Le Cronache Lucane

MARIELLA BASILE : aspettando il risultato per i M.D.F.

MATERA AMMINISTRATIVE 2020

“Aspettando il risultato delle amministrative più qualunquiste e familistiche di sempre della città di Matera, capitale europea della cultura del branco suddiviso in capibastone e sudditi, mi alleggerisco di un fardello lungo dieci anni, vissuto dal 2010 ad oggi nella mia città paterna.



La città che mi ha segnato per bellezza, storia fatta di fatica, ma allo stesso tempo orgoglio scaturito dall’essere comunità che trasmette saperi, capacità, competenze, gentilezza e accoglienza.

Ebbene tutto questo non esiste più

I bulli sono saliti sugli scranni a infondere paura e sudditanza.

Gli amorali si sono dati da fare per seminare il nulla, facendo passare per valore aggiunto la svendita del magnifico patrimonio culturale, sociale ed economico della città.

E infine appaiono sempre più numerosi e aggregati “i morti di fame” ( m.d.f. per abbdeviazione).

Che ovviamente non sono coloro che stentano ad arrivare a fine mese e con tutto il coraggio necessario si danno da fare per rendere sempre più dignitosa la propria vita e quella dei propri famigliari.

No, m.d.f sono quelli che una volta si definivano ” chiagn e fott”

Qual è la caratteristica di costoro?

Prima di tutto, non avendo a proprio beneficio alcuna qualità intellettuale, morale e culturale che si possano definire tali, vivono costantemente alla ricerca di un patronus, a cui servire quotidianamente il proprio deretano, secondo necessità di questo.

Ovviamente per garantirsi ogni favore, in cambio di tanto piacere, deveno attuare forme di espressione le più degradanti sul mercato. 

Ad esempio, il contesto richiede “idee” e “progetti”?

Il morto di fame si guarda intorno, annusa capacità, originalità, lessico e comunicazione e se ne fa opportune copia e incolla.

Tanto il favore appagato del suo patronus provvederà a fargliene avere una qualche cosa che illuda il m.d.f. e il suo contesto che si possa pensare di alzarsi al mattino per ” lavorare” e “portare a casa il pane”

Altra importantissima caratteristica del morto di fame è barattare la benevolenza e il garbo di individui capaci e accoglienti con la propria indegna e fecciosa puzza cadaverica.

E sì, perché i morti di fame, per l’appunto, sono dei morti che camminano e appestano l’aria che occupano.

È fetore profondo, viene fuori dallo sguardo incagnito, dalle parole ambigue che non sono mai comunicazione, dal relazionarsi con altre persone solo ed esclusivamente in due modalità: cialliddo e acaparramento.

Il cialliddo è nell’accezione più specifica il pettegolezzo, ma non quello da passatempo, no, il cialliddo dei morti di fame è proprio maldicenza, gettare fango e veleno non avendo il benché minimo amor proprio e della propria dignità. Il cialliddo dei m.d.f è l’essenza stessa di vite fatte di incolmabile nulla.

Appesantito, manco a dirlo, da una bruttezza estetica da morti di fame.

L’accaparramento a fianco del cialliddo è succhiare quanto di meglio una relazione metta a disposizione, per farne materia di abuso e consumo proprio.
Per completare il quadro, praticamente.

Pregate per la nostra sorte, chi sa e lo fa.

Nei prossimi anni assisteremo alla distruzione definitiva del sapere e della dignità”

Le Cronache Lucane
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