Le Cronache Lucane

LE RAGIONI DELLA DEBOLEZZA DEI MEDICI DI BASE

Lettere lucane

Sono molto affezionato ai medici di base dei nostri paesi. Essendo residente a Roma, ne ho uno qui, ma quando ho qualche sintomo chiamo sempre e solo un medico di Flumeri, un piccolo paese dell’Irpinia. A Roma conosco molti medici, ma io mi fido solo di lui, di Michele Ciasullo, un medico di straordinaria saggezza, che circa quindici anni fa mi fece conoscere Franco Arminio. Il medico di base dei paesi è spesso una figura saggia che riesce a capire al volo ciò che hai, perché è abituato a sentirne e a vederne tante. Se poi ama studiare e ha competenze in psicologia, allora diventa un vero punto di riferimento. Fino a due decenni fa del medico di base ci si fidava come del prete. Poi, di colpo, qualcosa è cambiato. I cittadini hanno iniziato a leggere su internet informazioni sulle malattie, gli apparecchi diagnostici sono diventati sempre più sofisticati, le Regioni hanno avuto a disposizione sempre più soldi per la cura delle persone e gli avvocati hanno iniziato a suggerire la via giudiziaria a quanti si sono sentiti vittime di diagnosi sbagliate o non tempestive. Tutto questo ha ridotto i medici a compilatori di ricette e di certificati, e ha reso centrale il ruolo degli ospedali e dei centri diagnostici, vere e proprie macchine da soldi. Un tempo il medico di base riusciva a fare diagnosi guardando gli occhi, la lingua, auscultando il cuore e il respiro e premendo il ventre. Oggi tutto questo risulta preistorico, e i cittadini si fidano soltanto delle analisi del sangue e delle tac. E i medici, sapendo che ogni errore significa automaticamente una denuncia, tendono a dirottare tutti i casi sospetti presso i pronto soccorso o i centri diagnostici, evitando qualsiasi azzardo diagnostico. Ecco perché prima di criticare la poca incisività dei medici di base bisognerebbe chiedersi da dove viene la loro debolezza.

diconsoli@lecronache.info

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