Le Cronache Lucane

“L’U.DI.CON DICE NO AL DEPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI”

“12 siti renderebbero la Regione una bomba ad orologeria”

Voce unanime in Basilicata per dire ‘No’ all’ipotesi di installazione del Deposito nazionale di scorie radioattive. Anche l’U.Di.Con. di Basilicata, attraverso il suo Presidente regionale Severino Notarfrancesco, si esprime in maniera negativa verso l’ipotesi lucana a seguito della pubblicazione della “Carta dei siti idonei” che inserisce la nostra regione accanto ad altre sette con una paventata idea territoriale che metterebbe a rischio ben 67 centri italiani. “Per quanto riguarda la Basilicata- sostiene Notarfrancesco- la nostra terra ha già sofferto in termini di sventramento territoriale a causa del petrolio, ma anche a causa delle stesse scorie nucleari depositate per lungo tempo nel sito di Rotondella. Oggi, alla luce dell’elevato numero di lucani ammalati di gravi patologie cancerogene, non sarebbe proprio opportuno condannare ulteriormente una terra già abbondantemente martoriata”.

Notarfrancesco, a nome dell’U.Di.Con. auspica che la politica locale, senza distinzione di colore e bandiera, per una volta “faccia sentire la propria voce e si unisca contro l’ipotesi di deposito nazionale di scorie nucleari, opponendosi con tutte le proprie forze. Occorre ricordare la protesta di Scanzano con cittadini e sindaci lucani a cui io stesso ho partecipato. Una protesta avvenuta diciassette anni fa che riuscì a fermare la realizzazione del sito in quell’area.

Come era prevedibile – aggiunge il Presidente lucano U.Di.Con.- oggi si riprova a piegare i cittadini e a massacrare ancora i territori. E’giunto nuovamente il momento- dice Notarfrancesco- di fare barriera tutti insieme per salvare il salvabile in una terra che è fin troppo depauperata e che è diventata da tempo ‘terra di nessuno’.”. E’ da ritenere inutile un’ipotesi lucana proprio perché la nostra terra è anche a rischio terremoti essendo in zona con sismicità 2, ovvero con rischio medio-alto. Basti ricordare i danni riportati dopo il terremoto del 1857 che provocò oltre 10mila morti tra Val d’Agri e Vallo di Diano. Appare dunque una beffa e al contempo un pericolo l’aver individuato in Basilicata ben 12 siti di stoccaggio, facendo sì che la regione (piccola rispetto ad esempio al Lazio che ne conterebbe 22 e alla Sardegna che ne individuerebbe 14) possa diventare un’ennesima bomba ad orologeria.

Notarfrancesco conclude auspicando che “in un momento così delicato, non si sia pubblicata una carta per l’individuazione dei siti per deposito e parco tecnologico, pur avendo magari già deciso quale debbano essere le regioni prescelte. Per la Basilicata sarebbe un ulteriore rischio che non ci si può più permettere”.

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