Le Cronache Lucane

IL MITO DI FIDEL CASTRO A PEDALI DI VIGGIANELLO

Lettere lucane

Durante l’adolescenza, anch’io ero affascinato da Ernesto “Che” Guevara e da Fidel Castro. Sprovvisto di esperienza di vita e di acume analitico, credevo a tutto quello che la mitologia castrista diffondeva nel mondo attraverso i tanti intellettuali italiani entusiasti di quel finto paradiso. Potere al popolo, giustizia per gli operai, lotta contro tutti gli oppressori: ecco le parole d’ordine di quella dittatura travestita da paradiso. A Pedali di Viggianello gli amici marxisti mi parlavano di Cuba come di un modello, e io mi riempivo la testa con questa propaganda invasata. Poi, crescendo, ebbi modo di leggere resoconti da Cuba più veritieri, e dunque di mettere meglio a fuoco la natura dittatoriale e liberticida del castrismo, anche grazie all’incontro qui a Roma con alcuni dissidenti. Il colpo definitivo me lo diede la lettura di “Prima che sia notte” di Reinaldo Arenas, un capolavoro assoluto che denuncerà in eterno i troppi crimini del “paradiso” di Castro. Oggi molti cubani sono in rivolta contro la dittatura, e davvero sono rimasti in pochi, qui in Italia, a difendere quel modello. Ancora i difensori cubani della dittatura invitano tutti i “rivoluzionari” a reagire, accusando gli Stati Uniti di sobillare la rivolta. Ma la verità è che Cuba è un inferno, la povertà un flagello, i diritti civili calpestati, il dissenso represso con la violenza. Per non parlare del fatto che anche molti marxisti nostrani sono andati a Cuba – ma capisco che l’argomento crei qualche imbarazzo – più per assaporare per pochi centesimi le giovani carni delle cubane costrette dalla miseria a prostituirsi che non per ammirare la finta rivoluzione popolare del dittatore barbuto. La parola “rivoluzione” esercita sempre un grande fascino sui giovani. Purtroppo non tutti comprendono che le parole che vengono subito dopo “rivoluzione” sono sempre “terrore”, “repressione” e “dittatura”.

diconsoli@lecronache.info

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