Le Cronache Lucane

IL NIBBIO REALE, IL RAPACE DEI CIELI LUCANI

Lisandro: “Decimato tra le altre cose dalle pale eoliche, fu descritto persino da Plinio il Vecchio”


Il Nibbio Reale, il cui nome latino è Milvus milvus, è un magnifico rapace, “il più grande presente nel nostro territorio – spiega il documentarista bellese, Carmine Lisandro– un uccello che, negli ultimi anni, a causa di diversi motivi è stato decimato vuoi per ingestione di animali uccisi da pesticidi o come trofei dei bracconieri, vuoi per la deforestazione o per i contatti con cavi dell’alta tensione e, se non bastasse, anche per la collocazione indiscriminata di pale eoliche ed ecco che in Italia oggi tentano di sopravvivere poco più di 500 coppie con la nostra regione che ne ospita quasi la metà e che sono solite frequentare zone collinari e pianure in cui si alternano aree aperte, boschi di latifoglie e di conifere con presenza di grandi alberi maturi.

A volte, nel vederlo in volo, può essere confuso con il suo parente più stretto: il Nibbio bruno che, oltre ad avere una colorazione sul marrone, è più piccolo ed ha una coda meno marcata.

Infatti il Nibbio reale, oltre ad avere una lunga coda castana biforcuta, che gli consente di planare elegantemente sfruttando le correnti ascensionali, ha dimensioni più grandi che arrivano a 55 /70 cm. di lunghezza, con un’apertura alare sui 160/180 cm., ed un peso di poco più di 1Kg.

Il piumaggio dell’adulto nella parte superiore del corpo e sulla coda ha una colorazione rossiccia, la testa è grigia biancastra con il becco possente e arcuato di colore giallo e dalla punta nera, mentre le ali superiormente sono nero scure alla punta e inferiormente hanno delle grandi macchie bianche. Le zampe sono gialle con gli artigli di colore nero mentre i giovani, molto simili agli adulti, si distinguono per la coda meno marcata e la colorazione più chiara.

Essendo un rapace, ha una dieta carnivora per cui sfruttando le calde correnti ascensionali, con il suo volo armonioso ci dà una visione di leggerezza e padronanza mentre con la vista acuta scruta per kmq. terreni agricoli in lavorazione e prati a pascolo che sorvola planando a bassa quota alla ricerca di cibo e predando animali di piccola taglia come rettili (serpenti e lucertole), anfibi (rane), piccoli mammiferi (topi ed arvicole), pesci(Cavedani), insetti(Cavallette) o si ciba di animali morti rinvenuti su strade, se non approfitta della distrazione di altri predatori per rubare loro il bottino.

In primavera verso febbraio/marzo avviene il corteggiamento con ampi voli acrobatici, poi una volta formatasi la coppia monogama, nidificano su grandi alberi di quercia o sfruttando vecchi nidi abbandonati da corvidi dove la femmina depone, tra marzo/aprile, da 2 a 3 le uova biancastre, macchiate grigio-brune che provvede a covare mentre il maschio ha il compito di procurare il cibo alla compagna. Dopo circa un mese le uova si schiudono in modo alternato i pulli, verranno accuditi da entrambi i genitori fino al momento in cui abbandoneranno il nido.

Nel tardo autunno non è raro veder gruppi più o meno numerosi di nibbi reali che frequentano lo stesso luogo come dormitorio.

Oggi, Il Nibbio reale, è una specie a rischio di estinzione, già conosciuto dallo scrittore latino Plinio il Vecchio che, nella sua Storia naturale (Naturalis historia) del 78/79 d. C. lo descrive come un animale che non si avvicina molto all’uomo nemmeno in presenza di cibo”.

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