Le Cronache Lucane

INTERVISTA AD ANDREA DI CONSOLI

Scrittore, giornalista e autore televisivo: al centro la querelle Lucana Film Commission

Di Vittoria Calabrese

Andrea Di Consoli è uno scrittore, giornalista e autore televisivo originario di Rotonda. Da sempre è molto legato alla sua terra e attento a ciò che accade nella società, nella cultura e nella politica lucana. Abbiamo avuto il piacere di poterlo intervistare e, considerati i suoi trascorsi, inevitabilmente il discorso è finito su uno dei temi caldi trattati in questi mesi da Cronache Lucane: la Lucana Film Commission e le recenti polemiche sorte intorno a essa.
Di Consoli, cosa pensa del lavoro che sin qui hanno svolto il direttore Paride Leporace e il responsabile delle relazioni esterne Nicola Timpone?
«Il mio giudizio è positivo. Perché pur costretta ad agiare all’interno di una burocrazia e di una governance farraginosa e difficilissima è riuscita a mettere il territorio lucano al centro dell’industria cinematografica italiana e internazionale. Leporace e Timpone si sono spesi con grande generosità e passione nella promozione della nostra Regione, ognuno con le proprie peculiarità. Leporace è un grande uomo di cultura e un grande esperto di cinema, Timpone uno straordinario costruttore di reti e relazioni. Poi, certo, si possono sbagliare alcune scelte. Ma chi non sbaglia? Francamente trovo ingenerosi certi attacchi livorosi rivolti a entrambi».
Timpone non lavora più per la Film Commission eppure da settimane è sotto attacco. Il gruppo consigliare regionale di Forza Italia non fa altro che annunciare rivelazioni che inchioderebbero Timpone alle sue responsabilità.
«Le notizie di reato si comunicano ai magistrati, non su Facebook. Ma ci sono, queste notizie di reato? Ho letto qua e là delle indiscrezioni. Lo dico con grande sincerità: mi sembra tutto pretestuoso, tutto fuffa. Anche perché Timpone non aveva nessun potere di spesa, all’interno della Lucana Film Commission. Per quanto riguarda Leporace, conoscendolo da una vita, posso dire questo: può non piacere politicamente, ma posso dire che sulla sua onestà metto le mani nel fuoco».
Lei collabora da tempo, come intellettuale di riferimento dell’area sud della Basilicata, con il Gal – Cittadella del sapere presieduta da Nicola Timpone. Anche sul Gal il gruppo di Forza Italia ritiene ci sia da approfondire.
«Veda, io voglio essere molto franco con lei. Quello che Nicola Timpone ha fatto per la promozione della Basilicata ha dell’incredibile. Ai limiti dell’ossessivo. Ha portato la nostra terra ovunque ha potuto, e a testimoniarlo ci sono centinaia di eventi, prodotti audiovisivi, risultati concreti. La domanda che mi pongo è la seguente: c’è chi sa fare meglio? C’è un’idea più efficace? Bene! Ma ho il sospetto che le continue illazioni sul Gal nascano dall’esigenza di prendere il suo posto, di togliergli anche questo lavoro. Ma io che sono un suo consulente posso dire che la Basilicata dovrebbe dirgli grazie, per quello che ha fatto e fa, e che colpirlo non ha nessun senso. Sicuramente non fa bene alla Basilicata, alla sua promozione. Io voglio essere ancora più franco, con lei. Questa guerra contro Timpone viene da alcuni ambienti di Lagonegro da sempre ostili a Timpone. Ora, finché si tratta di qualche privato cittadino la cosa può dare fastidio ma finisce lì. Invece ho notato che un consigliere di Forza Italia di Lagonegro, Franco Piro, che non conosco personalmente, non manca occasione di fare allusioni malevole nei confronti di Timpone, e questo addirittura sul profilo pubblico del Gruppo consigliare di Forza Italia. Io rimango allibito, francamente, perché conosco da sempre la cultura istituzionale di Forza Italia, che in questo momento latita. Ho molta stima di Moles, per esempio, un politico di grande esperienza, e mi chiedo per quale ragione permetta questo bombardamento personalistico ossessivo, ai limiti del mobbing».
Dunque, secondo lei, la cosa avrebbe il sapore di una bega di paese…
«E io non voglio sottrarmi: la vita è fatta anche di queste beghe. Ma Piro non è uno qualsiasi: è un pezzo di maggioranza. E deve dare risposte sul futuro, non ostinarsi a fare processi al passato, magari per risentimento personale. Da un consigliere regionale mi aspetto risposte, soluzioni, proposte concrete per rilanciare il comparto audiovisivo e la promozione territoriale, invece devo leggere costantemente illazioni e sospetti che non servono a nessuno, sicuramente non ai lucani. Piro ha vinto le elezioni e ora deve lavorare per il bene della Basilicata, non per gettare ombre su chi sinora ha lavorato, come ha potuto e saputo, per promuovere la nostra terra. Forza Italia sarà giudicata dalle cose che fa, non dalle scaramucce. La gente finge di fare il tifo ma poi giudica in base agli atti concreti e allo stile».  «Bardi su questo pubblicamente è stato molto schivo, come se la cosa lo abbia innervosito.Ma certo che lo è. È un uomo saggio, di grande esperienza, che odia le polemiche. E penso che queste beghe lo deprimano molto, impedendogli come vorrebbe di parlare di futuro anziché di vecchi rancori del passato. E sono certo che saprà valorizzare chi agisce per il bene della Basilicata e condurre a più miti consigli chi pensa ancora, dopo un anno dalle elezioni, di poter andare avanti con l’ossessione punitiva della vecchia classe dirigente. I lucani iniziano a essere inquieti. E noi sappiamo bene quanto sia facile oggigiorno deludere l’elettorato».
A Lagonegro il clima socio-politico non è dei migliori.
«Da quello che mi risulta è pessimo. Ma a chi tocca ricucire le ferite? A chi tocca sanare le fratture? Principalmente a chi ha ruoli istituzionali. Quando tu sei consigliere regionale devi contare fino a dieci prima di agire in maniera picaresca e rancorosa. Altrimenti il rischio è che anche rispetto a Bardi si perda di autorevolezza e credibilità. Noi dell’area sud invece abbiamo bisogno di contare ancora di più, nella giunta. E finora questo ruolo di garanzia lo ha garantito Cupparo, non Piro. E mi dispiace, perché è un ragazzo giovane che potrebbe giovarsi molto di una maggiore moderazione e ponderazione, anche in un’ottica di crescita. Credo comunque che i cittadini di Lagonegro siano stufi di queste beghe. Perciò ognuno faccia il proprio lavoro per il bene della comunità, perché il rancore non serve a nessuno, soprattutto in un momento come questo».
Da come ci parla però notiamo che vuole molto bene a Nicola Timpone…
«Sì, perché l’ho visto fare cose incredibili, per la Basilicata. Pur di fare parlare dei nostri prodotti agricoli o dei nostri territori ha fatto le capriole. Fino al punto di umiliarsi. Ogni volta che ho avuto un’idea mi ha sempre ascoltato e ha sempre cercato di capire come si poteva realizzare. Tante volte l’ho anche sgridato, perché ho trovato alcune volte fanatica la sua devozione per la Basilicata e l’area Sud. Ma è fatto così. So che ha rifiutato alcune offerte di lavoro a Roma perché ha ancora speranza di lavorare in Basilicata. Io gli dico sempre: scappatene. Lui invece vuole rimanere lì. Ha un amore folle per la sua terra. Che purtroppo lo espone ad attacchi come questi. Ma ha le spalle larghe, e saprà difendersi in ogni sede. Noi che collaboriamo con lui e gli vogliamo bene staremo dalla sua parte. E dalla parte di Leporace. Tuttavia, per quanto mi riguarda, il giorno che Leporace scadrà come direttore e sarà sostituito, guarderò con grande simpatia e senza pregiudizi al nuovo corso. Proprio per fare capire con quanta serenità pronuncio queste parole. Ma per determinarlo, il nuovo corso, bisogna discuterlo. E io di discussioni programmatiche ne sento poche, francamente. Non basta dire “togliti tu che mi ci metto io”. Questa è pre-politica. La politica è un’altra cosa».
Andrebbe a cena con Piro?
«Assolutamente sì. Se posso aiutare a dare serenità a un esponente politico della mia zona lo faccio con grande piacere. Perché, ripeto, questa guerriglia non serve a nessuno. Il tempo della campagna elettorale è terminato. Anziché preannunciare dossier ogni giorno, dica piuttosto che idee ha su mission, governance, fattibilità finanziaria e organigramma della Lucana Film Commission. Noi lucani vogliamo sapere questo. Poi, se davvero volesse venire a cena con me, allora gli proporrei campanilisticamente di venire a Rotonda, al ristorante “da Peppe”. Anche se apprezzo molto la cucina del Lanificio Mango Bistrot di Lagonegro».

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