppi in Europa si trascinano nella stanchezza e nella frustrazione, stressati da ritmi di vita frenetici e senza trovare dove attingere motivazioni e speranza. L’ingrediente mancante è la cura per gli altri. Sentirsi responsabili per qualcuno dà gusto alla vita e permette di scoprire che quanto diamo è in realtà un dono che facciamo a noi stessi.

Il pensiero unico dell’individualismo

La superficialità dei consumi, dei guadagni materiali e le colonizzazioni ideologiche, in una terra dove “fino ad alcuni decenni fa, un pensiero unico precludeva la libertà”, sono gli elementi che mettono a rischio la società e le migliori tradizioni del Paese, da preservare – è l’auspicio del Papa –  come fa il sale con gli alimenti, perchè non si deteriorino:

Oggi un altro pensiero unico la svuota di senso, riconducendo il progresso al guadagno e i diritti ai soli bisogni individualistici. Oggi, come allora, il sale della fede non è una risposta secondo il mondo, non sta nell’ardore di intraprendere guerre culturali, ma nella semina mite e paziente del Regno di Dio, anzitutto con la testimonianza della carità, dell’amore.



Il pubblico nel palazzo presidenziale di Bratislava
Dalla pandemia si ricostruisca il futuro

A questo proposito ancora una volta il Papa ribadisce l’importanza dei Santi Cirillo e Metodio per la vita della Slovacchia. I fratelli santi non lottarono per “conquistare spazi” ma seguirono la via delle Beatitudini da dove “scaturisce la visione cristiana della società”. Il loro esempio indica che occorre aprirsi alla novità per non ripetere il passato, ma “senza sradicarsi”. Francesco ricorda poi i tanti uomini di cultura che per la Slovacchia “sono stati il sale”, le cui vite sono state segnate dalla sofferenza e che, nonostante il carcere, sono rimasti liberi dentro, “offrendo esempi fulgidi di coraggio, coerenza e resistenza all’ingiustizia! E soprattutto di perdono”.

La pandemia, invece, è la prova del nostro tempo. Essa ci ha insegnato quanto è facile, pur nella stessa situazione, disgregarsi e pensare solo a sé stessi. Ripartiamo invece dal riconoscimento che siamo tutti fragili e bisognosi degli altri. Nessuno può isolarsi, come singoli e come nazioni. Accogliamo questa crisi come un «appello a ripensare i nostri stili di vita» (Lett. enc. Fratelli tutti, 33). Non serve recriminare sul passato, occorre rimboccarsi le maniche per costruire insieme il futuro.

Di qui l’augurio ad andare avanti con lo sguardo rivolto all’alto, laddove “Dio sembra più vicino” e l’invito a coltivare, con pazienza, fatica, coraggio e condivisione, slancio e creatività, la bellezza dell’insieme
https://youtu.be/aed1PiKi3Mo

Francesco: la Chiesa slovacca testimoni libertà, creatività e dialogo

https://youtu.be/1sTRql14oQU

Nell’incontro con vescovi, sacerdoti, religiosi, seminaristi e catechisti nella Cattedrale di Bratislava, il Papa indica il cammino di una Chiesa umile, “che non si separa dal mondo e dalla vita, “ma la abita dentro” e condivide le attese della gente. “Usciamo dalla preoccupazione eccessiva per noi e le nostre strutture” è il suo invito

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Gli slovacchi oggi hanno bisogno di una Chiesa “che forma alla libertà interiore e responsabile, che sa essere creativa immergendosi nella storia e nella cultura, e che sa dialogare con il mondo”. E’ il cammino che Papa Francesco indica ai 4 milioni di cattolici del Paese, ai duemila catechisti, ai 300 seminaristi, ai tremila sacerdoti, rappresentati da coloro che insieme ai 22 vescovi lo ascoltano nella Cattedrale di san Martino nel primo vero incontro con la comunità dei fedeli e dei pastori della Chiesa che è in Slovacchia.

Zvolensky: condividiamo il mantello come San Martino

Dopo il saluto del presidente della Conferenza Episcopale Slovacca, l’arcivescovo di Bratislava Stanislav Zvolensky, che ribadisce l’impegno a “condividere il mantello con il povero” come fece il patrono San Martino, il Papa esordisce sottolineando di voler “condividere il vostro cammino, le vostre domande, le attese e le speranze di questa Chiesa e di questo Paese”, nello stile della prima comunità cristiana.



L’ingresso del Papa nella cattedrale di San Martino di Bratislava per l’incontro con vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti
Una Chiesa non fortezza, che “abita dentro” la vita della gente

“La Chiesa non è una fortezza, un potentato, – spiega Francesco – un castello situato in alto che guarda il mondo con distanza e sufficienza”, come il bel castello di Bratislava, in una Slovacchia “che è una poesia”, aggiunge improvvisando. La Chiesa è comunità “che desidera attirare a Cristo con la gioia del Vangelo”: non cediamo, ammonisce, alla tentazione della magnificenza, della grandezza mondana! Quanto è bella, esclama Papa Francesco, “una Chiesa umile che non si separa dal mondo e non guarda con distacco la vita, ma la abita dentro”.

Abitare dentro, non dimentichiamolo: condividere, camminare insieme, accogliere le domande e le attese della gente. Questo ci aiuta a uscire dall’autoreferenzialità: il centro della Chiesa non è la Chiesa!

Usciamo, è dunque l’invito del Papa, “dalla preoccupazione eccessiva per noi stessi, per le nostre strutture”e chiediamoci: “Quali sono i bisogni e le attese spirituali del nostro popolo? Che cosa si aspetta dalla Chiesa?”. La risposta è sintetizzata in tre parole: libertà, creatività e dialogo.

La libertà richiede fatica e rinuncia alle sicurezze

Senza libertà, per Francesco, “non c’è vera umanità”, e la storia della Slovacchia lo insegna: “Quando la libertà è stata ferita, violata e uccisa, l’umanità è stata degradata”. Ma la libertà “non è una conquista automatica, che rimane tale una volta per tutte”: è sempre un cammino “da rinnovare continuamente”. E questo è faticoso e ci spaventa, commenta. Perché a volte “è più comodo non lasciarsi provocare dalle situazioni concrete e andare avanti a ripetere il passato, senza metterci il cuore, senza il rischio della scelta”, facendo ciò che altri decidono per noi. E oggi, aggiunge parlando a braccio, “tante volte facciamo le cose che decidono i media per noi. E si perde la libertà”

Citando il Vecchio Testamento, il Papa ricorda che il popolo d’Israele sotto la tirannia del faraone, liberato dal Signore, nelle fatiche del deserto rimpiange la schiavitù, quando “almeno avevamo un po’ di cipolle”. E’ la grande tentazione, commenta il Pontefice: “meglio un po’ di cipolle che la fatica e il rischio della libertà” e soggiunge:

A volte anche nella Chiesa questa idea può insidiarci: meglio avere tutte le cose predefinite, le leggi da osservare, la sicurezza e l’uniformità, piuttosto che essere cristiani responsabili e adulti, che pensano, interrogano la propria coscienza, si lasciano mettere in discussione.

Il saluto al Papa dell’arcivescovo di Bratislava nella cattedrale di San Martino per l’incontro con vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti della Slovacchia
Ai giovani serve una proposta di fede che lasci libertà interiore

Ma, ammonisce Papa Francesco “una Chiesa che non lascia spazio all’avventura della libertà, anche nella vita spirituale, rischia di diventare un luogo rigido e chiuso”. Se alcuni sono abituati a questo, tanti altri, soprattutto tra i giovani “non sono attratti da una proposta di fede che non lascia loro libertà interiore, da una Chiesa in cui bisogna pensare tutti allo stesso modo e obbedire ciecamente”. Da qui l’invito del Papa alla Chiesa slovacca: “Non abbiate timore di formare le persone a un rapporto maturo e libero con Dio. Questo forse ci darà l’impressione di non poter controllare tutto, di perdere forza e autorità” ma la Chiesa di Cristo “non vuole dominare le coscienze e occupare gli spazi”, piuttosto “vuole essere una ‘fontana’ di speranza nella vita delle persone”.

Un annuncio che sia liberante, non opprimente

Rivolto ai pastori, Francesco ricorda che anche se in Slovacchia, “sono stati avviati molti processi democratici”, la libertà “è ancora fragile”.

Lo è soprattutto nel cuore e nella mente delle persone. Per questo vi incoraggio a farle crescere libere da una religiosità rigida. Nessuno si senta schiacciato. Ognuno possa scoprire la libertà del Vangelo, entrando gradualmente nel rapporto con Dio, con la fiducia di chi sa che, davanti a Lui, può portare la propria storia e le proprie ferite senza paura e senza finzioni, senza preoccuparsi di difendere la propria immagine. L’annuncio del Vangelo sia liberante, mai opprimente. E la Chiesa sia segno di libertà e di accoglienza!



Il discorso del Papa nella cattedrale di San Martino di Bratislava per l’incontro con vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti della Slovacchia
La creatività del Vangelo: no ad un cristianesimo difensivo

La seconda parola è “creatività”. Il Pontefice ricorda la tradizione che ha generato la Chiesa in Slovacchia: la predicazione e il ministero dei Santi Cirillo e Metodio, che “ci insegnano che l’evangelizzazione non è mai una semplice ripetizione del passato”. Per portare la buona notizia del Vangelo di Cristo, i due fratelli “arrivarono a inventare un nuovo alfabeto per la traduzione della Bibbia, dei testi liturgici e della dottrina cristiana”. Da “apostoli dell’inculturazione della fede”, inventarono “nuovi linguaggi per trasmettere il Vangelo, furono creativi nel tradurre il messaggio cristiano”. Non è forse questo, si chiede Papa Francesco, “il compito più urgente della Chiesa” per la gente d’Europa: “Trovare nuovi ‘alfabeti’ per annunciare la fede?”

Abbiamo sullo sfondo una ricca tradizione cristiana, ma per la vita di molte persone, oggi, essa rimane il ricordo di un passato che non parla più e non orienta più le scelte dell’esistenza. Dinanzi allo smarrimento del senso di Dio e della gioia della fede non giova lamentarsi, trincerarsi in un cattolicesimo difensivo, giudicare e accusare il mondo; serve la creatività del Vangelo.

Predicazione: omelie brevi e che muovono il cuore

Serve creatività anche nella pastorale e nella predicazione, sperimentando altre strade che non siano quelle ordinarie. E qui Francesco apre, parlando a braccio, la parentesi dell’omelia, già trattata a lungo nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium. Non è un sacramento, sottolinea, “ma è un sacramentale, è nel cuore dell’Eucaristia”. E ribadisce la sua preoccupazione: “Pensiamo ai fedeli, che devono sentire omelie di 40-50 minuti, su argomenti che non capiscono, che non li tocca … Per favore, sacerdoti e vescovi, pensate bene come preparare l’omelia, come farla perché ci sia un contatto con la gente” e prendete ispirazione dal testo biblico. “Un’omelia – ricorda – di solito non deve andare oltre dieci minuti, perché la gente dopo otto minuti perde l’attenzione, a patto che sia molto interessante”.

Un professore che ho avuto di omiletica, diceva che un’omelia deve avere coerenza interna: un’idea, un’immagine e un affetto; che la gente se ne vada con un’idea, un’immagine e qualcosa che si è mosso nel cuore. Così semplice è l’annuncio del Vangelo! E così predicava Gesù che prendeva gli uccelli, che prendeva i campi, che prendeva questo … Con le cose concrete, ma che la gente capiva.



L’uscita di Papa Francesco dalla cattedrale di San Martino a Bratislava
Cirillo e Metodio: Vangelo radicato nella cultura di un popolo

Ancora Cirillo e Metodio ci dicono, ricorda il Papa: “Non può crescere il Vangelo se non è radicato nella cultura di un popolo, cioè nei suoi simboli, nelle sue domande, nelle sue parole, nel suo modo di essere”. Eppure i due evangelizzatori furono accusati di eresia per aver “osato tradurre la lingua della fede. Ecco l’ideologia che nasce dalla tentazione di uniformare”. Ma l’evangelizzazione è un processo di inculturazione, sottolinea ancora Francesco.

Il dialogo, indispensabile in una Chiesa creativa

Infine la terza parola: il dialogo. Una Chiesa che forma alla libertà e sa essere creativa, per il Pontefice “è anche una Chiesa che sa dialogare con il mondo, con chi confessa Cristo senza essere ‘dei nostri’, con chi vive la fatica di una ricerca religiosa, anche con chi non crede”. Una Chiesa che, annunciando il Vangelo, “fa germogliare la comunione, l’amicizia e il dialogo tra i credenti, tra le diverse confessioni cristiane e tra i popoli”. Ma unità, comunione e dialogo “sono sempre fragili”, ricorda Papa Francesco “specialmente quando alle spalle c’è una storia di dolore che ha lasciato delle cicatrici”:

Il ricordo delle ferite può far scivolare nel risentimento, nella sfiducia, perfino nel disprezzo, invogliando a innalzare steccati davanti a chi è diverso da noi. Le ferite, però, possono essere varchi, aperture che, imitando le piaghe del Signore, fanno passare la misericordia di Dio, la sua grazia che cambia la vita e ci trasforma in operatori di pace e di riconciliazione.

Il cardinale Korec e la preghiera per i suoi persecutori

E qui il Papa ricorda il proverbio slovacco: “A chi ti tira un sasso, tu dona un pane”, che, dice, è molto evangelico, perché segue l’invito di Gesù “a spezzare il circolo vizioso” della violenza, a “vincere il male con il bene”. Francesco conclude evocando la testimonianza del cardinale Korec, tra la gioia dei presenti, gesuita “perseguitato dal regime” e imprigionato, “finché si ammalò”. Eppure, arrivato a Roma per il Giubileo del 2000, “andò nelle catacombe e accese un lumino per i suoi persecutori, invocando per loro misericordia. Questo è Vangelo! Cresce nella vita e nella storia attraverso l’amore umile e paziente”. L’augurio finale del Papa, per la Chiesa che è in Slovacchia, è “di continuare il vostro cammino nella libertà del Vangelo, nella creatività della fede e nel dialogo che sgorga dalla misericordia di Dio”, per esser “artigiani di pace e di concordia”.

 

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