Le Cronache Lucane

SENZA FINE LO SCONTRO FRATRICIDA PER IL SEGGIO IN CONSIGLIO: GIORGETTI PERDE DI NUOVO AL TAR

Per la Giustizia amministrativa ha vinto Carlucci, per l’Ufficio centrale circoscrizionale no: 1 non vale 1 tra i pentastellati lucani

Sul seggio pentastellato in seno al Consiglio regionale della Basilicata inizialmente attribuito a Gino Giorgetti e poi a Carmela Carlucci, la formula di stile utilizzata dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Basilicata, «torna all’esame del Collegio la questione» e via discorrendo, appare eufemistica: in realtà, ormai, si è perso il conto dei ricorsi. In casa lucana del Movimento 5stelle, lo scontro fratricida sulle regionali del marzo del 2019 portato avanti a colpi di carte bollate, sembra proprio non avere mai fine. Per Giorgetti, però, nulla da fare: anche l’ultimo ricorso è stato respinto. Com’è ampiamente noto, il primo esito elettore fu:  2977 preferenze per Giorgetti e 2970 voti per Carlucci originariamente posizionatasi come la prima dei non eletti.
Ma dal riconteggio dei voti della sezione numero 9 di Rionero in Vulture, dopo la riclassificazione di quei 10 voti contestati dall’attuale consigliere regionale, il colpo di scena: Carlucci più 3 voti su Giorgetti che perse così lo “scranno” a via Verrastro.
Sulla vicenda ci sono, oltre ai verdetti “satellite”, 2 sentenze cardine: quella del Tar di Basilicata del gennaio 2020, che ufficializzò l’elezione di Carlucci, e la successiva, di conferma, in aprile, da parte del Consiglio di Stato.
Le 2 sentenze però, per Giorgetti non bastano. C’è un documento postumo e ufficiale che, invece, gli dà ragione: è lui il terzo consigliere regionale del Movimento 5stelle.
Per la precisione, il riferimento è al verbale datato 17 luglio 2020, redatto dall’Ufficio centrale circoscrizionale.
Per effetto di tale atto, sulla carta, Giorgetti, risulterebbe «eletto avendo conseguito un totale di 2985 voti di preferenza rispetto alle 2970 preferenze attribuitegli dalle sentenze del Giudice amministrativo di primo e secondo grado» mentre Carmela Carlucci «risulta prima candidata non eletta avendo conseguito 2962 voti di preferenza rispetto alle 2970 preferenze attribuitegli dalle sentenze del Giudice amministrativo di primo e secondo grado».
Il problema, per Giorgetti, è che nessuno, laddove per nessuno si intende la Regione, l’Ufficio centrale regionale e l’Ufficio territoriale del Governo di Potenza, ha nuovamente corretto il risultato elettorale. Carta, tuttavia, non canta neanche al Tar lucano: «nel merito, nella parte in cui risulta procedibile, il ricorso è infondato».
Tra i motivi, in sintesi, quello per cui, a fronte dell’articolo 20, “Assegnazione dei seggi” della relativa legge regionale del 2018, “Sistema di elezione del presidente della Giunta e dei Consiglieri regionali”, l’atto dell’Ufficio centrale circoscrizionale del 17 luglio 2021, come spiegato dal Tar, «si connota limpidamente in termini di atipicità, risultando altresì avulso dal tipico iter formativo di cui all’articolo 20».
Quella tipologia di atto «non è contemplato dall’ordinamento, così esondando dal rigido riparto di competenze e dalla scansione in fasi e tempi procedimentali definita dal legislatore regionale, e nel contempo collidendo coi principi di tipicità e nominatività dei provvedimenti amministrativi». In più, in base al predominante principio della «certezza dei rapporti di diritto pubblico», sono previsti «rigorosi termini di decadenza entro i quali gli atti vanno contestati e, decorsi inutilmente i quali, i risultati elettorali diventano intangibili per la parte non oggetto di tempestiva impugnazione o, come nel caso di specie (il ricorso di Giorgetti, ndr), di correzione del risultato elettorale all’esito di controversia giurisdizionale».
Per questi e altri motivi, l’ennesimo ricorso dell’ex consigliere regionale del Movimento 5stelle, Gino Giorgetti, è stato respinto. I tempi cambiano, così se nella cosiddetta “prima Repubblica” le parti si sarebbero già “accordate” con qualche incarico all’escluso, i famosi ristori istituzionali, oggi, invece, a costo di trasformare la questione in un teatrino dell’assurdo, si procede sine die a colpi di ricorsi.
A questo punto, dato che la parola fine non sembra es-sere contemplata in questa vicenda del seggio penta-stellato, da attendersi, come minimo sindacale, che ci sarà un appello, l’ennesimo, al Consiglio di Stato.

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