Le Cronache Lucane

ALLA SCOPERTA DEL CORMORANO

Lisandro, autore di “Lucania a Nord Ovest” ci racconta le meraviglie di questo volatile


«Quando di primo mattino, vedo arrivare attraverso le Gole del Platano una coppia o un gruppo più o meno nutrito di grossi volatili neri, disposti a cuneo, non mi posso sbagliare sono i Cormorani, uccelli che ogni anno, dopo aver volato per decine di km provenienti da Sud, giungono in autunno inoltrato per frequentare le nostre zone umide» asserisce Carmine Lisandro, documentarista e naturalista lucano.

«Il Cormorano chiamato anche Corvo Marino (Phalacrocorax Carbo), è un uccello acquatico che ha, in entrambi i sessi, un piumaggio nero con sfumature più chiare alla gola e sulla parte superiore delle ali; il corpo è snello e lungo quasi 1 metro con un’apertura alare sui 140 cm ed un peso di circa 3 Kg. I giovani, invece, hanno una colorazione brunastra. Il collo lungo e flessibile, a forma di S, è utile per ingoiare prede anche di taglia grande, la testa ha due occhi verdi brillanti ed un becco giallo, affilato e ricurvo adatto a trattenere le prede.

Le zampe nere sono robuste ed hanno 4 dita unite da una membrana che permettono al Cormorano di nuotare con facilità sulla superficie dell’acqua o di avere, quando fugge, la spinta giusta per spiccare il volo e, soprattutto quando si immerge per oltre un minuto, per meglio inseguire i pesci ad una profondità che può arrivare anche a 9 metri.

Nelle nostre zone – prosegue Lisandro- è costretto a cercare prede in acque non molto alte, tanto che alcuni si fermano lungo il fiume alla ricerca di trote, scardole, cavedani, barbi, molluschi o crostacei, altri invece si indirizzano verso i laghetti collinari artificiali, presenti in gran numero nel nostro territorio, al cui interno vi sono carpe o persico-trota.

Nella ricerca quotidiana di prede deve condividere l’areale con animali che hanno una alimentazione simile come l’airone cenerino, l’airone bianco maggiore, la garzetta o il tuffetto, anche se, rispetto a loro, ha la particolarità di riuscire a muovere gli occhi, cosa che lo aiuta tantissimo nel catturare i pesci.   

Il Cormorano pur avendo le zampe palmate è in grado di posarsi con naturalezza sui rami degli alberi sia per riposarsi o pernottare, sia quando dopo le numerose immersioni che compie è costretto a stare per diverso tempo con le ali aperte per asciugarle, non avendo come ad esempio il Martin pescatore o il Merlo acquaiolo, piume impermeabili.

All’inizio della primavera, durante il periodo di corteggiamento, gli adulti assumono un piumaggio bianco nella zona del collo, del capo e su parti delle cosce. I nidi vengono costruiti nelle gole, in luoghi poco accessibili, dove allevano la prole che dovrà essere nutrita da entrambi i genitori anche più volte al giorno per circa 60 giorni per diventare poi indipendente.

In alcuni paesi asiatici, purtroppo –conclude Lisandro- da millenni utilizzano i Cormorani addomesticati, come pescatori di pesce e, per impedire che possano ingoiare le prede più grandi, usano mettergli al collo un anello o un laccio».

Le Cronache Lucane
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