Le Cronache Lucane

TRE PACCHI BOMBA A ROMA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL BOMBAROLO DI ROMA CONOSCE ALMENO UNA DELLE SUE VITTIME

– Dottoressa, ritiene che Unabomber sia ancora vivo?
Sì e non colpisce più perché ha ottenuto finalmente ciò che aveva desiderato per anni: “attenzioni”. Unabomber potrebbe sentirsi gratificato dalle “attenzioni” che ha in questo momento con il suo nome e cognome e per questo motivo non ha più bisogno di cercarsele nelle vesti di Unabomber

Criminologa Dott.ssa URSULA FRANCO

TRE PACCHI BOMBA A ROMA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL BOMBAROLO DI ROMA CONOSCE ALMENO UNA DELLE SUE VITTIME



Tre pacchi bomba sono esplosi tra domenica e lunedì a Roma. Un primo pacco è esploso in mano ad una dipendente del Centro smistamento poste di via Cappannini di Fiumicino, la donna ha riportato ferite sia alle mani che al volto. Il pacco doveva essere consegnato ad un’epidemiologa ex dipendente di Tor Vergata.


Il secondo pacco bomba è stato consegnato ed è esploso in mano ad una donna di 54 anni, in via Piagge, nel quartiere romano di Nuovo Salario, la donna è impiegata all’Inail.


Il terzo pacco bomba è stato consegnato ad una donna di 68 anni, ex impiegato dell’Università Sacro Cuore di Roma.


Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Gli attentati dinamitardi non sono stati rivendicati ma, secondo gli inquirenti, è stato lo stesso soggetto a spedire i 3 pacchi che contenevano all’interno una scatoletta di legno esplosiva.


Pare che le tre donne non si conoscessero.
In Procura è stato aperto un fascicolo di indagine per attentato con finalità di terrorismo e lesioni.

– Secondo quanto emerge dopo il vertice in procura, prenderebbe corpo la pista anarchica. Dottoressa, lei cosa ne pensa? Chi potrebbe aver inviato i pacchi bomba a Roma?

Sono pochi i dati a nostra disposizione, ritengo però probabile che il bombarolo di Roma conosca almeno una delle vittime e provi rancore nei suoi confronti.

– Dottoressa, che rischio corriamo?

Corriamo il rischio che il bombarolo di Roma tragga piacere dalla risonanza che i suoi attentati producono e continui a colpire.

– Dottoressa, che può dirci del modus operandi di un bombarolo?

Ad oggi, gli ordigni del bombarolo di Roma mi sembrano di bassa qualità. L’analisi dei componenti degli stessi permetterà agli inquirenti di stilare un suo profilo personologico.
Aggiungo che il modus operandi di un bombarolo è in work in progress, con il passare del tempo le capacità di un serial bomber migliorano e per questo motivo i suoi ordigni diventano sempre più sofisticati.

Theodore Kaczynski
– Dottoressa, tornano in mente le “imprese” dell’Unabomber italiano e del più noto Theodore Kaczynski 

Il serial bomber italiano è stato soprannominato Unabomber, proprio come quel Theodore Kaczynski, un ex assistant professor di matematica alla Berkeley University, che ha terrorizzato gli Stati Uniti per 18 lunghi anni, dal 1978 al 1995, ferendo e menomando agli arti e agli occhi 23 persone ed uccidendone tre. Il serial bomber americano è stato soprannominato Unabomber perché i suoi bersagli erano le università e le compagnie aeree (UNiversity and Airline BOMBER). Kaczynski è stato condannato al carcere a vita e si trova nel United States Penitentiary Administrative Maximum Facility of Florence, Colorado, numero di identificazione: 04475–046.

Nel Nord-Est del nostro paese, tra Pordenone, Portogruaro e Lignano, tra il 1993 e il 2006, l’Unabomber italiano ha seminato 32 trappole esplosive che hanno ferito e menomato chi ha avuto la sfortuna di toccarle.

– Il tipo di ordigni ha permesso di stilare un profilo dell’Unabomber italiano?

Come da sempre sostenuto dal professor Francesco Bruno, nonostante la tragicità dei fatti, il senso dell’ironia è (stata) una caratteristica principe della personalità di Unabomber.

La presenza di banconote/esca vicino ad un tubo bomba, la conserva di pomodoro esplosiva, la maionese esplosiva, il barattolo di Nutella esplosivo, il sellino della bicicletta esplosivo, i ceri esplosivi, la bottiglia esplosiva e l’inginocchiatoio esplosivo, sembrano tutte idee mutuate dai cartoni animati che hanno come protagonisti Wile E. Coyote e Beep Beep.

L’Unabomber italiano sembra essersi ispirato a Wile E. Coyote, quello americano ad un romanzo di Joseph Conrad. Nel gennaio 1995, Milt Jones, uno studente della Brigham Young University, leggendo il romanzo, “L’agente segreto” di Conrad, si accorse delle similitudini tra la storia dell’Unabomber americano e quella del protagonista del libro. All’arresto di Kaczynski, avvenuto qualche mese dopo, si scoprì che l’uomo, come il protagonista del libro di Conrad, aveva abbandonato la vita da professore per vivere in mezzo alla natura, inoltre, Kaczynski riferì agli investigatori di aver letto il libro molte volte e di aver usato, durante la latitanza, gli pseudonimi Conrad e Konrad.

Unabomber, come Wile E. Coyote, aveva una elevata autostima, si sentiva un “genius” e proprio il fatto che non fosse riconosciuto come tale lo ha indotto a tentare di riscattarsi diventando famoso attraverso la mise-en-scène di azioni riprovevoli.

Le indagini sull’Unabomber italiano hanno condotto gli inquirenti a sospettare dell’ingegner aeronautico Elvo Zornitta.

Elvo Zornitta

Zornitta è nato in Veneto nel 1957; si è laureato al Politecnico di Torino; ha lavorato alla Oto Melara di La Spezia, una fabbrica di carri armati e cannoni; vive in una villetta ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone e, all’epoca dei fatti, possedeva una casa al mare a Bibione e una mansarda a Belluno.

Durante una perquisizione nel capanno-laboratorio e nell’abitazione di Zornitta, gli inquirenti trovarono pile stilo uguali a quelle usate da Unabomber, materiale elettrico, ovetti Kinder, un potenziometro, petardi svuotati dal loro contenuto e fialette Paneangeli.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli, che analizzò Elvo Zornitta, concluse per una compatibilità tra il suo profilo e quello di Unabomber.

Lo studio della distribuzione geografica dei vari reati attraverso la tecnica del Geographic Profiling permise di concludere che l’area dove vive Zornitta è sovrapponiibile a quella in cui viveva Unabomber.

Su richiesta della Procura della Repubblica, il 2 marzo 2009, il fascicolo relativo a Zornitta è stato archiviato per mancanza di elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

La richiesta di archiviazione è arrivata, soprattuto, in seguito ad un fatto gravissimo, un balista della polizia, Ezio Zernar, responsabile del Laboratorio Indagini Criminalistiche della Procura di Venezia, durante le analisi del materiale proveniente da un tubo bomba inesploso attribuito ad Unabomber, ha manomesso un lamierino tagliandolo con un paio di forbici sequestrate a Zornitta, per questo motivo è stato condannato per falso ideologico e frode processuale.

– Dottoressa, ritiene che Unabomber sia ancora vivo?

Sì e non colpisce più perché ha ottenuto finalmente ciò che aveva desiderato per anni: “attenzioni”

Unabomber potrebbe sentirsi gratificato dalle “attenzioni” che ha in questo momento con il suo nome e cognome e per questo motivo non ha più bisogno di cercarsele nelle vesti di Unabomber.

– Secondo quanto emerge dopo il vertice in procura, prenderebbe corpo la pista anarchica. Dottoressa, lei cosa ne pensa? Chi potrebbe aver inviato i pacchi bomba a Roma?

Sappiamo che i 3 pacchi bomba erano identici, quindi c’è la mano di un unico attentatore che li ha imbucati in città diverse, fa parte del “gioco”. Poiché i pacchi sono stati tutti inviati a Roma, con tutta probabilità il bombarolo vive a Roma o in provincia, conosce almeno una delle donne cui era destinato il pacco esplosivo e prova rancore nei suoi confronti. Infine, come tutti i suoi colleghi bombaroli, è un frustrato ed un vigliacco.

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