Le Cronache Lucane

SEL, NOMINA MODRONE: IL LEGHISTA VERSO LA VITTORIA ANCHE AL CDS

Per l’appello, Scavone ha richiesto il patrocinio a spese dello Stato che gli è stato però negato: «Prospettazioni manifestatamente infondate»

Le argomentazioni poste a base del ricorso, «sulla base di valutazione delle circostanze di fatto e di diritto», «appaiono manifestamente infondate». Per il leghista Luigi Modrone, riguardo alla piena leggitimità della sua nomina ad Amministratore unico della Società energetica lucana (Sel), interamente partecipata dalla Regione, dopo la vittoria dello scorso settembre al Tribunale amministrativo regionale (Tar) della Basilicata, il trionfo bis è come già scritto. La controversia giuridica ha origine quando, nel maggio scorso, Nicola Scavone è insorto avverso il silenzio serbato dalla Sel sulla sua istanza, presentata a marzo, di accesso al verbale del Collegio sindacale dello stesso mese. Verbale fondamentale poichè concernente la verifica del possesso dei requisiti, in capo a Modrone, nell’ambito della procedura di nomina dell’Amministratore unico della Sel. Il Tar contestualmente al rigetto del ricorso di Scavone, ha revocato il gratuito patrocinio a spese dello Stato che a lui era stato provvisoriamente concesso. Nicola Scavone, tuttavia, «soggetto potenzialmente aspirante alla titolarità della carica», ha perso la causa, tra l’altro il collegio giudicante ha disposto per lui il pagamento di mille euro, per le spese, in favore di Sel e di altri mille euro in favore di Modrone, ha nuovamente presentato istanza per ottenere «il patrocinio a spese dello Stato», questa volta, però, in relazione al ricorso davanti al Consiglio di Stato.

Come fu per la prima volta che lo ottenne, stando alla documentazione, Scavone, come rilevato dai massimi giudici amministrativi italiani, è in possesso delle condizioni cui l’ammissione al beneficio è subordinata. Ma c’è un però ostativo, ed è quello citato: «le prospettazioni difensive dell’istante appaiono manifestatamente infondate». La causa, in estrema sintesi, appare così pretestuosa, ovvero priva di fondamento, da non poter essere finanziata con i soldi dello Stato. In questo caso, inoltre, per il Consiglio di Stato che ha negato l’ammissione al patricinio gratuito, Schiavone, verosimilmente, vorrebbe con l’appello la riforma di una sentenza di primo grado che, però, ha già sufficientemente evidenziato il cosiddetto difetto di prova. La Sel, come da mission, esplica la sua attività nel settore dei servizi pubblici e nel settore dell’energia e pertanto rientra nel novero delle società pubbliche: pubblico è il suo socio unico, la Regione Basilicata, pubblica è la natura dei servizio da essa prestato e pubblici sono i fini istituzionali perseguiti con la sua costituzione.

Di conseguenza, in linea generica, il diritto di accesso agli atti della pubblica amministrazione a chiunque vi abbia interesse è garantita, ma come come da quadro normativo descritto dal Tar, il legislatore «non ha tuttavia voluto introdurre un’azione popolare volta a consentire un controllo generalizzato sull’attività amministrativa». Per questo, vengono definiti «interessati» all’accesso non tutti i soggetti «indiscriminatamente», ma soltanto i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano «un interesse diretto, concreto e attuale», corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso. Di qui la naturale conseguenza rappresentata per Scavone dall’esito negativo della causa. Scavone non risulta aver preso parte alla procedura comparativa sottesa alla nomina dell’Amministratore unico della Sel , motivo per cui la sua richiesta di accesso agli atti è stata giudicata carente dell’esigenza di tutela di una concreta posizione giuridica soggettiva. Esito negativo già cristallizato in primo grado, ed ora ulteriormente tratteggiato dal Consiglio di Stato con il decreto specifico: «Le prospettazioni difensive dell’istante appaiono manifestatamente infondate».

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