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L’ACQUEDOTTO LUCANO E LA FIERA DELLE IPOCRISIE

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William Shakespeare si chiedeva:“cosa c’è dentro un nome?” La domanda non pare sprecata se indirizzata ad Alfonso Andretta indicato da Regione e cordata municipale alla guida di Acquedotto Lucano, cassaforte regionale dissestata, ma piena di bramosie di potere così incandescenti da scuotere perfino FI. Ora non per una questione di catasto, ma c’è da dire che la casa politica del governatore Bardi s’è spostata dalle parti malridotte di Berlusconi a quelle più modaiole della Meloni e dei suoi FdI, dove, guarda caso, pare sembrano allinearsi le simpatie del predestinato, almeno rispetto alla Rosa dei nomi circolanti. Tutto questo però non pare impensierire l’assessore forzista Francesco Cupparo che con la sua solita grammatica politica, frastagliata ed ondivaga, difende la scelta solitaria di Bardi e s’avventura in rimbrotti su cambiamento e familismo, su cui pure si dovrebbe con facilità riportarlo sulla terra, almeno sbirciando tra Regione, Consorzio di Bonifica e borgo natio, tanto per stare in un breve elenco. Per il duo forzista Piro-Moles uscito con le ossa rotte, ma pieno di positivo spirito di rivalsa valga allora Giustiniano, eternato da Dante:“I nomi sono conseguenza delle cose”.

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