Fasi istruttorie finali per la decisione su quale regione italiana ospiterà il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito.

Si è tenuta ieri la sessione plenaria di apertura del Seminario nazionale che ha l’obiettivo di approfondire, con tutti i soggetti interessati, gli aspetti tecnici legati al progetto del Deposito Sogin e alle criticità emerse a seguito della pubblicazione della Carta nazionale delle Aree potenzialmente idonee (Cnapi), avvenuta il 5 gennaio scorso.

Oltre alle sedute plenarie di apertura e chiusura sono programmate sette sessioni di lavoro, una nazionale e sei territoriali, che interesseranno le aree potenzialmente idonee presenti nelle regioni coinvolte: Puglia e Basilicata, Piemonte, Toscana, Lazio, Sicilia e, infine, la Sardegna.

L 27 OTTOBRE TOCCA A PUGLIA E BASILICATA

La sessione con le Regioni Puglia e Basilicata è stata fissata al 27 ottobre prossimo. Mentre il 24 novembre ci sarà la seduta plenaria di chiusura e a dicembre, invece, il seminario nazionale con la pubblicazione del resoconto lavori.

Al termine del giro delle Sessioni, la fase istruttoria è tutt’altro che terminata tanto che una fine  risolutoria non è stata dalla Sogin neanche fissata. Ci saranno mesi a disposizione per le ulteriori osservazioni, poi, forse, la predisposizione, l’approvazione e la pubblicazione, l’anno prossimo, della della Cnai che definisce le Aree località Deposito nazionale, e poi altri 3 mesi per le manifestazioni di interesse.

La Regione Basilicata avrà modo di reiterare la propria «totale e unanime contrarietà» già ufficializzata nel Documento unico delle Osservazioni tecnico-scientifiche (Dots), così come da invio alla Sogin avvenuta lo scorso marzo. Tra le conclusioni della Regione, in sintesi, la seguente: «Il quadro tecnico-scientifico che emerge dimostra, con chiara evidenza, che il lavoro condotto negli anni della Sogin Spa e Ispra, con riguardo alla idoneità delle aree identificate in Basilicata, è risultato datato, poco credibile e soprattutto non recepisce gli strumenti di pianificazione, di programmazione, gli atti e determinazioni adottate dalla Regione Basilicata negli ultimi anni». Sogin, tuttavia, deve concludere l’iter ed è quindi tornata alla carica. L’Unione europea, con la relativa direttiva del 2011, ha previsto che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati. La maggior parte dei Paesi europei si è dotata o si sta dotando di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a molto bassa e bassa attività, l’Italia è, al contrario, indietro.

A convincere almeno una Regione in Italia, potrebbe essere il fattore dei benefici economici.

Per esempio, Sogin ha stimato che la costruzione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico genererà oltre 4mila posti di lavoro l’anno per 4 anni di cantiere. Durante la fase di esercizio, invece, l’occupazione diretta è stimata mediamente in circa 700 addetti, fra interni ed esterni, con un indotto che può incrementare l’occupazione fino a circa mille unità.

La sessione plenaria di apertura del Seminario nazionale svoltasi ieri, è stato aperta da Vannia Gava, Sottosegretario di Stato al Ministero della Transizione Ecologica e da Emanuele Fontani, Amministrato.

«Il processo di localizzazione del Deposito Nazionale – ha affermato il Sottosegretario Vannia Gava – deve svolgersi nella massima trasparenza e completezza informativa verso i cittadini, spiegando in modo chiaro i motivi per cui l’Italia, come altri Paesi interessati dalle medesime problematiche, debba farsi carico di una gestione in sicurezza dei propri rifiuti radioattivi. Pertanto, la localizzazione del Deposito Nazionale scaturirà solo a valle di una procedura ampiamente partecipativa, che comprende la valutazione concertata di ogni elemento radiologico, territoriale e ambientale utile a selezionare il sito in modo ottimale»

PER SOGIN E MINISTERO IL SOCCORSO DEL SINDACO FRANCESE: «QUI TUTTO BENE»

Partecipazione, però, non significa unanimità di intenti. E allora, la propaganda comunicativa.

«All’inizio l’85% della comunità era contraria al Deposito – ha dichiarato Philippe Dallemagne, Vice Presidente del Dipartimento de l’Aube e sindaco di Soulaines-Dhuys in Francia, dove, nella regione dello Champagne è ubicato il maggior deposito francese di scorie nucleari -. Temevamo rischi per la salute e danni all’economia. Il confronto e l’esperienza hanno fugato tutte le nostre paure. Il deposito nazionale è accolto dalla popolazione come il modo più sicuro per gestire i rifiuti radioattivi di un paese e un volano per lo sviluppo del territorio che lo accoglie».

«Oggi ha inizio un essenziale momento di trasparenza e confronto – ha dichiarato Maurizio Pernice, direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radio-protezione –  che vedrà l’Isin impegnato a garantire la rigorosa e corretta applicazione delle normative nazionali e internazionali affinché gli interessi generali siano conseguiti nel pieno rispetto dei diritti dei territori».

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