Gazzetta del Mezzogiorno: il rischio è di passare dalla padella alla brace. Dopo il fallimento per la gestione dell’ex editore Mario Ciancio Sanifilippo, in Sicilia attualmente sottoposto a procedimento penale per concorso esterno in associazione mafiosa, e la società editrice Edisud SpA che risulta tra le scatole cinesi dell’imprenditore Fusillo coinvolto nel crack della Popolare di Bari in riferimento alla milionaria «casa del debito» sull’asse Fimco-Cufin, potrebbe adesso finire nelle mani del gruppo barese Ladisa che si occupa di ristorazione collettiva. Tramite la controllata Ledi, la società ha confermato la volontà di partecipare al bando del Tribunale del capoluogo pugliese relativo, nell’ambito di azioni finalizzate al salvataggio, all’asta fallimentare per il fitto del ramo d’azienda di Editrice del Sud-Edisud Spa in fallimento e in esercizio provvisorio.
Vicende giudiziarie e Gazzetta del Mezzogiorno: il probabile nuovo incrocio. La società Ladisa ha già ricevuto più volte la “visita” della Guardia di Finanza in esecuzione di decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Bari. Un anno fa, la stessa azienda informava che erano stati 3 «in 7 mesi». Una delle inchieste degli inquirenti pugliesi punta in alto. Coinvolto anche, in qualità di capo di Gabinetto del governatore Emiliano, Claudio Stefanazzi. Tra le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, agli amministratori della barese Ladisa, l’«abuso d’ufficio e truffa in concorso». La perquisizione di un anno fa ha riguardato l’organizzazione e la gestione di un Piano Formativo Aziendale per 107 dipendenti, finanziato nel 2016 per circa 700mila euro con mezzi propri e per la stessa somma con fondi europei, ed «ha comportato l’acquisizione di documenti in gran parte già sottoposti a sequestro nel corso delle due precedenti perquisizioni».
Il perimetro delle indagini, in estrema sintesi, un corso di formazione finanziato dalla Regione Puglia, fatto presso la società Ladisa Srl e gestito dalla società per la quale lavorava la moglie di Stefanazzi. I filoni di indagine, però, sono più d’uno. Stefanazzi e Ladisa, inoltre, sono indagati anche in un’altra inchiesta che coinvolge il presidente Emiliano per presunti illeciti legati al finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017.
Nell’inchiesta sulle primarie, si ipotizzano i reati, a vario titolo contestati, di abuso d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, risalenti al 2018, e concorso in reati tributari per l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L’ipotesi dell’accusa è che il governatore pugliese in concorso con il suo capo di gabinetto avrebbero indotto due società pugliesi, tra cui Ladisa, «entrambe in rapporti con la Regione Puglia per finanziamenti, contributi e concezione di servizi», a pagare un debito ad un’agenzia di comunicazione che aveva curato parte della campagna elettorale di Emiliano per le primarie del Pd del 30 aprile 2017. Informazione a parte, intorno alla Gazzetta del Mezzogiorno continuano a gravitare interessi di potere, che con le notizie sembrano avere poco a che fare.
Nonostante il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, abbia assicurato personalmente la propria «attenzione costante» per salvaguardare la testata e l’occupazione, l’interessamento dei governatori Bardi ed Emiliano, un futuro nitido all’orizzonte non si intravede. Tra l’altro proprio in questi giorni sta tenendo banco la doglianza della Soprintendenza ai beni storici della Puglia che insiste, anche se il giudice delegato ha già respinto le richieste dell’ufficio periferico del ministero dei Beni culturali, sul fatto che il Tribunale debba ritirare il bando di fitto del ramo d’azienda citato poiché «illegittimo». Molte ombre e poche luci e qualche certezza: i debiti milionari. A fine mese due udienze con i creditori per l’esame dello stato passivo dinanzi ai giudici delegati.
