Le Cronache Lucane

I VOLTEGGI NUZIALI DEL NIBBIO BRUNO

Lisandro: “Con un’apertura alare di 140/150 cm ha un battito d’ali potente e incisivo”

Il Nibbio bruno (Milvus migrans) è un uccello migratore di medie–grandi dimensioni che, per la sua capacità di adattarsi ad ogni ecosistema è il rapace tra i più diffusi al mondo che ogni anno, verso marzo/aprile, arriva dall’Africa nei nostri territori per nidificare.

Per fare la sua conoscenza, il documentarista e naturalista lucano Carmine Lisandro, ci spiega:

«Il Nibbio bruno a volte viene confuso con altri rapaci per la sua livrea dal colore marrone e la testa grigiastra molto simile al piumaggio di alcuni rapaci come la Poiana o il Falco Pecchiaiolo anche se quest’ultimi hanno una taglia più piccola, oppure lo si identifica con il suo parente più stretto, il Nibbio reale, che è riconoscibile per la corporatura più imponente e per le macchie bianche nella parte inferiore delle ali e, soprattutto per la coda marcatamente più biforcuta.

Il Nibbio bruno è lungo poco più di 50 cm., con un peso che si aggira intorno al chilogrammo ed un’apertura alare di 140/150 cm. che gli consente di avere un battito d’ali potente ed incisivo così da sfruttare, senza stancarsi più di tanto, le calde correnti ascensionali e avere un volo di esplorazione molto prolungato.

Questo esemplare -prosegue Lisandro- frequenta ambienti collinari o di pianura, preferendo, al contrario di altri rapaci, aree umide in vicinanza di fiumi e/o laghi dove mette in mostra la sua abilità come pescatore di anfibi, bisce e pesci o lo si può vedere mentre sorvola campi dove avvengono attività agricole, per catturare prede spaventate come arvicole, lucertole o grossi insetti che, una volta individuati, preda preferibilmente  sfiorando in volo il terreno.

Il Nibbio bruno è considerato anche un rapace parzialmente necrofago (cioè all’occasione si ciba anche di carogne) poiché  nei suoi giri di perlustrazione sorvola le nostre strade alla ricerca di prede rinvenendo carcasse di animali investiti, una pratica che, a volte lo rende a sua volta vittima.

Sono uccelli monogami e territoriali che nei luoghi di riproduzione si esibiscono in acrobatici voli nuziali, che precedono gli accoppiamenti scacciando eventuali intrusi.  Ogni anno rioccupa il nido dell’anno precedente o nidi abbandonati da corvidi o da altri rapaci, risistemandolo e dove tra aprile e giugno, la femmina dopo l’accoppiamento depone 2/3 uova bianche macchiate da puntini color arancio che, quasi sempre, cova da sola per circa un mese, mentre il maschio ha il compito di procacciare il cibo per la compagna e per i piccoli che vengono imbeccati solo dalla madre in quanto il maschio non è in grado di nutrirli.

Dopo circa un mese e mezzo, i pulli imparano a volare aiutati dal padre per poi, allontanarsi gradualmente dai genitori.

Il Nibbio bruno in Europa è considerata una specie molto vulnerabile per cui è tutelato dalla Direttiva Uccelli, dalle Convenzioni di Bonn e di Berna e dalla Legge Nazionale n. 157/1992 anche se, purtroppo, le cause della sua morte sono molteplici: come il nutrirsi di animali morti perché avvelenati da pesticidi, l’uccisione da parte di bracconieri, l’impatto con cavi di alta tensione o con pale eoliche.

Verso fine settembre ci lascia per svernare nel continente africano e, considerato che la sua aspettativa di vita in natura è di oltre vent’anni, mi auguro di rivederlo la prossima primavera” conclude Lisandro.

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