Le Cronache Lucane

A.MITTAL CASSA INTEGRAZIONE PER 8152 ADDETTI

Fiom, ispezione Inps su Cig-Covid anche nello stabilimento di Taranto


Dopo Genova, Taranto. L’Inps ha avviato una ispezione sulla gestione della cassa integrazione con casuale Covid da parte di ArcelorMittal dopo l’esposto presentato il 16 maggio scorso dalla Fiom Cgil, che nei giorni scorsi ha integrato la documentazione. Lo si apprende da fonti della segreteria provinciale del sindacato, che definì improprio l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale.

La sospensione delle attività con la conseguente collocazione in cassa integrazione per ulteriori 1000 lavoratori, secondo la Fiom, non avvenne «per motivi di ritiro degli ordini già esistenti, ma bensì per una volontà aziendale non ben precisata». L’azienda comunicò il fermo di alcuni impianti dell’area a freddo di cui pochi giorni prima era stata annunciata la ripartenza «senza una giusta causa – sostiene la Fiom – e utilizzando impropriamente la cassa integrazione scaricando il costo del lavoro verso l’istituto previdenziale».

Qualche giorno fa la Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per truffa ai danni dello Stato in seguito all’esposto della Fiom territoriale contro ArcelorMittal che aveva chiesto, durante il periodo del lockdown, la cassa integrazione per i dipendenti. Per la Fiom, anche in questo caso, sarebbe stato fatto un uso illegittimo dell’ammortizzatore sociale in quanto la multinazionale dell’acciaio aveva ottenuto la deroga per continuare a lavorare anche nei mesi di blocco legato all’emergenza Covid.
Domani, intanto, parte nello stabilimento siderurgico di Taranto la proroga della Cassa integrazione ordinaria per un numero massimo di 8.152 dipendenti (distinti tra quadri, impiegati ed operai che, alla data della presente costituiscono l’intero organico aziendale al netto della struttura dirigenziale) per un «periodo presumibile» di 13 settimane. L’azienda spiega di trovarsi «nella condizione di dover procedere ad una riduzione della propria attività produttiva» da un lato a causa «dell’emergenza epidemiologica Covid-19 ancora in atto in tutto il territorio nazionale ed internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini di calo di commesse e ritiro degli ordini prodotti». Dall’altro, considerando «il parziale blocco di parte delle attività produttive, manifatturiere, distributive e commerciali che hanno reso difficilissimo, peraltro, anche la chiusura degli ordini e delle fatturazioni». Secondo l’Usb attualmente è fermo il 70% degli impianti.

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