Per quanto comunque immotivato, trattandosi di ombre su certo utilizzo dei soldi pubblici, il silenzio che il presidente Bardi ha per mesi opposto sul “giallo” delle missioni del viaggiatore misterioso, poteva rientrare in un’ottica di strategia difensiva plausibile in assenza della “prova provata”. Adesso, però, che risuona il canto dei documenti ufficiali conservati nella “cassaforte” del Dipartimento di Presidenza, il mutismo di Bardi assume ben altra connotazione.
Come riportato da Cronache Lucane il viaggiatore mascherato è il capo Ufficio stampa della Giunta regionale, Massimo Calenda. Se il caso non fosse ammantato di mistero, sarebbe tutto più lineare. E invece no e c’è pure un però, un altro, molto importante: non è una la «missione» sospetta, ma sono 2. Oltre al viaggio con l’auto blu del 5 febbraio 2019 per partecipare a una «Conferenza Stato-Regioni», che però ufficialmente non risulta, c’è anche l’autorizzazione al rimborso per la «missione» del 15 gennaio 2020. La motivazione è identica: «Conferenza Stato-Regioni».
A differenza della prima circostanza, come dai verbali della Conferenza stessa, nonchè dalle convocazioni dal calendario ufficiale, la seconda, invece, si è svolta. Tuttavia, il “giallo” non è di così semplice soluzione. Anche per la «missione» di gennaio dell’anno scorso, vari gli interrogativi inevasi. Innanzitutto per «l’utilizzo dell’autovettura dell’Amministrazione», Calenda potrebbe essersi avvalso anche dell’autista. Dettaglio importante perchè certe spese oltre, così, a lievitare poiché raddoppiate per due persone, andrebbero per questa seconda «missione» raddoppiate anche per 2 giorni.
La Conferenza Stato-Regioni del 15 gennaio dell’anno scorso ha affrontato diverse tematiche tra cui la sola ipoteticamente attinente con la presenza di Calenda sembra essere la seguente: valutazioni sul Programma di iniziative per i 50 anni dell’istituzione delle Regioni a statuto ordinario. Ipoteticamente poichè come è possibile desumere da un altro documento, il segretario generale del Cinsedo ha semplicemente reso un’informativa sulle decisioni assunte dal gruppo tecnico sulle iniziative di celebrazione dell’anniversario delle Regioni a statuto ordinario.
A non tornare, poi, è la permanenza di Calenda a Roma anche a Conferenza Stato-Regioni ultimata. Come sottoscritto da Calenda, è partito da Potenza alle 8 del 15 gennaio ed è rientrato alle 15 e 30 del giorno successivo: il 16 gennaio 2020. In linea generale, il trattamento economico delle missioni, così come disciplinato dalla Regione Basilicata, è comprensivo delle spese di trasporto, nonchè di vitto e pernottamento. Che la «missione» sia stata motivata o meno, in attesa dei chiarimenti del presidente Bardi, un dettaglio normativo farebbe saltare in aria il “castello di carta”.
L’allora ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, convocò la Conferenza StatoRegione del 15 gennaio, il giorno 8 dello stesso mese. Come prescritto dal testo normativo “Disciplina delle missioni del personale del comparto della Giunta regionale”, l’autorizzazione alla missione, di norma, «deve essere richiesta entro 5 giorni prima dell’inizio della stessa». Quel «di norma» non deve essere equivocato con la differenza tra termine perentorio e ordinatorio. La locuzione è inserita appositamente poichè sono contemplati, dallo stesso testo normativo citato, anche i casi di «eccezionale urgenza» che codificati seguono evidentemente altra prassi.
Ma la vicenda del viaggiatore Calenda, non rientra nell’«eccezionale urgenza». Ad ogni modo, la Conferenza Stato-Regioni è stata convocata l’8 gennaio e per la Regione Basilicata la «missione» deve essere autorizzata 5 giorni prima, e quindi sarebbe dovuta avvenire entro il 10 gennaio. Così, però, non è stato. Anche qui i conti, non economici, ma temporali, non tornano. Il documento ufficiale del Dipartimento di Presidenza, riporta la data del «13 gennaio 2020». Abbondando, soltanto 3 giorni prima l’evento. Il duo napoletanto BardiCalenda, sembra così incastrato nel più classico dei colli di bottiglia. Il silenzio, non aiutare nè a fare chiarezza e ripristinare la trasparenza, né tantomeno ad imboccare l’uscita dal vicolo cieco del “giallo” delle missioni a Roma rimborsate con i soldi pubblici.
