Le Cronache Lucane

CLAN CUOMO, CAMORRA D’ESPORTAZIONE: IL “CONSULENTE” SODALE ARRESTATO A TITO

Da Nocera Inferiore a Firenze passando per la Basilicata: l’inchiesta dell’Antimafia toscana su finanziamenti pubblici, armi e immigrazione clandestina

Camorra da esportazione, “Pizza, cozze e babà”: da Nocera Inferiore a Firenze, con piccola sosta in Basilicata, precisamente a Tito. Il clan Cuomo aveva messo le mani sui contributi Covid e sull’immigrazione illegale di cittadini extracomunitari. Agenti della Squadra mobile della Questura di Firenze e militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, sono stati impegnati, ieri, nel capoluogo toscano e in alcune località delle province di Salerno, Prato, Latina, Verona e Tito in un’importante operazione di polizia coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia fiorentina, diretta dal Procuratore Capo Giuseppe Creazzo. Gli oltre 150 appartenenti alle forze dell’ordine impegnati hanno dato esecuzione a un provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, Antonio Pezzuti, che ha disposto 12 misure cautelari, di cui 7 in carcere, 3 ai domiciliari e 2 provvedimenti di interdizione dall’esercizio di attività professionali per un commercialista e un consulente del lavoro, rispettivamente con studi in Prato e in Nocera Inferiore.

Disposto anche il sequestro preventivo di conti correnti e somme di denaro. Il Gip presso il Tribunale dei Minorenni di Firenze, Eugenia Di Falco, su richiesta del Procuratore Capo della locale Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni, Antonio Sangermano, ha altresì disposto la misura del collocamento in comunità nei confronti di un minore.

GLI ARRESTI: A TITO, FILIPPO BOFFARDI

In cella sono finiti i fratelli Michele e Luigi Cuomo di 41 e 39 anni,  il 35enne Domenico Rese, il classe ‘83, Filippo Boffardi, Gennaro De Prisco di 43enne: tutti di Nocera Inferiore e appartenenti al gruppo criminale dei fratelli Cuomo. L’arrestato in Basilicata, Filippo Boffardi in una abitazione di Tito dove risiedeva in regime di arresti domiciliari. Insieme a loro sono stati arrestati Sabato Mariniello, 29 anni, e Luigi D’Auria, 28 anni, i rivali del gruppo criminale di “Piedimonte”, una frazione di Nocera Inferiore.

Ai domiciliari anche Michele Cuomo (classe 202) figlio di Luigi Cuomo, Vincenzo Rufolo, 40 anni di Salerno, compagno della madre dei fratelli Cuomo; e Umberto Riccio, 42 anni, nocerino residente a Firenze. Interdetti per la durata di 12 mesi, i commercialisti Saverio D’Antonio.

Tra gli indagati, oltre al minore collocato in una comunità, un commerciante di Latina, Diodato Civale, e un cittadino del Bangladesh, Shahin Kazi, residente a Firenze.

I reati contestati agli indagati sono quelli di associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa, per aver agevolato il clan camorristico “Cuomo”, presente nella provincia di Salerno.

L’associazione era finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione,all’indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché al riciclaggio e al reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

BOFFARDI: IL “CONSULENTE” D’ESPORTAZIONE DEL CLAN CUOMO

Le investigazioni, avviate nel Luglio 2020, hanno permesso da subito di accertare che i fratelli uomo, Michele e Luigi, spalleggiati in particolare da Domenico Rese e Filippo Boffardi, avevano appena avviato una nuova entità associativa criminale in Firenze, alla quale era da ricondurre una pluralità di illeciti, commessi in di-verse occasioni, delle tipologie citate.

In particolare, dalle indagini è emerso che la pizzeria sita nel capoluogo fiorentino, gestita da Cuomo Luigi ed acquisita all’indomani dell’inizio della pandemia Covid, “Pizza, cozze e babà”, «di fatto costituisse la sede dove, quasi quotidianamente, i membri dell’associazione criminale tenevano i loro incontri e dove si recavano per stoccare e ricettare quanto in loro possesso, provento delle attività illecite commesse poco prima».

Peraltro, per gli inquirenti, risulta accertato come la licenza commerciale del pubblico esercizio cittadino fosse stata ottenuta attraverso la presentazione di una falsa dichiarazione sulla sussistenza dei requisiti di onorabilità del richiedente, non posseduti da quest’ultimo in quanto già destinatario di una misura di prevenzione personale a suo tempo adottata dal Tribunale di Salerno. Parimenti, la medesima falsa attestazione «è stata utilizzata affinchè la società di gestione della pizzeria riuscisse ad ottenere indebitamente contributi a fondo perduto e finanziamenti con garanzia statale per 32mila euro, sfruttando le previsioni normative della decretazione emergenziale Covid 2020 in tema di misure a sostegno delle imprese in difficoltà». L’immediatezza delle attività investigative ha tuttavia altresì impedito che l’organizzazione potesse progredire in tale pratica di illecito “autofinanziamento”, ottenendo ulteriori erogazioni garantite per circa 90mila euro già richiesti a due distinti Istituti di credito.

I proventi delle attività criminose messe in opera dal sodalizio venivano poi reinvestiti, sia nella città di Firenze che a Nocera Inferiore, autofinanziando «il nuovo clan camorristico locale», ma anche supportando i sodali, ancora presenti nel territorio d’origine e coinvolti in una faida con un clan rivale, la cui violenta escalationera acclarata nel corso delle indagini e aveva preso avvio all’atto dell’uscita dal carcere del capo clan  Michele Cuomo, avvenuta nel dicembre 2020.

Le numerose ritorsioni tra i clan,  i cui violenti episodi si sono concretizzati la vigilia del Natale 2020 e, nei primi mesi del 2021, hanno interessato anche l’area fiorentina.

SULL’ASSE ITALIA BANGLADESH, L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

A carico di Luigi Cuomo e di altri sodali sono state infine rilevate responsabilità in tema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in particolare, per aver tentato di procurare illegalmente l’ingresso sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, attraverso l’indebito sfruttamento della normativa del luglio 2020 . Coinvolti non meno di 15 cittadini extracomunitari, prevalentemente provenienti dal Bangladesh, ai quali erano richiesti 1.500 euro per ogni pratica di assunzione.

In pratica, disponendo il sodalizio della disponibilità di oltre un centinaio di copie di documenti di identità di cittadini extra-comunitari, erano predisposti falsi contratti di assunzione che indicavano, quale presunto luogo di svolgimento dell’attività lavorativa, sia la pizzeria, sia altri esercizi commerciali fiorentini, nell’unica finalità di consentire la presentazione delle domande da parte di imprenditori compiacenti di volta in volta reperiti.

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