Le Cronache Lucane

PER FARE POLITICA BISOGNA AVERE UNA SALUTE DI FERRO

Lettere lucane


Seguo la politica da ragazzo, ma non ho mai accettato, per tante ragioni, nessuna offerta di candidatura che mi sia stata offerta. Le ragioni sono tante, ma la principale ha a che fare con il corpo. Io penso che per fare politica bisogna avere una buona salute, nervi saldi, una bassa soglia di affaticamento, una grande pazienza e una determinazione costante. Nessuno lo dice mai, ma per fare politica bisogna avere salute e ottimismo, ambizione e stabilità emotiva – e, diciamolo pure, un emocromo impeccabile. Io sono un ipocondriaco che tende a somatizzare i conflitti e i problemi, e questo, inevitabilmente, si riverbera sul mio livello di attenzione e di efficienza.Chi fa politica non può permettersi di stare male, e non deve subire troppo lo stress di un corpo costantemente esposto, continuamente scrutato, cercato, interpellato, costretto a muoversi, a parlare, a dare risposte, a rispondere agli attacchi. Il corpo del politico è un corpo espropriato dell’intimità, della solitudine, dell’inquietudine e della sofferenza, e io tutto questo lo vivrei con disagio. Ognuno deve misurare le proprie forze, e capire onestamente in che modo può dare un contributo senza avventurarsi in territori troppo devastanti. Come fa a fare politica uno che si annoia facilmente, uno che ha bisogno di isolarsi per leggere, che ha delle angosce ipocondriache, che sopporta fino a un certo punto il buon viso a cattivo gioco? Con rammarico devo ammettere che questa consapevolezza mi ha sempre tenuto fuori dall’agone politico. Potrei mettermi in gioco solo se la società mi somigliasse di più, se avesse vuoti e tormenti nei quali sentirmi a casa, accolto – ma questo non accadrà mai. Ecco perché provo sofferenza fisica quando osservo i corpi dei politici che hanno accettato di fare politica pur non avendo il fisico adatto, pagando a caro prezzo la vanità o una rivincita personale.


diconsoli@lecronache.info

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