Le Cronache Lucane

GLI ERRORI DEI SINDACATI E DEI LAVORATORI ATIPICI

lettere lucane

Io provo molta rabbia nei confronti dei sindacati. Rabbia perché negli ultimi decenni si sono accontentati di tutelare sempre di più i protetti, i lavoratori a tempo indeterminato o i garantiti dai contratti nazionali del lavoro. E se ne sono altamente fregati degli atipici, degli stagionali, delle partite Iva, dei lavoratori a progetto, ecc. Perché difendere questi milioni di lavoratori precari significa sudare, faticare, trattare caso per caso nella terra di nessuno del lavoro flessibile, episodico, saltuario, soggetto ai capricci del mondo produttivo. Il sindacato italiano è sempre più odiato perché si è ridotto a rappresentare principalmente la parte più facile del mercato del lavoro, ovvero pensionati e garantiti, quasi sempre riconducibili al mondo pubblico o alla grande industria privata. E gli altri? Gli altri sono stati lasciati senza protezioni in mare aperto tra gli squali del fisco e i pescecani dell’impresa rapace. Aggiungo che nonostante siano milioni – anche se da inizio pandemia il numero si sta riducendo a rapidità vertiginosa – nessun partito politico ha mai saputo davvero rappresentarli, forse perché disomogeneo culturalmente e ideologicamente. Tuttavia non posso non fare una ferma critica anche a noi che non abbiamo un contratto a tempo indeterminato. Il problema è che noi atipici siamo atipici non solo per necessità ma anche per vocazione, perché siamo portati a essere individualisti e solitari nella contrattazione. Questo ci rende fortissimi quando siamo forti, ma debolissimi quando siamo deboli. Forse è arrivato il momento di fare anche noi autocritica, e di provare a sindacalizzare, sia pure in maniera moderna e dinamica, il nostro lavoro. Perché un cattivo sindacato non è soltanto figlio di cattivi sindacalisti, ma anche di una classe lavoratrice che non sa organizzarsi e condividere con generosità problemi e soluzioni.

diconsoli@lecronache.info

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