Le Cronache Lucane

MORTE DI LAURA ZILIANI, CRIMINOLOGA FRANCO: PROBABILE SUICIDIO

“L’autopsia psicologica è necessaria per accertare od escludere un quadro depressivo”

#uncasoallavoltafinoallafine

MORTE DI LAURA ZILIANI, CRIMINOLOGA FRANCO: PROBABILE SUICIDIO


Criminologa Ursula Franco: “Credere alle giustificazioni di chi fallisce nelle ricerche di un disperso è il peggior errore che possa fare una Procura”

Criminologa URSULA FRANCO

L’8 agosto scorso, due escursionisti hanno trovato un cadavere in avanzato stato di decomposizione sull’argine del fiume Oglio. Quei poveri resti appartengono a Laura Ziliani, 55 anni, una donna che era scomparsa da Temù 3 mesi prima.
Due delle tre figlie di Laura Ziliani ed il fidanzato della maggiore sono indagati dalla Procura di Brescia per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Dottoressa Franco, vuole commentare per noi il servizio mandato in onda l’8 settembre dal programma “Chi l’ha visto?” ❓

Le figlie della Ziliani nell’appello fatto durante le ricerche appaiono fragili e disperate.

L’orologio con GPS della Ziliani è stato ritrovato su una panca e il suo telefono nascosto poco distante, questi due ritrovamenti pesano a favore dell’ipotesi suicidiaria. Se l’avessero uccisa non avrebbe avuto senso nascondere il suo telefono in casa quando avrebbero potuto farlo sparire o gettarlo nei pressi del cadavere dopo averlo disattivato, vale lo stesso per l’orologio.

ll 7 maggio, alle 20.10, l’auto di Laura Ziliani è stata ripresa da alcune telecamere poste all’ingresso di Temù, l’auto è stata ritrovata parcheggiata in un garage sotterraneo comunale poco distante dalla sua casa. L’orario di arrivo a Temù della Ziliani è quello di cena, Laura Ziliani si è poi allontanata da casa sua intorno alle 7.00 del mattino del giorno seguente, è pertanto inaspettato che venga rivenduto come sospetto il fatto che nessuno dei conoscenti l’abbia vista nelle circa 11 ore di permanenza a Temù posto che in quelle ore attori e comparse di questo triste caso giudiziario erano a letto. Peraltro, la Ziliani, se, come sembra, si è suicidata, di certo voglia di incontrare le amiche non ne aveva.

Le telecamere non hanno ripreso Laura Ziliani perché ha fatto una strada priva di telecamere o con telecamere non funzionanti, come quelle del ponte vicino al quale è stata ritrovata una delle sue scarpe.

Il suo corpo non è stato trovato sul percorso indicato dalle figlie perché la Ziliani non aveva riferito alle figlie il vero percorso.

Nessuno, in un secondo momento, ha portato la scarpa della Ziliani lì dove è stata ritrovata. Ipotizzarlo è contro ogni logica posto che il cadavere era a 500 metri dal luogo in cui è stata trovata la scarpa e le ragazze l’hanno riconosciuta, a che pro un assassino avrebbe portato lì la scarpa?
Per far ritrovare il corpo della Ziliani?

Nessuno ha visto la Ziliani sul sentiero perché erano da poco passate le 7 del mattino.

L’amica ha riferito che la Ziliani le aveva detto di aver dormito non 36 ore ma 24 (che è un modo di dire).
Non necessariamente la Ziliani ha collegato “ho dormito 24 ore” con “ho bevuto una tisana” posto che aveva riferito anche di essere stata molto stanca.

Credere alle giustificazioni di chi fallisce nelle ricerche di un disperso è il peggior errore che possa fare una Procura.

Dall’analisi della criminologa Franco che abbiamo pubblicato in precedenza:

🔹Le figlie hanno chiesto aiuto in tempi compatibili con una sincera richiesta d’aiuto, un comportamento interpretato inspiegabilmente da taluni come sospetto. Peraltro, nel 2012, le ragazze hanno perso il padre, Enrico Zani, di 53 anni in un incidente in montagna e convivono da sempre con una sorella autistica.
🔹Le figlie hanno riferito dettagli che avrebbero potuto tacere. Se l’avessero uccisa non avrebbero avuto ragione di raccontare dell’appuntamento delle 10.00 con la madre per recarsi in una discarica né, se l’avessero uccisa la sera prima, come ipotizzato da tanti, avrebbero riferito di averla vista con il telefono in mano intorno alle 7.00 del mattino del giorno della scomparsa.
🔹La figlia più grande ha lasciato il lavoro all’indomani della scomparsa della madre per cercarla, un comportamento inspiegabilmente interpretato da taluni a suo sfavore.
🔹I resti della Ziliani sono stati trovati nel letto di un fiume, è logico inferire che il suo corpo sia arrivato lì trasportato dalle acque e poi il limo lo abbia ricoperto ed infine, quando la portata del fiume si è ridotta, sia riaffiorato.
🔹In molti hanno parlato di “capo rasato” e sono stati smentiti dal medico legale. Un cranio sprovvisto dei capelli non è un dato inaspettato posto che il corpo della Ziliani è rimasto 3 mesi all’aperto in balia di animali ed eventi atmosferici tanto da risultare saponificato. Lo stesso vale per lo stato degli abiti che la donna indossava prima di morire.
🔹Per quanto riguarda le ricerche, l’area in cui sono stati ritrovati per caso i resti della Ziliani era stata battuta a lungo dagli addetti alle ricerche ma ciò non significa che il corpo fosse stato occultato o che non fosse lì dall’8 maggio. La casistica insegna, le ricerche non sono infallibili. Dal caso Gambirasio al caso Ceste. Di norma i tentativi di trovare giustificazioni ai propri fallimenti addotti dagli addetti alle ricerche aprono la strada ad ipotesi fantasiose, in questo caso si è parlato di occultamento post omicidiario e perfino di doppia sepoltura. E’ alquanto improbabile che un omicida seppellisca un cadavere nel letto di un fiume dal quale peraltro riaffiorerà non appena il fiume si ingrosserà ed è parimenti improbabile che un assassino faccia scattare le ricerche e poi, nel bel mezzo delle stesse, sposti il cadavere della sua vittima.
🔹La figlia più grande è stata descritta come una lavoratrice modello e non ha sottratto farmaci sul posto di lavoro ma il fatto che gli inquirenti abbiano indagato in tal senso è stato inspiegabilmente interpretato da taluni come una “svolta”.
🔹La storia del computer è stata montata dai Media al pari di quella della tisana.
🔹Sui resti della Ziliani non sono stati rilevati segni di violenza e nei suoi polmoni non è stata trovata acqua. Potrebbe trattarsi di un caso di “Morte in acqua”. Si definisce “Morte in acqua” quella morte subitanea da immersione in acque fredde probabilmente dovuta ad inibizione riflessa e arresto sincopale del cuore (idrocuzione). L’asfissia è estranea a questo tipo di morte e mancano i reperti propri dell’annegamento (Istituzioni di Medicina Legale, Clemente Puccini).

RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Con i dati a mia disposizione posso ipotizzare che l’8 maggio, poco dopo le 7.00 del mattino, Laura Ziliani sia caduta nel fiume mentre era ancora in vita, sia stata trascinata dalle correnti, abbia perso una scarpa ed i vestiti, ed infine il suo corpo si sia arenato lì dove è stato ritrovato l’8 agosto. Il fatto che non sia stata trovata acqua nei suoi polmoni mi induce a ritenere che sia morta una volta entrata nelle gelide acque del fiume per inibizione riflessa e arresto sincopale del cuore. Il fatto che la Ziliani abbia lasciato a casa il telefono cellulare e l’orologio GPS mi fa pensare ad un suicidio. La Ziliani aveva perso il marito, aveva una figlia disabile ed era in menopausa. L’autopsia psicologica è necessaria per accertare od escludere un quadro depressivo.

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