A Baragiano c’è un argomento che sta scaldando l’estate già di per sé torrida, ed è la raffigurazione del “serbatoio idrico” sulla mattonella apposta a Potenza, nella Piazza dei Comuni in Parco Aurora, inaugurata solo qualche giorno fa e che raccoglie i simboli dei 131 Comuni lucani.
Il manufatto ed opera pubblica che rappresenta il paese, è una particolare tipologia edilizia a torre dotata di un serbatoio alla sua sommità, a mo’ di fungo, tesa a raccogliere l’acqua pompata dalla sua base per poi fornire la stessa al relativo bacino d’utenza. Questa soluzione per la fornitura idrica si è diffusa dalla rivoluzione industriale in poi. Raggiunto telefonicamente il Sindaco Antonio Colucci, spiega: «Su questa mattonella mi sono state anche addossate delle colpe, ma posso dire che non è stata scelta dal sottoscritto. Detto ciò nella vita bisogna essere anche rispettosi dell’operato degli altri ed avere buon senso. Sì, potevamo essere anche rappresentati da altri monumenti, ma non credo comunque che sia stata una pessima scelta in quanto quel serbatoio, e forse molti non lo sanno, è stata un’opera realizzata negli anni ‘60, all’avanguardia per l’epoca. L’Amministrazione di allora che fece conseguire questo tubo piezometrico a fungo, portò a Baragiano una vera novità in campo idrico, nuova in tutta la Basilicata. In questa opera c’è arte, ingegneria e studi architettonici non essendo la solita cisterna cubica. Chi l’ha ideata fu una persona geniale. Oggi a chi critica il manufatto baragianese, dico di portare rispetto, con educazione, anche riguardo a chi vi lavorò per la realizzazione».
Le parole del Sindaco non convincono però i baragianesi, che sostengono sarebbero state più adeguate a rappresentarli, tra le chiese quella di S. Ma-ia Assunta di origine rinascimentale che tra l’altro svetta proprio accanto al serbatoio idrico, la cappella del Patrono San Rocco, la chiesa della Santissima Annunziata del XV secolo, o l’antico e monumentale castello un tempo una delle regge più importanti della regione lucana, il campanile che svetta sul cucuzzolo, i portali delle famiglie gentilizie piuttosto che il parco archeologico del Basileus, il principe dei Peuketiantes che visse a Baragiano e fu sepolto con le armi del potere, in luogo che attesta i primi insediamenti risalenti all’età preistorica o il ponte di ferro che collega lo Scalo con il paese o ancora, persino, il “rito della spina”, nel quale i bambini dai due ai dieci anni, che i genitori vogliono mettere sotto la protezione della Madonna, passano sotto un arco di spine, seguendo un rituale ben preciso. Per quanto riguarda il toponimo potrebbe derivare da Ara Jani, Ara di Giano, tempio scoperto dal Lacava nei pressi dell’attuale paese e trasformato poi in Barajanum e quindi italianizzato in Baragiano; i Normanni la chiamavano Baresanum. Per il Racioppi deriva da barragium, termine della bassa latinità che significò sbarramento, luogo munito da sbarre destinato a pagare il pedaggio. In alcuni edifici pubblici (castello, chiesa madre, campanile, cappella dell’Annunziata) si notano delle grosse pietre di arenaria: su alcune sono incise delle lettere e dei segni che hanno fatto pensare alle mura pelasgiche. I commenti si sprecano sulla rappresentazione. Tutti concordano sul fatto che l’artista non abbia colpe, essendogli stata commissionata la mattonella in cotto artigianale, ma piuttosto per i baragianesi le colpe ricadono su chi ha scelto questo simbolo. Sulla scelta di raffigurare il paese con questa immagine Colucci conclude: «Se delle persone competenti ed esperti in materia hanno ritenuto opportuno riprodurre quest’opera che ha fatto storia, io credo che non ci sia nulla di sbagliato e non hanno tolto niente al nostro bellissimo paese». La querelle insomma non si smorza e corre via social oltre che per le strade di Baragiano.
