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DEPOSITO SCORIE RADIOATTIVE, TAVOLO TECNICO “STRUTTURA ANTROPICA”

Analizzate le aree dell’Alto Bradano ritenute potenzialmente idonee dalla Sogin. Rosa: “Classificazione su dati vecchi, che non tiene conto delle peculiarità produttive e paesaggistiche del territorio”. Bardi: “Il nostro no si basa anche su solide motivazioni scientifiche”

Un’area fortemente vocata all’agricoltura, con più di mille aziende impegnate soprattutto nell’attività cerealicola di altissima qualità, con produzioni come il grano Senatore Cappelli e la lenticchia dop di Altamura; un’area che rientra nella proposta di delimitazione delle zone di interesse archeologico del Piano paesaggistico regionale in corso di elaborazione, caratterizzata da molte masserie, fontane, alcune delle quali già vincolate, e tratturi che definiscono un paesaggio agrario antico e intatto, pur nella trasformazione delle tipologie agrarie avvenuta nel corso degli anni; un’area che coincide con la zona dell’antica via Appia indicata nella proposta progettuale del Ministero dei beni culturali denominata “Appia regina viarum” e che un altro ministero, quello dello Sviluppo economico, ha individuato per la realizzazione di progetti di “agricoltura di precisione”, dove da più di trent’anni si attende l’avvio (forse imminente) del completamento del Distretto G, che consentirà di irrigare un territorio molto vasto.

 

È l’area fra Genzano, Acerenza, Oppido lucano e Irsina, dove la Sogin ha individuato 7 zone (indicate con le sigle PZ 8, PZ 9, PZ 10, PZ 12, PZ 13, PZ 14 e MT _ PZ 6) classificate nella categoria C (aree in zona sismica 2) della carta dei siti potenzialmente idonei alla localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari.

“Una classificazione basata su informazioni vecchie e parziali e su un quadro evidentemente non aggiornato – afferma l’assessore regionale all’Ambiente Gianni Rosa -, che non tiene conto delle peculiarità produttive, paesaggistiche ed archeologiche di questo territorio e degli ingenti investimenti pubblici programmati dalla Regione e dallo Stato, con il coinvolgimento diretto di almeno tre Ministeri, per lo sviluppo del cosiddetto ‘granaio della Basilicata’, cioè a supporto di produzioni agricole di altissima qualità e dei beni culturali ed ambientali di grande interesse che sono presenti in quella zona”.

 

Ed è proprio per evidenziare queste caratteristiche del territorio dell’area bradanica che il gruppo di lavoro sulla “struttura antropica”, uno dei cinque istituiti presso il Dipartimento Ambiente della Regione per formulare le osservazioni tecniche che saranno inviate all’inizio di marzo per motivare la ferma opposizione della Regione ad ogni ipotesi di insediamento in Basilicata del deposito dei rifiuti nucleari, si è riunito nei giorni scorsi con i sindaci di Genzano, Oppido Lucano ed Acerenza ed i rappresentanti dell’Ordine degli agronomi di Matera, dell’Apt, delle Soprintendenze paesaggistica ed archeologica del Mibact, dell’Unibas, con i consulenti che si occupano del Piano paesaggistico regionale ed i funzionari del Dipartimento Agricoltura della Regione.

 

Il gruppo di lavoro, coordinato dall’architetto Anna Abate del Dipartimento Ambiente, si riunirà nuovamente nella prossima settimana per analizzare i problemi e le caratteristiche della struttura antropica delle altre aree individuate nella carta dei siti potenzialmente idonei nei territori di Matera, Montescaglioso, Bernalda e Montalbano Jonico.

 

“Come si vede – afferma il presidente della Regione Vito Bardi – la nostra opposizione netta alla localizzazione del deposito in Basilicata, si basa anche su solide motivazioni scientifiche, che riguardano le caratteristiche e le vocazioni dei nostri territori. Ringrazio i nostri tecnici ed i rappresentanti di tutte le istituzioni, degli ordini professionali e del tessuto associativo che ci stanno supportando in queste ore. L’attività dei gruppi di lavoro prosegue in un rapporto trasparente e proficuo con i territori, e credo che saremo in grado di produrre osservazioni molto ben curate e approfondite su tutti i siti indicati dalla Sogin e sui vari aspetti tematici. Osservazioni che rafforzano il nostro no chiaro e forte a qualunque ipotesi di ubicazione in Basilicata di una simile realizzazione”.

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