
Oggi ho fatto una riflessione su tutto quello che mi ha dato e mi ha tolto l’endometriosi
Ho sempre pensato che non esistesse la teoria del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: io ho la ferma convinzione che il mio bicchiere sia colmo di due elementi diversi, non importa in che proporzione.
L’endometriosi mi ha tolto molto, a partire dalla spensieratezza della mia infanzia, continuando a devastarmi il corpo durante l’adolescenza.
L’ignoranza che ancora purtroppo esiste su questa malattia ha fatto sì che io arrivassi a 41 anni a scoprire davvero con quale mostro avessi avuto a che fare fino a quel momento e con il quale avrei dovuto fare i conti per il resto della mia vita.
Non è stato facile, non lo è adesso e credo che non lo sarà mai del tutto, ma la consapevolezza e la conoscenza mi stanno aiutando a metabolizzare e ad affrontare ogni passo che devo compiere in questa salita con uno stato d’animo diverso rispetto a due anni fa, quando mi hanno detto che era tornata e che la situazione era trascurata da troppo tempo per non fare danni irreparabili.
A 16 anni mi hanno detto che ero guarita e io ci ho creduto.
Mi hanno detto che, con le cure ormonali, non sarebbe più tornata e ho avuto due figli.
A 41 anni sono approdata sul mondo dei gruppi di Facebook, sono stata indirizzata ad un centro specializzato, sono stata ribaltata come un calzino, ho subìto un intervento invasivo e mi sono avvicinata a quello che per me, fino a quel momento, era un contesto del tutto sconosciuto.
Ho iniziato a scrivere la mia storia, ho constatato che non ero da sola, che i miei post raccontavano centinaia di donne e, molto lentamente, ho preso la decisione di non fermarmi al pubblicare sui social e ho cominciato a raccontare anche fuori dal web cosa fosse veramente l’endometriosi.
Cerco di conservare la lucidità di non essere un medico, senza avere la presunzione di dire cose che non potrei conoscere perché non possiedo né una laurea in medicina e nemmeno una specializzazione di ginecologia.
Ma zitta non ci voglio più stare: ogni volta che “partorisco” (perdonatemi il paragone) un nuovo scritto c’è un messaggio che arriva, un commento che mi ringrazia, una donna impaurita che mi chiede un consiglio, una condivisione per rompere il silenzio…
E non sono solo io a scatenare queste reazioni: nel corso di questi ultimi due anni, costretta a vivere le mie “quarantene” forzate a causa delle complicanze di un corpo che si è ribellato grazie all’incuria dei medici incompetenti e alla loro presuntuosa ignoranza, ho conosciuto virtualmente delle persone meravigliose.
Il mio bicchiere si è svuotato di alcune cose e si è riempito di persone…
Non mi lego a nessun gruppo in particolare: leggo, osservo, scrivo, partecipo attivamente se qualcuno ha bisogno di una parola di incoraggiamento, di conforto o semplicemente condivido i miei pensieri personali anche solo per fare dell’ironia, perché le risate stimolano le endorfine e ne abbiamo bisogno tutti…
Lo scorso anno avrei voluto partecipare, ma ho dovuto osservare dal di fuori l’evento della Marcia Mondiale per cause di forza maggiore.
Quest’anno ho deciso che, anche se non avrei comunque potuto marciare, la mia maggiore forza l’avrei impiegata per fare la mia parte, perché ho letto tutto su questo evento, ho potuto confrontarmi con chi ha permesso alle donne Italiane di parteciparvi da anni, ho avuto con Alina un forte scambio di emozioni che mi hanno permesso di capire che ero nella direzione giusta, che ero una di tre milioni, che ero una di 176 milioni nel mondo e che anche la mia voce avrebbe potuto (nel suo piccolo) far crescere quel coro, composto da circa 150/180 voci, che iniziò a farsi sentire giovedì 13 marzo 2014.
Quest’anno si celebra il settimo compleanno di questo evento, l’Endomarch Team si è integrato, è variato, si è avvalso della collaborazione di persone diverse, ma credo non sia mai stato così folto e così unito nonostante le avversità che stanno vincolando l’evento a causa della diffusione del virus che sta bloccando la maggior parte delle nostre regioni

Io ho sempre pensato che, nella vita, per ottenere un risultato, ci voglia qualcuno che faccia il primo passo: chi non fa nulla sicuramente non sbaglia, ma chi fa qualcosa ha la possibilità di riuscire e sento di dover ringraziare pubblicamente Alina Migliori per aver fatto quel primo passo sette anni or sono con chi ha deciso di supportarla per arrivare fino ad oggi.
Perché, se così non fosse stato, oggi non ci sarebbero DUECENTOCINQUANTA città che si illumineranno di giallo nel mese di marzo, non ci sarebbero CENTINAIA DI ATTIVITA’ COMMERCIALI che coloreranno le vetrine e distribuiranno materiale informativo, non ci sarebbero SQUADRE SPORTIVE a sostenerci e non potremmo FAR SENTIRE QUESTO CORO ARMONIOSO che risuona da ogni parte d’Italia… In tutta l’Italia…

Con questo non vorrei che ci si dimenticasse di tutte quelle donne che hanno lavorato durante gli anni per far sì che arrivassimo ad un’adesione pari a circa 400 persone quest’anno che attendono la comunicazione della nuova data con la loro maglia gialla pronta ad essere messa in mostra per dare voce a tutte noi…
Bisogna comprendere che la bellezza di tutto questo riempie il mio bicchiere di ogni elemento: c’è chi ha avuto l’idea del metterci la faccia, chi ha avuto quella di illuminare, chi ha proposto di coinvolgere i commercianti, chi ha contattato le società sportive, chi si è occupato di tutta la burocrazia, chi ha insistito per ottenere delle risposte, chi ha girato la città facendo fotografie, chi ha fatto video informativi, chi ha chiamato i propri conoscenti, chi si è occupato delle comunicazioni con i media, chi ha contattato la stampa per parlare della sua storia e della Marcia, chi ha dato la consulenza con la sua esperienza lavorativa, chi ha messo a disposizione il sostegno di una PEC quando è stata richiesta, chi ha stampato la sua prima maglia, chi la settima, chi ha fatto nastrini all’uncinetto e chi ha litigato con le spillette da balia, chi si è stampata i volantini e chi li ha studiati e ha composto il pdf per tutte, chi ha impiegato il suo tempo libero e chi tutto il suo tempo, chi ha colorato di giallo un’intera città, chi ha proposto la canzone e chi la canterà, chi ancora ci sta lavorando e chi ha osservato (come ho fatto io in precedenza) e si agrregherà alla prossima occasione.
E di lavoro ce n’è ancora tanto: stanno iniziando a spuntare le prime foto delle illuminazioni e delle attività colorate di giallo e bisogna raccoglierle tutte, bisogna parlare, bisogna distribuire e spianare la strada affinchè tutto questo continui tutto l’anno, smuovendo gli animi di tutti coloro che hanno visto cosa possono fare le “Donne in giallo” nell’arco di un breve lasso di tempo di qualche mese, dal primo passo di quel giovedì 13 marzo 2014…

Sicuramente questo evento avrà una risonanza mediatica praticamente impossibile da ignorare da parte delle istituzioni e il suo potenziale è immenso: quando un’onda del genere si muove, nessuno la può fermare.
Quello che mi riempie l’anima è lo spirito che si respira in tutto ciò: unione, collaborazione, solidarietà, impegno, disponibilità, sostegno, famiglia.
Sono estremamente orgogliosa e mi sento arricchita nel poter vivere personalmente questo evento, perché siamo tante voci e una di queste è anche la mia: per me, per noi tutte

Quindi, DONNE IN GIALLO, un grazie al Team che ha ideato, organizzato e coordinato tutto questo noi lo dobbiamo sicuramente e, poi, nel mio piccolo, desidero ringraziare ognuna di voi per tutta la forza e l’impegno che mi stanno facendo pensare che stiamo camminando tutte nella giusta direzione e mi fa pensare che nella vita non bisogna mai arrendersi e la voce di una è davvero diventata la voce di tutte…
Forza!!!
E GRAZIE DI CUORE ?
