Le Cronache Lucane

QUE PASA EN CUBA?

Cosa succede a Cuba e perché stanno sbagliando tutti

#cuba 

Una poesia di José Martí, rivoluzionario cubano di fine ottocento

considerato tuttora a L’Avana padre della nazione, recita così:

Per l’amico sincero che mi tende la sua mano franca e per il nemico che mi strappa, non coltivo spina né bruco, coltivo la rosa bianca

È quella differenza che nessuno riesce a cogliere. E che mantiene Cuba imprevedibile.

QUE PASA EN CUBA?

Cosa succede a Cuba?

Intanto, alzi la mano chi conosce il nome di un attuale leader cubano.
Neppure a sinistra, se non tra analisti e osservatori più attenti, nessuno si fila più l’isla bonita.
A Cuba i barbudos sono appena un nostalgico ricordo e il fascino del socialismo in salsa caraibica si è lentamente spento, malinconica eclissi di un sogno tratteggiato con pastelli. Da tempo agonizzante, le onde che si infrangono sul Malecón di L’Avana oggi appaiono come la prattiana ballata di un mare salato. Eppure dal 1959 Cuba appare immutata, sembra aver fermato le lancette e continua a dividere l’Occidente.

Per alcuni rappresenta da sempre un modello alternativo al sistema capitalista, per altri è semplicemente una dittatura comunista.

I primi si sono divisi in due fazioni, da una parte i guevaristi che accusavano Castro di aver tradito gli ideali del Che, dall’altra i guevaristi che accusavano gli Usa di aver impedito a Cuba di realizzare fino in fondo il sogno rivoluzionario del Che.
Per tutti gli altri l’isola caraibica è solo l’ultima stella dello scomparso firmamento sovietico, da non disdegnare come meta turistica perché il clima è invitante e il sesso a buon mercato.
Qui si ferma la superficialità analitica occidentale, obnubilata dal più ottuso dei manicheismi.
E da qui, come ogni volta che si parla di Cuba, dobbiamo partire per comprendere cosa sta accadendo adesso.

QUE  PASA  EN  CUBA ? l’ho chiesto a FILIPPO PUGLIESE 

Manifestazioni, duramente represse dalla polizia, sono avvenute in questi giorni in diverse città cubane per protestare contro la fame e le limitazioni di libertà. 

Occorre riflettere su ciò che accade a Cuba e capire la situazione che vive oggi l’Isola.
Immediatamente riportate dai social media di Miami sono state prontamente rilanciate dagli USA come lotta contro il regime castrista e per la difesa dei diritti civili e politici.

È certamente molto contraddittorio affermare la difesa dei diritti umani e nel contempo, con un embargo totale, negare a un intero popolo il diritto di vivere secondo la scelta che esso ha fatto con una rivoluzione e non dietro a una televisione.
L’embargo è una misura molto dura che gli Stati frequentemente applicano nelle politiche internazionali, ma quando esso è totale e di lunghissima durata diventa scelta diabolica di una politica crudele e si fa violazione dei diritti umani.

Sì, proprio così !  Quello degli Usa nei confronti di Cuba è un blocco economico, finanziario, commerciale e sanitario, disumano e vergognoso che dura da sessanta anni.

Fu avviato da Kennedy nel 1962 e lo intensificò nel 1963 con la proibizione di trasportare merci americane sulle navi dirette a Cuba. Successivi provvedimenti inasprirono l’embargo fino a sanzionare pesantemente tutte le navi che avessero attaccato nei porti cubani.

Cuba è un’isola e le merci, gli approvvigionamenti quotidiani, possono arrivarci soprattutto  via mare ma le navi evitano i porti cubani per evitare pesanti sanzioni ove andassero poi nei porti americani. 

Cuba non ha nessuna ricchezza, nè materie prime su cui fare affidamento; la sua terra, per quanto fertile, viene coltivata solo a canna da zucchero e a tabacco; non ha petrolio, non ha energia elettrica, vive con materie prime che arrivano da Paese amici in braccio ai quali l’America li ha costretti: Russia, Cina, Messico, Venezuela.

L’embargo è un blocco ideologico che 13 presidenti Usa hanno posto al fine di prendere Cuba per fame e liberare così “il proprio cortile” da tutto ciò che ha odore di socialismo reale.

Obama
nel 2014 dichiarò “abbiamo fallito, non abbiamo piegato Cuba. È ora di cambiare“; affermò l’esigenza di “mettere fine a una strategia che doveva terminare da tempo” chiese “la fine di mezzo secolo di politica fallimentare nei riguardi del cortile di casa”.
Trump prima e Biden ora continuano la politica destabilizzante per strangolare l’isola. Il primo ha inserito 240 restrizioni in più sull’embargo, il secondo conferma l’inasprimento.

Oggi Cuba oltre a sopportare il vergognoso embargo deve fronteggiare anche la situazione pandemica, ma pur avendo medici di prim’ordine e pur avendo creato un proprio vaccino non può vaccinare la popolazione per mancanza delle siringhe, del gel, dei disinfettanti, delle celle frigorifero, e nessuno vuole vendergliele per non rischiare le sanzioni Usa.

Alla fame si aggiunge la salute !
È la tempesta perfetta.
Agli Usa sembra che sia arrivato il momento per strozzare economicamente il Paese, sovvertire l’ordine interno, creare una situazione ingovernabile, rovesciare la Rivoluzione.

È la vecchia tattica adottata già molte volte in America Latina: Cile, Argentina, Perù, Nicaragua, oggi il Venezuela.
Su questo scenario si sono addensate oggi le manifestazioni di protesta represse dalla polizia.

Le informazioni sono state date dai social dei cubani di Miami, fuoriusciti cacciati o in fuga da Cuba per la loro connivenza con Batista, subito riprese da Biden che ha parlato di fallimento del comunismo a Cuba, dimenticando che di fallimento già aveva parlato Obama in riferimento, però, al fallimento della politica americana nei riguardi del cortile di casa.

Sono vere queste informazioni ?

Credo di sì, però credo pure che siano orientate al sovvertimento.

Vedremo cosa diranno quelle governative e aspettiamo che si manifesti una informazione veritiera e non di parte. Certo è che proprio su queste situazioni si innesta il metodo dell’incremento dei disordini  tramite i social media.

Siamo fisicamente lontani da Cuba, tra di noi c’è chi vive nel “sogno americano” e c’è chi vive nel sogno di Fidel e dello “hombre Nuevo” di Che Guevara,  ma un appello deve unirci:
quello di Fiorella Mannoia “Se volete davvero aiutare il popolo cubano toglietegli questo embargo vergognoso che lo stritola da 60 anni. Rinnovato senza pietà anche con questa pandemia che ha messo in ginocchio economie molto solide”

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