Le Cronache Lucane

TETTI DI SPESA, LA STORIA SI RIPETE, IL TAR “BOCCIA” REGIONE E ASP

Strutture sanitarie accreditate: «criticità metodologiche» riscontrate dal Tribunale, che già si era “opposto” nel 2018. Leone: «Lavoriamo a soluzione razionale»

Tetti di spesa per le strutture sanitarie accreditate: è giunta nei giorni scorsi la sentenza del Tar, l’ennesima, su di una questione che si trascina da diversi anni. L’Ente amministrativo ha nei fatti accolto il ricorso proposto da I.t.d Istituto per il Trattamento del Dolore s.r.l., contro la Regione Basilicata e l’Asp. Un risultato che non è “nuovo”, visto che il Tar con la sentenza n. 700/19 aveva già obbligato laRegione a rivedere i criteri di assegnazione dei tetti per le strutture accreditate per l’anno 2018. Una questione che più volte abbiamo affrontato su queste colonne e che, nel tempo, si è “arricchita” di vari interventi. L’ultimo, in ordine temporale, è stato quello dell’Aspat nel dicembre scorso, che aveva proceduto ad una diffida della Regione.

CRITICITÀ «METODOLOGICHE» E NON SOLO

Nelle motivazioni prodotte dal Tribunale,si legge, che «nel merito, il ricorso è fondato. Colgono nel segno le dedotte censure di erroneità dell’istruttoria e della motivazione degli atti impugnati, nonché di eccesso di potere per irragionevolezza». «In effetti – si legge nella sentenza del Tar la Dgr n. 67 del 2019 ha così stabilito i criteri per la fissazione del tetto dispesa per ciascuna struttura accreditata: media delle produzioni non nulle riferite al triennio precedente all’anno di riferimento, ricondotte in modo proporzionale alla spesa; i valori definiti con il criterio precedente, non possono superare il 20% rispetto al valore dell’anno precedente; alle strutture i cui valori, definiti con il criterio precedente, risultino inferiori a € 100.000,00 e risultino inferiorir ispetto al valore assegnato nell’anno precedente,siriconosce lo stesso valore dell’anno precedente». Nell’analisi formulata dal Tribunale amministrativo, «emerge subito una prima criticità metodologica, costituita dalla scelta di assumere a base di computo del criterio la “media delle produzioni non nulle riferite al triennio precedente all’anno di riferimento”.

In modo particolare, nella documentazione relativa alla sentenza, in merito al citato criterio, il Tar ha evidenziato che «in disparte la non perspicua formulazione, infatti, è di piana evidenza che la produzione del triennio precedente non può essere utilizzata per la determinazione dei tetti dispesa per il 2019 e 2020, costituendo il risultato di provvedimenti annullati, come si è osservato».In altri termini, asserisce il Tar, «ilfatturato delle strutture accreditate negli anni dal 2016 al 2018 è stato inevitabilmente condizionato da atti regionali rivelatisi illegittimi. Determinante, in tale prospettiva, è invero la considerazione dell’incertezza circa la remunerazione delle prestazioni rese dalle strutture sanitarie in eccedenza rispetto ai quantitativirisultanti dagli atti programmatori illegittimi. Ne consegue – ha asserito il Tar l’irragionevolezza e l’irrazionalità della scelta dell’Amministrazione di porre proprio tali dati a consuntivo a base di computo perla determinazione dei tetti di spesa futuri».

«PREMIATE LE STRUTTURE MAGGIORI»

Nelle sue ragioni, il Tribunale ha in aggiunta evidenziato «l’inaccettabile risultato di assicurare riviviscenza di effetti ai provvedimenti già caducati da questo Tribunale,posto che irisultatifrutto dell’illegittimo agere amministrativo finiscono coll’essere determinanti perla fissazione dei tetti di spesa per il 2019 e 2020». Ma, come evidenziato dal Tar, «le avversate deliberazioni giuntali prestano ilfianco a una seconda e altrettanto evidente criticità». In questo frangente, è preso dimira dal Tribunale il criterio secondo cui “i valori definiti con il precedente criterio, non possono superare il 20% rispetto al valore dell’anno passato”. Nell’analisi del Tar, anche in questo caso, è sottolineato che il criterio «premia le strutture che abbiano fatto registrare incrementi di fatturato (si badi, eccedenti il tetto di spesa assegnato), con un incremento fino al 20% del “valore dell’anno precedente”. In tal modo, tuttavia, si finisce col favorire gli operatori economici di maggiori dimensioni,strutturalmente in grado di sostenere comunque le prestazioni extra budget e quindi di consentire significativi incrementi delle risorse disponibili, a discapito delle strutture di minori dimensioni».

Nel contempo, secondo il Tar, le strutture sono chiamate a programmare le proprie attività «su un volume complessivo prestazionale quanto più possibile superiore ai quantitativi risultanti dai programmi preventivamente approvati dalle Aziende sanitarie ,salvo a dover confidare, per il residuo, sul risultato di un’operazione il cui esito esula da adeguate possibilità di previsione e che, in buona sostanza, impone l’effettuazione di prestazioni in una oggettiva situazione di incertezza circa l’effettiva remunerazione di esse da parte del sistema sanitario regionale, anche perla mancata previsione di meccanismi di regressione tariffaria». Secondo il Tribunale amministrativo, quindi, ne consegue che «il meccanismo così delineato non costituisca regola idonea a consentire agli operatori delsettore di accedere a un valore certo, quantomeno determinabile a priori, in relazione al quale orientare la propria attività imprenditoriale. In altri termini, va riconosciuto e valorizzato anche l’interesse degli operatori privati ad agire con logica imprenditoriale sulla base di un quadro, nei limiti del possibile, certo e chiaro circa le prestazioni remunerabili».

LA RISPOSTA DI LEONE

Anche l’assessore Leone ha commentato la sentenza del Tar: «La questione dei tetti dispesa perla specialistica ambulatoriale è un tema molto controverso, che come tutti sanno si ripropone ormai da alcuni anni e che richiede una soluzione razionale e definitiva. Il governo regionale – ha detto Leone ne è perfettamente consapevole e proprio per questo nel novembre scorso, ben prima cioè della recente sentenza del Tar, abbiamo stipulato una convenzione con l’Università di Tor Vergata per studiare tutti gli aspetti del problema avvalendoci di un supporto specialistico di alta qualità. Non appena avremo definito una proposta risolutiva, spero in breve tempo, saremo ben lieti di riprendere anche il confronto con le associazioni di categoria per aprire una fase nuova nella gestione dei servizi sanitarisul territorio che sia sempre più aderente ai bisogni di salute dei cittadini».

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