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COLOMBO: UNO STATISTA TRA EUROPA E MEZZOGIORNO

Intervista al senatore Salvatore Margiotta per il centenario del Padre Costituente

di Leonardo Pisani

Il grande statista del Regno d’Italia di sua Maestà Vittorio Emanuele III, che risollevò le finanze dopo la Grande Guerra e poi leader antifascista lo aveva definito un “sagrastanello”, poi quando Emilio Colombo, a 26 anni prese 26mila voti ed entrò nell’Assemblea Costituente, Francesco Saverio Nitti cambiò opinione: «Questo è un Colombo che volerà». Ed ha volato, alla Camera dei Deputati ci è entrato nel 1946 e vi è rimasto, sino alle dimissioni nel 1992, poi senatore a vita dal 2003. A cento anni dalla nascita di Emilio Colombo, avvenuta a Potenza, in Via Pretoria l’11 aprile 1920, ne parliamo con chi l’ha frequentato ed ha imparato l’arte della politica dal Padre Costituente e ora siede in quei banchi di Palazzo Madame, dove Colombo terminò la sua carriera da senatore a vita. Proprio al Senato della Repubblica, il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Salvatore Margiotta ha ricordato Colombo in rappresentanza  del Governo Conte, nella celebrazione del centenario della nascita dello statista lucano.

Senatore Salvatore Margiotta, cento anni di Emilio Colombo, forse è il politico che più ha inciso sulla Basilicata. La sua figura ancora fa discutere, ma non è arrivato il momento di lasciare da parte la discussione politica e iniziare la riflessione su Colombo e i suoi “tempi” come analisi e come studi?

«Qualsiasi sia il criterio di valutazione che si decida di utilizzare per dare un giudizio della straordinaria personalità di Emilio Colombo, non potrebbero mai essere messe in discussione la sua levatura nazionale e internazionale che, del resto, sono ampiamente riconosciute e consegnate alla storia del nostro Paese.  Mi pare sufficiente ricordare alcuni degli incarichi che ha ricoperto: Presidente del Consiglio dei Ministri; il politico che ha avuto più incarichi di governo della storia repubblicana dopo Giulio Andreotti; come Presidente del Parlamento Europeo ha guidato l’Assemblea verso la prima elezione a suffragio universale, a seguito della quale egli stesso è stato chiamato di nuovo a farne parte nel 1979, con un suffragio plebiscitario; nominato, in ragione di questo cursus honorum, senatore a vita. Una figura a tutto tondo, un eccellente interprete della migliore tradizione del cattolicesimo democratico, da intendersi come una ispirazione culturale ma anche come un modo di fare politica sempre volto alla mediazione. In particolare, mi piace ricordare alcuni episodi della sua vita istituzionale che offrono la cifra della sua statura: la riforma agraria, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la difesa e il rilancio della lira. Non possiamo dimenticare come, da Ministro, accompagnò l’Italia nel club delle prime cinque potenze economiche mondiali. Insomma, il suo segno lo si può trovare molto chiaramente nelle grandi riforme del dopoguerra del nostro Paese. Ma anche in chiave internazionale, è riuscito a dare un indirizzo preciso alla storia italiana, contribuendo in modo decisivo a rafforzare l’inscindibile binomio tra atlantismo ed europeismo. Non a caso, nel maggio 1979 fu insignito, terzo Statista italiano dopo Alcide De Gasperi e Antonio Segni, del Premio “Carlo Magno”, che viene assegnato ogni anno all’uomo politico europeo che, con la sua opera, ha maggiormente contribuito al processo di integrazione comunitaria. Si tratta in tutta evidenza di una personalità che va consegnata alla storia come una delle più grandi del secolo scorso».

Di Emilio Colombo si parte sempre dalla Costituente, eppure fu fondamentale la sua formazione in Azione Cattolica nel ventennio fascista, una sacca di autonomia che fu fucina di classe dirigente, pensiamo anche a Vincenzo Verrastro.

«Discutiamo di una parte molto significativa della sua vita che affonda le sue radici nella storia della Basilicata. Azione Cattolica negli anni della guerra e in quelli successivi, formò un’intera classe dirigente che si mise a disposizione della politica e delle istituzioni. In particolare, nel 1946 Azione Cattolica fu un punto di riferimento straordinario per molti giovani lucani, tra cui proprio Colombo che vice, presidente nazionale della Giac, fu eletto all’Assemblea Costituente a soli 26 anni. Insieme a Vincenzo Verrastro, che fu un grande rappresentante delle istituzioni regionali, avevano in comune proprio la formazione cattolica. Parliamo di un periodo storico in cui le classi politiche si formavano nei partiti ma anche nelle associazioni. A quei tempi non ci si improvvisava. Ci si formava in modo serio perché la politica era intesa nella sua accezione più alta. Si studiava molto, si approfondiva. Anche se esistevano opzioni politiche fortemente contrastanti, si cercava sempre un confronto, una mediazione, un punto di incontro. E a questo modo di intendere la politica e la cosa pubblica, Emilio Colombo ha dato un contributo che è impossibile non riconoscere, soprattutto quando è stato ministro. E, insieme a lui, vanno ricordati, come ha fatto mirabilmente nell’Aula del Senato nel corso delle celebrazioni per il centenario, il presidente Casini, la maggior parte dei giovani democristiani della Costituente che hanno rappresentato l’asse portante del Paese fino a tutti gli anni ‘70».

Indro Montanelli sottolineò la capacità di Colombo di occuparsi di settori variegati e con eguale capacità. Quale era il suo approccio alla economia pubblica?

«Nel corso della prima domanda ho cercato di descrivere proprio la capacità di Colombo di affrontare questioni diverse sempre con la stessa efficacia, visione e abilità. I fatti e la vita di Colombo dimostrano che Montanelli aveva ragione.  La differenza generazionale mi ha impedito di conoscerlo nell’arco di tutta la sua vita istituzionale. Ho avuto modo di vivere il nostro rapporto attraverso una consuetudine da quando divenne Ministro degli Esteri. In realtà la storia ci dice che è stato, prima di tutto, un grande protagonista della politica industriale e monetaria. Una politica che si fondava su una visione tutt’altro che statalista ed anche per questo fu ammirato in Confindustria. Aveva una approccio aperto alle logiche del mercato e al liberalismo. Ma erano caratteristiche che si intersecavano con il suo riformismo di impronta sociale e, quindi, vicino alle classi meno abbienti. Per semplificare, aveva una visione liberal ma non liberista. Era un grande uomo dello Stato ma non uno statalista. Insomma, Colombo ha rappresentato l’incarnazione massima di una politica economica senza cedimento in un senso o nell’altro. Una politica che ricalca perfettamente l’ispirazione ideale tutte tesa alla mediazione e alla ricerca del punto di maggiore equilibrio. Pensiamo, per esempio alla riforma agraria che fu fatta contro il latifondo.  Quella riforma fu consegnata alla storia come il capolavoro della Dc. Ma, sempre a proposito di politica industriale, Colombo ebbe un ruolo non indifferente anche nella scelta della Fiat di impiantare a Melfi i suoi stabilimenti che, ancora oggi, sono quelli tecnologicamente più avanzati. Proprio in virtù delle relazioni che seppe costruire Colombo ricevette personalmente la chiamata di Agnelli che gli anticipava la decisione di stabilire a Melfi la sua fabbrica più tecnologicamente avanzata…»

Europeismo e Meridionalismo, come li conciliava il Colombo Politico. E Colombo, secondo lei senatore Margiotta, come avrebbe valutato  l’Europa del 2020

«Europeismo e meridionalismo sono due facce della stessa medaglia. Come ricordavo, Colombo è stato insignito del Premio “Carlo Magno” che viene conferito alle grandi personalità che hanno contribuito all’integrazione europea. Ricordo che quando lo invitavamo ai nostri corsi formazione, io mi occupavo di quello per i giovani della DC, lui chiudeva sempre la tre giorni di lavori. E ogni volta citava tre nomi: De Gasperi, Schuman e Adenauer, i padri fondatori dell’Unione Europea. Tre uomini che avevano in comune un’intensa fede cristiana e la circostanza di essere statisti dotati di una connaturata propensione al dialogo e all’incontro. Uomini che vivevano con sobrietà e rigore e che hanno ispirato il pensiero europeo e europeista a cui, noi giovani democristiani, eravamo profondamente legati. Non a caso si candidò al parlamento europeo dove venne eletto con un plebiscito nel 1979. Non a caso ricoprì incarichi europei di grande rilievo come Presidente del Parlamento europeo e Presidente del Consiglio dell’Unione europea dopo Georges Pompidou. Un europeismo convinto a cui era legato un profondo meridionalismo.  Del resto, è stato proprio lui uno degli uomini che, insieme agli economisti cui era più legato, come Pasquale Saraceno,  hanno contribuito alla nascita della Cassa del Mezzogiorno che per molti anni è stato lo strumento per promuovere lo sviluppo delle regioni meridionali tramite investimenti per la creazione di grandi complessi industriali ed opere infrastrutturali. Fa sorridere assistere al recente revisionismo di tanti pentiti, molti dei quali provengono dall’ex PCI che si batterono contro la Cassa prima e l’Agensud dopo perché “luoghi di clientele e malaffare”, che oggi sostengono che, senza quegli strumenti, non c’è più stata una vera politica di investimenti pubblici per il Mezzogiorno.  Per Colombo, il Sud era una regione dell’Europa che, attraverso l’utilizzo dei mezzi concessi dalla politica comunitaria, avrebbe potuto avere occasioni di crescita, sviluppo e riscatto».

Cosa ha significato “Il Ministro”  per voi giovani Democristiani della Prima repubblica , c’era una scuola politica “Colombea”?

«Assolutamente si. Per quanto riguarda la Basilicata mi piace considerarmi l’ultimo epigono della stagione dei colombiani in politica, o più precisamente, di quelli con incarichi istituzionali nazionali. In linea generale, sono tantissimi i suoi “allievi” che hanno avuto un ruolo nelle istituzioni nazionali e locali.  I colombiani sono stati in Lucania una fucina di parlamentari o di presidenti della regione. Tonio Boccia, Peppino Molinari, Pasquale Lamorte, Giampaolo D’Andrea, Carlo Chiurazzi, Angelo Sanza -nel suo primo periodo poiché in seguito divenne il leader dell’area antagonista della Dc in Basilicata, Guido Viceconte, Cosimo Latronico, Vincenzo Taddei, per citare quelli che conosco di più. Poi è del tutto evidente come Colombo abbia ispirato un’intera generazione e abbia dato vita a una grande scuola politica che aveva in lui il riferimento massimo. Una eccellente scuola di formazione. Ricordo benissimo, come ho recentemente raccontato al Senato, nel corso del mio intervento per la celebrazione del centenario,  della sua capacità di passare da incontri internazionali con personalità come Bush o la Thatcher a amabili discussioni, magari a cena, con noi ragazzi “colombiani” o con i contadini della Basilicata.  La verità è che, anche chi lo ha combattuto, ha trovato in lui uno straordinario interlocutore. Colombo ha stimolato un’evoluzione della politica tra chi gli era vicino ma anche tra i suoi avversari che sono cresciuti molto nel tentativo di eguagliarlo».

Colombo ancora suscita  amori e odi, rifugiamo i panegirici e le dissacrazioni: il maggior risultato e quale fu il suo maggior  limite nella politica?

«Ho ricordato molti episodi della vita politica di Colombo che ne certificano la grandezza. Non saprei sceglierne uno in assoluto anche se, in chiave lucana, potrei ricordare la “legge sui Sassi”, che Colombo, insieme a De Gasperi, pretese nel vero senso della parola. È stato, dunque, l’artefice della spinta che ha accelerato il processo di risanamento e riqualificazione della parte vecchia di Matera. E proprio in virtù di quell’ intervento, nel 1993,  i sassi furono dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il sesto sito italiano ad entrare a far parte di questo speciale elenco, il primo dell’Italia meridionale. Un percorso che si è concluso con la designazione di Matera come Capitale Europea della cultura nel 2019.  Una vita a tutto tondo ricca di episodi decisivi. Vorrei ricordare come, da Presidente del Consiglio, grazie alla sua capacità di mediazione, riuscì a sedare i moti di Reggio Calabria. Il cosiddetto Pacchetto Colombo portò alla divisione degli organi istituzionali della Regione, alla costruzione di un nuovo centro siderurgico nella Piana di Gioia Tauro e alla creazione della Liquimica di Saline Ioniche.  Ma è difficile individuare il punto più alto della sua carriera politica e nelle istituzioni. Per quanto riguarda i limiti posso pensare tutt’al più a qualche sfaccettatura caratteriale, ampiamente compensata dai suoi grandi meriti». Una domanda da fantapolitica, nelle politiche del 1994, in Basilicata “I progressisti”  elessero 8 parlamentari su 10 nei collegi uninominali, dato che il Polo del Buon Governo di Berlusconi non sfondò ma soprattutto  il Ppi di Colombo  pur perdendo voti  e arrivando terzo ma si mantenne forte e saldo. Cosa sarebbe cambiato se Colombo avesse scelto il nascente centrodestra? «Naturalmente, sarebbe cambiato tutto in Basilicata e non solo. Ricordo molto bene quando Buttiglione provò a fare uno strappo, portando il Ppi nel centrodestra berlusconiano. In quel frangente, la decisione fu sottoposta al Consiglio Nazionale del Ppi che, per soli due voti, scelse di guardare al centrosinistra. E così nacque la segreteria di Gerardo Bianco. Il documento che ottenne la maggioranza dei voti ebbe come primo firmatario Peppino Molinari, all’epoca segretario regionale della Basilicata. Lo stesso Colombo votò contro la proposta Buttiglione. Dunque, anche solo da un punto di vista numerico, la posizione della Basilicata e di Emilio Colombo furono decisive perché la storia del Partito Popolare non avesse un altro esito. Tante persone, compreso me, erano tormentate rispetto alla strada da prendere in quella scissione drammatica. E molti di noi scelsero di stare dalla parte giusta, quella del centrosinistra, anche perché il nostro leader aveva deciso di collocarsi lì. E la storia della Basilicata sarebbe stata davvero un’altra. Non sarebbe nato il primo centrosinistra lucano, con Di Nardo Presidente, grazie all’accordo con i DS, che ha dato vita a 25 anni di guida della Regione da parte del centrosinistra. 25 anni che seguirono quelli, sempre 25, della DC».

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