Le Cronache Lucane

DAI DOMICILIARI AL CARCERE: RESPINTO IL RICORSO DI PISTRITTO

Il siciliano è accusato di estorsioni, il Riesame accolse l’appello del Pm: la Cassazione conferma

Indotto del Centro olio “Tempa Rossa” della Total a Corleto Perticara, estrazioni petrolifere e l’ombra della mafia: per il 53enne di Gela, Vincenzo Pistritto, giusto aprire i cancelli del carcere. Il Gip del Tribunale di Potenza, nell’aprile dell’anno scorso, applicò, nei confronti di Pistritto indagato per «plurime condotte estorsive ai danni di propri dipendenti», la misura cautelare degli arresti domiciliari in accoglimento parziale della richiesta del Pm che, invece, ravvisando l’aggravante del «metodo mafioso», esclusa, però, dal Gip, aveva chiesto la custodia cautelare in carcere.

Su appello proposto dal Pm, l’inchiesta è stata condotta dalla Direzione distrettuale antimafia presso la Procura di Potenza, il Tribunale della libertà del capoluogo dispose, a luglio, la misura custodiale intramuraria sospendendo l’esecuzione dell’aggravamento del regime custodiale sino alla scadenza del termine per impugnarla.

L’ordinanza, infatti, è stata impugnata, ma adesso c’è la definitività col verdetto della Cassazione che ha respinto il ricorso di Pistritto. In particolare, il Riesame di Potenza aveva propeso per il carcere, previa valorizzazione di precise emergenze indiziarie dalle quali emergeva la «ricorrenza di un metodo prevaricatorio utilizzato da Pistritto», oltre alla «diffusa soggezione riscontrata all’interno dell’ambiente lavorativo». L’antimafia potentina ritiene il siciliano responsabile di aver estorto «consistenti somme di denaro» ad operai impegnati nella costruzione del Centro oli della Total in Basilicata. In occasione dell’arresto, era stata sequestrata anche la somma di 62mila euro.

Pistritto, che per l’accusa avrebbe agito «con metodo mafioso», è «gravemente indiziato» di aver avviato un’estorsione «stabile, duratura e sistematica» nei confronti degli operai di una società. In qualità di addetto alla gestione del personale di una delle ditte, la «Tc srl», e «con metodi intimidatori», per gli inquirenti anche «con l’uso di armi», Pistritto «aveva costretto gli operai a versargli il denaro ogni mese, quale corrispettivo della loro assunzione».

Gli operai, come emerso dalle indagini, erano «quasi tutti suoi conterranei». Per cui, secondo l’ipotesi accusatorio, «mensilmente» Pistritto «ogni volta che ritiravano lo stipendio», intascava «una consistente somma di denaro».

Ferdinando Moliterni

3807454583

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