Le Cronache Lucane

IL RAMARRO, UN SAURO NON VELENOSO

Lisandro: “Nel periodo degli accoppiamenti muso e gola sono di un azzurro molto evidente”

In questo periodo in luoghi con scarsa presenza umana, lungo strade di campagna o costeggiando muretti a secco e comunque in zone incolte e soleggiate può capitare che un trambusto improvviso tra i cespugli ci faccia spaventare: “Niente pauraavvisa il naturalista Carmine Lisandroanche se non siamo riusciti a vedere cosa fosse, al 90% sarà stato un Ramarro che, spaventato dal nostro arrivo, è fuggito precipitosamente”.

“Il Ramarro occidentale o Lacerta bilineata, è un sauro non velenoso presente nel nostro territorio, con abitudini quasi esclusivamente diurne, con il corpo simile a quello delle lucertole ma più grande e robusto, infatti il maschio può arrivare a misurare, compresa la coda, oltre 40 cm.

Dal punto di vista cromatico non vi sono molte differenze tra i due sessi, infatti oltre ad avere entrambi il ventre di colore giallo, il maschio ha il dorso verde brillante con venature nere, mentre la femmina adulta, oltre alle minori dimensioni, ha una livrea che può essere verde o marrone con il corpo che è percorso da due linee longitudinali marrone chiaro, linee che sono presenti anche nei giovani ramarri e dalle quali è derivato il nome “bilineata”. Le zampe hanno cinque dita con artigli molto utili al rettile per arrampicarsi su rocce o alberi.

I Ramarri sono rettili che non si allontanano troppo dal loro rifugio se non per qualche decina di metri per trovare cibo, e quando nel periodo degli accoppiamenti vanno alla ricerca della femmina, i maschi assumono una colorazione del muso e della gola di un azzurro molto evidente, colorazione che a volte hanno anche le femmine.

In questo periodo il Ramarro diventa più nervoso nei confronti dei maschi rivali che invadono il suo areale e, dopo qualche scaramuccia, sconfitti gli eventuali contendenti è pronto ad accoppiarsi con la femmina che, durante il rapporto, per evitare che possa fuggire, viene saldamente afferrata e trattenuta ad un fianco con la bocca.  Dopo 3 o 4 settimane la femmina è pronta a deporre le uova per cui scava una buca profonda dai 10 ai15 cm. dove abbandona oltre 10 uova che ricopre.

Trascorsi oltre due mesi, i piccoli ramarri nascono già formati e in grado di badare a sé stessi.

La dieta del Rammarro è composta da insetti quali: Bruchi, Mantidi, Cerambicidi e Grilli ma, se ha l’occasione, cattura anche rettili come lucertole e piccoli serpenti o mammiferi come arvicole o topolini ed al bisogno apprezza alimenti di origine vegetale come frutta e bacche.

Pur essendo essenzialmente un predatore, è soggetto anche lui ad essere predato e,  nonostante la verde livrea lo mimetizzi molto bene nel suo ambiente, sono diversi i nemici naturali che gli danno la caccia tra i quali la Volpe e la Faina, rapaci diurni come la Poiana ed il Gheppio e rettili come il Biacco ma rischia anche di essere investito dai veicoli mentre sta al sole sulle strade.

Per aiutarlo a fronteggiare i predatori la Natura ha dotato il Ramarro di un espediente, usato anche dalle lucertole, e cioè l’autotomia, la capacità di staccarsi la coda, parte non vitale del proprio corpo, per disorientare il predatore che distratto dal movimento nervoso della coda, permette al rettile di allontanarsi. La coda dopo qualche settimana si rigenererà con una forma ed una colorazione diversa.  Bisogna ricordarsi -conclude il documentarista- che del Ramarro occidentale (Lacerta bilineata) sono vietate la detenzione, la cattura e l’uccisione in quanto è un rettile che, alla data odierna, è rigorosamente protetto dalla Convenzione di Berna (L.503/81) e dalla Direttiva CEE 92/43″.

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